Ecologia alla meno peggio per chi?
   da Urbino Lucius F. Schlinger
 

                        

   Senza unirci alla  schiera dei molti che dicono di sapere tutto, come succede per tanti temi, ma in particolare per l’ecologia, dato che non abbiamo competenze specifiche in tema di scienze dell’ambiente, dobbiamo limitarci  ad osservazioni, per quanto possibile puntuali, di comuni cittadini con particolare riferimento alla situazione italiana della quale parleremo verso la fine.

   È sotto gli occhi di tutti la situazione di grave degrado dell’ambiente in molti paesi d’Europa e del mondo, ma vediamo bene, attraverso  la stampa o i documentarî o le cronache radio  e televisive, come attraverso molti siti internet che in certi paesi e in certe regioni le autorità e le organizzazioni di cittadini corrono ai ripari ed ottengono risultati molto positivi anche a breve termine, mentre in altri le situazioni restano gravissime o addirittura peggiorano. Interessante in questa direzione  l’atteggiamento di  alcuni paesi del Nord e di altre zone d’Europa che, per fare un esempio tipico, se permettono l’abbattimento di alberi, provvedono a ripiantarne  in numero uguale o superiore a quelli abbattuti. Spesso, ma non sempre,  le regioni   più attente  in tal senso si trovano nelle zone del Nord Europa che comunque in passato sono state responsabili di tanti guai ai quali ora iniziano a porre rimedio. In genere in alcuni paesi oggi si danno regole molto rigorose  che però  è spesso difficile far rispettare. Lo sviluppo degli stati più ricchi si è  fin qui realizzato con lo sfruttamento indiscriminato, lo spreco delle risorse, l’emissione massiccia di gas serra, CO2 ed altri, che riducono il prezioso strato di ozono,  mentre altre emissioni alterano in molti modi l’atmosfera  fino a renderla tendenzialmente pressoché irrespirabile in vaste zone per tempi anche molto lunghi. L’inquinamento delle falde idriche ha  non solo reso pericolosi  o impossibili gli stanziamenti abitativi presso i terreni interessati, ma costituisce una spada di Damocle per le aree vicine, dato che l’acqua, anche quella sporca e non depurata, si infiltra dovunque  e toglierla dai terreni in cui ormai si è cacciata è  una faccenda  semplice  almeno quanto quella  mitica di  tentare  di separare di nuovo  milioni di semi di grano e avena una volta mescolati.  

   Alcuni  grandi paesi,  a cominciare  dagli Stati Uniti e dagli altri giganti quali Cina e India vengono messi giustamente sotto  accusa mentre i loro governi  sembrano accorgersi solo ora dei disastri che sono già in atto. La presidenza Obama sarà forse capace di imprimere  anche in questo ambito una svolta alla politica sciagurata e irresponsabile  seguita fino a ieri, ma è perfino ovvio che neppure Obama fa miracoli e deve fare i conti con un passato  disastroso  che non può rovesciare completamente anche se le sue mosse politiche sono già una svolta per quanto possibile  decisa e apprezzabile. In politica internazionale vediamo una nuova apertura che comprende il dialogo con paesi rivali tra i quali Cuba in primis,  mentre rimane la fermezza nei confronti del terrorismo, compreso quello di stato dei talebani e in politica interna  la coraggiosa denuncia dei metodi criminali della CIA, la riforma sanitaria e tante altre mosse importanti.

Sul piano specificamente ecologico alcuni dei paesi più ricchi sembrano mostrare con molte incertezze di volersi render conto che per molti versi la situazione sembra vicina al limite oltre il quale ogni rimedio anche radicale potrebbe essere tardivo ed inefficace, il limite di non ritorno.

   Anche in Italia  i problemi ambientali, ancora una volta spesso ma non sempre, vengono affrontati con maggior rigore in certe zone del Nord e del Centro, fino a presentare situazioni molto positive in cui non solo non si producono  ulteriori danni all’ambiente, ma si cerca di porre rimedio alle ferite che gli sono state già inferte. Vi sono casi esemplari in tal senso anche al Sud.  La piaga più tremenda  nelle regioni calde è l’attività degli incendiarî che ancora imperversano causando estese distruzioni e vittime tra la popolazione  come tra gli  stessi agenti che coraggiosamente vanno a spegnere i fuochi. In tal modo le aree devastate  perdono valore commerciale e la mafia è sempre pronta ad imbastire i suoi loschi affari con tutte le complicità  e gli appoggi dei quali purtroppo gode anche molto in alto loco  In  direzione  opposta vanno - con gravi difficoltà e ostacoli  posti  sempre  in alto loco da  coloro cui  non interessa la salute dell’ambiente ma quella dei loro affari, in Italia e in Europa -  i programmi di rimboschimento, l’organizzazione di oasi e parchi ecologici in cui vigono regole più severe di rispetto della natura, la sorveglianza sulle emissioni inquinanti , il controllo dei fiumi che in prospettiva si dovrebbe riuscire a rendere nuovamente adatti alla balneazione, mentre i maggiori potrebbero  ridivenire o essere mantenuti stabilmente navigabili con opportuni lavori di sistemazione dei letti. I grandi fiumi d’Europa più vicini a noi  sono grandi vie per il commercio, l’industria, il turismo non per concessione degli dei benevoli, ma perché in Francia, Germania, Benelux, Austria, Boemia, Ungheria et ceteri  sulla Loira, la Senna il Reno, fino al gran delta del Danubio  operano governi capaci,  chi più chi meno, di provvedere al controllo ed alla sistemazione dei corsi d’acqua.  Ovviamente anche i fiumi  risentirebbero moltissimo dell’eventuale cambiamento delle condizioni climatiche generali e in particolare della possibile diminuzione delle precipitazioni atmosferiche o del riscaldamento globale che sembra  già in atto. Per chi non è specialista  almeno un’ombra di dubbio è d’obbligo anche se non appare molto fondata, vista la situazione delle calotte polari e soprattutto si tratta di vedere in che misura il fenomeno può essere causato dalle attività umane.

 

 

 Foto 1  .   Speriamo di poter continuare a vedere quadretti del genere  ed  altri simili anche in contesti diversi e più estesi.

 

   A proposito di fiumi,  il Po non pare sia pienamente valorizzato, pur avendo una portata di poco inferiore al Rodano e nettamente superiore all’Elba che  ha già  un celeberrimo ramo stabilmente navigabile anche da imbarcazioni piuttosto grandi  già qualche di chilometro a monte di Praga, la Vltava che alla confluenza ha una portata superiore  all’Elba stessa cui si unisce a Melnik. Si deve dire che, come per altri sistemi fluviali, il nome  cambia dopo una confluenza, ma di  fatto il ramo principale del sistema, anche per lunghezza, è la Moldava.

Non sono  queste considerazioni  che  aggiungeranno alcunché alla bellezza fatata assolutamente unica di Praga, die schönste Stadt, der ganzen Welt, la più bella città del mondo.

   Il nome Elba arriva comunque fino alla foce nel Mar del Nord, con il  grande estuario che attraversa Amburgo, patria di Johannes Brahms,   grande musicista romantico tra i affascinanti della storia.

  

   Il tema essenziale di questa nota è di carattere ecologico ma  la salute dell’ambiente si collega ovviamente anche all’aspetto estetico, alla visione della natura e al contatto continuo con  essa  in modi armonici per quanto possibile, senza mitizzarla a senso unico,  dato che la natura, insieme alla vita e alla bellezza, dispensa in abbondanza sciagure, terrore e morte, anche senza gli interventi sciocchi di certi uomini.

 

 

  Foto 2. A più di mille chilometri dai luoghi della foto 1-La ruota del mulino della Čertovka, sulla Vltava (Moldava) a Praga. Foto zaimemre da Google Earth.

 

     Ma ci vogliamo riferire in particolare alla raccolta differenziata dei rifiuti. Mentre industrie, imprese agricole e commerciali, enti e istituti diversi  richiederebbero un discorso a parte,  concluderemo la chiacchierata con quattro parole sulla gestione dei rifiuti provenienti dalle famiglie che dovrebbe essere resa  semplice ed agevole proprio perché le famiglie spesso non hanno mezzi e tecniche particolari, ma vogliono comunque sbarazzarsi dei rifiuti e

si rendono conto che la raccolta differenziata presenta evidenti vantaggi ecologici ed in prospettiva  economici per la  collettività.

   Ecco allora, almeno in Italia, contenitori per la plastica e il vetro in forma di grandi cassoni o di bidoni abbastanza capaci,  con buchi attraverso i quali passa appena una bottiglia alla volta, ma non una damigianina da 5 litri, mentre il comodo sistema dei larghi pedali per aprire i coperchi che  poi si riabbassano adagio ma non troppo  si trova in certi punti ed in altri non c’è. Una lotteria. Sempre in certe zone d’Italia, dopo anni e anni di raccolta differenziata, non sono ancora disponibili contenitori per i metalli che, a quanto sentiamo dire e come è facile immaginare, sono tra i materiali più preziosi da riciclare e forse dovrebbero a loro volta essere differenziati. È vero che ad alcuni chilometri dai nuclei cittadini si trovano le discariche aperte in certe ore, ma è anche vero che qualcuno  può stancarsi di portare il materiale alle discariche. Possiamo consolarci constatando che il materiale organico deve ora essere separato dai rifiuti solidi urbani (RSU). Come? Ma nel modo più semplice ed agevole di cui parlavamo, mezza pagina prima, per gli dei!  Achtung! Vengono distribuiti dei sacchetti accuratamente piegati che  con disagio si debbono aprire ed allargare fino a renderli adatti ad un contenitore  a pianta rettangolare in plastica mentre per il fondo, troppo debole per sostenere il materiale umido, c’è un cartoncino che deve essere assurdamente inserito proprio in  senso orizzontale per rafforzarlo. Quasi come  mettere un cubo, ovviamente a tre dimensioni aprendo un  doppio piano ripiegato in fondo.  A certi signori non viene in “mente”   di dare  sacchetti con un fondo robusto, anche ripiegato, ma immediatamente spiegabile. Crediamo che basti. A chi fa comodo questo guazzabuglio? Forse non si vuole scontentare questo o quel gruppo produttore di certi attrezzi? La domanda non è retorica ma pienamente giustificata.

   Rispetto ai grandi temi cui accennavamo prima, queste vicende possono sembrare di impatto limitato. Ma sono uno dei tanti ostacoli per la nascita di una coscienza ecologica  seria e diffusa  a parte le mode e i discorsi da salotto.

lfs