IL DIRITTO DI OSSERVARE IL CIELO

 

Per la Rivista Punto d’incontro- 2002

 

L’ UAI (Unione Astròfili Italiani) e l’Associazione Cielobuio, con un nome che è già un programma e corrisponde al Coordinamento per la protezione del cielo notturno insieme all’IDA (International DarkSky Association) hanno deciso di svolgere un’azione comune, con un collegamento stabile, ricordando, come recita il testo del Comunicato congiunto Cielobuio-Ida- UAI che "Il confronto fra le relative posizioni ha consentito di chiarire alcune recenti incomprensioni, stabilendo che i problemi sono stati causati principalmente da mancanza di comunicazione e non  da differenti impostazioni da parte della dirigenza delle tre organizzazioni”. A me la comunicazione è giunta attraverso un CD inviato dall’UAI agli iscritti, ma l’azione prende la mosse dalla riunione congiunta del giugno 2002. Così ora le tre associazioni, con un’azione di grande respiro investono tutti gli aspetti  ed i problemi fondamentali collegati all’inquinamento luminoso, un fatto del quale non solo anche i più modesti astròfili, ma anche coloro che osservano saltuariamente il cielo si sono ormai accorti.

Sotto accusa, naturalmente, gli impianti dell’illumimazione pubblica e privata dei quali, in particolare da Cielobuio e che riprende anche alcuni elementi da  DarkSky, viene  fatta un’analisi completa in relazione non solo all’oggettivo fastidio che essi arrecano all’osservazione del cielo, ma anche rispetto allo spreco di energia, dal momento che la luce  diretta verso l’alto non serve ovviamente ad illuminare i luoghi  che ne hanno necessità in basso. Tipi diversi di proiettori sono dunque esaminati anche in relazione all’efficienza dell’illuminazione ed alla durata di ogni tipo di lampada e così vediamo che quelle ad incandescenza (con il filamento metallico) sono di gran lunga le meno  convenienti, avendo minor rendimento e vita media molto più breve di quelle ai vapori di Mercurio, di quelle fluorescenti o di quelle con sodio ad alta ed a bassa pressione che sono le più efficienti per capacità di illuminazione ed assai durevoli. Così la lotta all’inquinamento luminoso offre un punto d’incontro su una serie di temi scientifici, sociali, politici, ecologici che interessano in generale la popolazione che certo non vuole  sprecare risorse per impianti di illuminazione, insegne pubblicitarie, impianti sportivi che sprecano una parte consistente di luce mandandola dove non serve. E ciò senza negare ad alcuno il diritto di segnalare in modo corretto la sua presenza nei modi e per i tempi strettamente necessarî. Infatti tante insegne luminose sono presenti anche molto oltre i tempi di attività degli impianti sia prima che dopo. Ma soprattutto mi pare di capire da un primo esame dei documenti - che sono davvero molti e richiederanno un’analisi più dettagliata - si pone l’accento sugli impianti già in funzione senza i requisiti previsti dalle leggi vigenti. Tra questi i famigerati fari fissi o rotanti che infestano l’ambiente in prossimità di certi luoghi verso i quali si vuol concentrare l’attenzione. Di essi si chiede lo spegnimento con una serie di azioni a vasto raggio che va dagli appelli agli amministratori locali fino alle diffide dato che spessissimo si tratta di impianti fuori legge per i quali non sono state neppure richieste le licenze. La nostra rivista si è occupata  nel recente passato di questo tema con un’intervista all’onorevole Maria Lenti di Urbino, eletta alla Camera per il Partito della Rifondazione Comunista la quale ha presentato nella  XIII legislatura una legge contro l’inquinamento lumimoso che il Gruppo parlamentare di Rifondazione ripresenta anche in questa XIV. Nei documenti delle tre associazioni citate si parla di una lotta che vede in prima linea le associazioni di astròfili della Lombardia e dell’Italia settentrionale in genere. Essa tuttavia investe, anche amministrazioni locali di zone diverse, presentando modelli già utilizzabili con modifiche marginali nelle varie regioni e proposte concrete sicuramente realizzabili se si trova buona volontà in coloro cui si rivolgono e pone l’accento sulla necessità di rispettare intanto le norme  vigenti tra le quali le leggi regionali e nazionali mentre  presenta  il quadro delle norme  ancora da completare, avendo cura di sottolineare come l’azione contro l’inquinamento luminoso sia volta anche al risparmio energetico ed in generale al rispetto dell’ambiente e dello stesso codice della strada. Esempi notevoli in tal senso vengono dati anche per le regioni del Centro e del Sud in cui sono attivi gruppi di astròfili e di ambientalisti e si trovano amministrazioni locali o governative, quali certe prefetture, sensibili ai temi in questione.

Per ragioni di spazio mi limito in questa sede ad alcuni cenni generali invitando i lettori a segnalare la situazione ad altri organi di stampa ed a tutti i mezzi di comunicazione raggiungibili e presento,  fra i tanti  contenuti nel CD che mi è giunto, un esempio di impianto scorretto  e di un suo corrispondente corretto insieme ad una tabella dei varî tipi di lampade cui accennavo sopra:

 

I proiettori devono essere di tipo asimmetrico, con inclinazione tale da contenere la dispersione di luce al di fuori dell’area destinata all’attività sportiva.

 

lampade ad avanzata tecnologia ed elevata efficienza luminosa, quali al sodio a bassa pressione o al sodio ad alta pressione, in luogo di quelle con efficienza luminosa inferiore. Nei soli casi ove risulti indispensabile un’elevata resa cromatica è consentito l’impiego di lampade a largo spettro, agli alogenuri metallici, a fluorescenza compatte e al sodio a luce bianca, purché funzionali in termini di massima efficienza e minor potenza installata;

 

 

Tipo di lampada

Efficienza (Lumen / Watt)

Vita media della lampada (ore)

Incandescente

8 – 25

1000 - 2000

Vapore Del Mercurio

13 - 48

12000 - 24000+

Alogenuri Metallici

60 – 100

10000 - 15000

Fluorescente

60 – 100

10000 - 24000

Sodio Ad alta pressione

45 – 110

12000 - 24000

Sodio Di Pressione Bassa

80 – 180

10000 - 18000

Tabella comparativa dei tipi di lampade più comuni (Cortesia International DarkSky Association - 1999)

 

Come nota  Pierantonio Cinzano,”in una città come Padova è già un buon successo osservare una settantina di stelle, laddove le stelle visibili ad occhio nudo sono [dovremo dire erano, ndr] alcune migliaia e la Via lattea è già pressoché invisibile”.

    Torneremo probabilmente sull’argomento, dato che sono attesi sviluppi a breve scadenza della situazione. È infatti in discussione al Senato una legge nazionale mentre - come nota ancora Cinzano – molti comuni stanno approvando specifici regolamenti.

   Concludiamo con una nota lieta, ricordando che  l’associazione  Cielobuio ha dato il nome ad un asteroide recentemente scoperto presso l’osservatorio di Sormano ( il  n,. 13777). Così ha deciso L’Unione Astronomica Internazionale su proposta del Gruppo Astrofili Brianza.

 

    L’osservazione del cielo è un diritto di tutti e se ne deve sottolineare l’importanza essenziale come fonte di dialogo anche tra i non astròfili, soprattutto in relazione al persistere di  vergognosi traffici della superstizione di cui l’astrologia è protagonista, anche per la colpevole acquiescenza (che già tante volte abbiamo denunciato) dei mezzi di comunicazione di massa – anche di quelli pubblici – cui evidentemente per accaparrare quote di utenti non dispiace affatto un mercato che la scienza già  a partire da quasi duemilaquattrocento anni ha rifiutato con tutto il necessario disprezzo.