Le grotte dei miraggi

Breve fiaba simbolica: opus 4  n. 4

a Maurizia e Carlo    

   

  Quando il mio arcitrisnonno era un bambino, qualcuno andava ancora a caccia non solo per divertimento, ma anche un po' per necessità. La selvaggina era molto più abbondante, mentre i cacciatori erano meno numerosi, anche perché non tutti si potevano permettere il lusso di armi e munizioni costose o di abbandonare in certi momenti i loro lavori principali, a parte i pochi cacciatori di mestiere.

  Naturalmente succedeva anche allora che qualcuno ritornasse con il car­niere vuoto, per non aver trovato nulla a tiro o, come si diceva, per le padelle, cioè per i tiri sbagliati che aveva fatto, per buona sorte delle povere bestiole. E allora si sentiva raccontare di maledette beccacce o tordi dispettosi colpiti ma perduti tra spineti impenetrabili o in orridi burroni.

  Federico, un ragazzo che viveva solo in una casetta quasi al margine della grande foresta, era un tiratore coi fiocchi con qualunque bersaglio inanimato, mentre generalmente era un raccapricciante padellaro quando sparava agli animali. In compenso cercava erbe selvatiche e soprattutto funghi, da solo o con gli amici del suo villaggio o dei paesi vicini. Molti, anche se gli volevano bene, data la sua gentilezza ed il carattere mite che faceva onore al suo nome (che in sostanza significa molto pacifico), lo consideravano un po' matto per questo suo modo di fare. Non così Greta, la bellissima e saggia fanciulla che tanto lo amava ed era da lui altrettanto amata.

   Un giorno, verso l'inizio dell'autunno, Federico era andato con gli amici nel bosco, ma poi aveva voluto inoltrarsi da solo verso la Sella del Serpente, una zona in cui da tempo si diceva fosse nascosto un tesoro che certi vecchi briganti avevano raccolto con ogni sorta di ruberie al servizio di un signorotto che aveva spadroneggiato fino a poco prima in tutta la Regione con la prepotenza, le crudeltà e gli intrighi di cui era capace. Sui monti della Sella, nelle Grotte dei Miraggi (che nessuno sa­peva precisamente dove si trovassero) un orribile Serpente - dicevano - quasi fosse una creatura del vecchio signorotto, vigilava ancora sui tesori che i briganti avevano avidamente accumulato. Federico  non aveva rivelato a Greta l'idea, nata nella sua mente in seguito ai racconti degli amici, di addentrarsi in quei luoghi sinistri. Non voleva che la fanciulla amata potesse temere per lui. Ma lei, da qualche vago accenno del giovane, aveva intuito tutto e ad un certo punto, assalita dall'ansia, si era diretta verso la Sella.

  La direzione che sembrava aver preso non era sfuggita però ad alcuni amici ed amiche,  ed essi loro volta, temendo  per la sorte della ragazza, avevano deciso poco dopo di mettersi in cammino.

  Come al solito, Federico non aveva ucciso nessun animale, ma aveva raccolto molti funghi e si era fermato per riposarsi un po'. Era in genere molto attento a distinguere le specie, ma quel giorno era stanco e, quasi senza accorgersene, assaggiò un pezzetto di quella che gli era sembrata una  russula già ben nota. Cominciò subito a sentirsi strano: gli sembrava di sollevarsi da terra e di avere una vista ed un udito tanto acuti da riuscire a distinguere i corvi che passavano su una collina ad oltre un miglio di distanza e sentirne i versi. Sembrava che gli uccelli lo invitassero a seguirli. Per fortuna non si era proprio avvelenato ma non si sentiva sicuro di essere tutto a posto. All'improvviso vide una lepre ferma davanti al Sole ormai quasi al tramonto, su una sporgenza del terreno  a una cinquantina di passi.  "Ma perché non vai in giro con i tuoi compagni? - le gridò Federico - Non sai che sono un cacciatore ed ora ti devo sparare?"

  Imbracciò il fucile e prese la mira. Il tiro, benché contro luce, era facile anche per un cacciatore svogliato come lui. Ma allora la lepre, senza mostrare alcun timore, sollevò una zampa anteriore quasi ad indicare al ragazzo di seguirla.

  E Federico, con il fucile in spalla, la seguì. Dopo qualche passo vide che lei lo invitava  con dei cenni a prendere la direzione che prima era stata indicata dai corvi: proprio la Sella del Serpente. Poi, con un balzo, scomparve. Allora il giovane vide che quella era la sua ora e non doveva fermarsi.  Seguì la via che la lepre gli aveva indicato e poco dopo, improvvisamente, gli apparvero le Grotte dei Miraggi. Comprese subito il motivo del loro nome. Tutte le pareti erano ricoperte di specchi che rimandavano immagini distorte di ciò che in esse avrebbe dovuto riflettersi, tanto che era impossibile comprendere che cosa si trovasse effettivamente di fronte agli specchi stessi e quali fossero solo forme riflesse e quali gli oggetti reali.

  Ad un certo punto Federico vide di fronte a sé un grosso e orrendo Serpente dove avrebbe dovuto invece rispecchiarsi lui stesso. La bestia sembrava tenere nelle spire il cappello ed il mantello del giovane. Esitò. Poteva sparare sul serio ad un essere vivente? Ma alle sue spalle risuonò, chiarissima, la voce di Greta: "Spara, Federico, spara!" Allora, in un attimo, il ragazzo mirò e sparò. L'enorme rettile, centrato alla testa mentre stava per attaccare, si afflosciò, cadde pesantemente e rimase immobile mentre tutti gli specchi andavano in frantumi e scoprivano un fantastico scenario di ori, argenti, pietre preziose, mobili e stoffe finissime accanto a più modesti ma non meno interessanti oggetti di artigianato di diverse epoche.

  Giunsero gli amici, richiamati dal rumore dello sparo.

  "Ora sei ricco - dissero -. Il tesoro del Serpente è tuo".

  "Non ci comporteremo come il Serpente. Il tesoro è stato accumulato con le rapine compiute in tutta la Regione. Perciò esso appartiene a tutti e sarà equamente diviso. Senza l'aiuto di Greta sarei morto, e senza i vostri discorsi sul tesoro non avrei fatto nulla".

  "Siete generosi. Ma nella Regione - disse uno degli amici - siamo davvero tanti!"

  Greta allora rispose: " Certo il tesoro ci aiuterà molto, anche se, da solo, non basterà per tutte le nostre necessità. Ma ora tutti potranno anche lavorare veramente in pace. Ed è questo che più conta".