ARTICOLI VARÎ :

ovvero il Passato spesso si confonde con l'Attuale

 

Armi nucleari: tentiamo un confronto USA - URSS  (1983)

Quale equilibrio per la pace?  (1986)

Inchiesta sulla superstizione   (1996)

Di palo in frasca cercando il pelo nell'uovo  (2000)

Privato più bello per chi? (anno 2002)

 

Premessa

In questo sezione si trovano articoli e piccoli studî anche di parecchi anni fa ed è chiaro che alcuni non sono ormai più molto attuali, ma rimangono come testimonianza dell’impegno di chi li li ha realizzati. Inoltre si vede che molto spesso, mutatis mutandis, rimane la realtà di tante situazioni, in particolare la contrapposizione tra il conservatorismo che ha sostenuto i regimi più reazionarî, fino al fascismo assassino dei Pinochet e & complici, da un lato e, dall’altro, i sostenitori di una più a meno radicale democrazia su scala globale che dovrà comunque valutare la prospettiva dell’uguaglianza anche sul piano economico, viste le condizioni di estrema povertà, fino alla miseria mortale, di tanta parte della popolazione della Terra. Di tali condizioni il capitalismo imperialista, sprecone, prepotente oltre ogni limite è colpevole senza ombra di dubbio. Lo sfaldamento dei regimi del “socialismo reale” che spesso erano degenerati nel burocratismo, ma avevano avuto e criminalmente perduto anche Dubcek e compagni e si erano collegati ad Allende, Castro, Che Guevara , Ho Chi Minh, lascia ora ai “pacifisti” alla Bush di cui tanti anche negli USA denunciano i crimini in stile mafioso ed assassino ed ai loro Stiefellecker certi margini di manovra. Ma è su scala globale che si gioca una partita della quale la Cina comunista ed i regimi progressisti dell’America latina e di altre parti del mondo non sono disposti a fare da comparse.

Aprile 2006

LFS

 

 

Interstampa, settembre 1983, p.47

Fedeli sudditi intorno

alle mura dei cupi manieri

(Armi nucleari: tentiamo un confronto USA-URSS)

 

Ospitiamo di buon grado questo articolo sulle questioni dell'armamento missilistico del prof. Schlinger che, se non uno specialista, è certamente un profondo conoscitore ed esperto in materia.

Il tema dell'installazione dei nuovi missili dotati di testate nucleari in varie basi europee e mediterranee non è naturalmente separabile dalla considerazione dei rapporti di forze non solo immediatamente militari, ma più generalmente politici ed economici tra i paesi occidentali, il blocco socialista ed il «terzo mondo» in tutte le sue varie e complesse articolazioni.

La ricerca della pace non può progredire con sicurezza senza tener conto del fatto che almeno un terzo dell'umanità deve risolvere oggi problemi fondamentali di sopravvivenza e che tali problemi sono oggi più acuti di ieri: non si può ovviamente pretendere che tanti milioni di essere umani si accontentino di morire «in pace» di fame nel corso dei prossimi decenni affidando in eredità ai paesi «sviluppati» quello che resta delle proprie risorse dopo secoli di rapina.

L'aumento del divario tra detentori del potere economico e classi subalterne, previsto dal marxismo per i paesi industrializzati (nei quali tuttavia rimane un sostanziale controllo del potere effettivo da parte dell'organizzazione capitalistica della produzione) si è esteso su scala mondiale ed è interesse di tutti lavorare, senza limitarsi a proporre misure di «assistenza» internazionale, per rimuovere le cause effettive di tale situazione. Senza dimenticare tutto ciò, è intanto la corsa agli armamenti che comporta i rischi più gravi ed a più breve scadenza di distruzione totale della civiltà. Si tratta ora di vedere come sia possibile una diminuzione del rischio fino alla possibile eliminazione delle sue cause e tra i primi grandi obiettivi da perseguire con tenacia e pazienza vengono indicati da varie parti la possibilità di un congelamento al livello attuale degli arsenali come deterrente per l'avversario, il bando totale agli esperimenti nucleari in vista di una futura riduzione degli armamenti, l'arresto della proliferazione delle armi nucleari.

Ma se in particolare è decisivo il lavoro per il mantenimento di un sostanziale equilibrio fra i due blocchi contrapposti, allora la valutazione delle capacità distruttive dell'uno e dell'altro deve tener conto di tutti i fattori.

Per tutti, anche per coloro che non sono esperti di armamenti, può essere molto istruttivo notare intanto come, nonostante le ripetute affermazioni sulla necessità da parte della NATO di colmare pretesi svantaggi rispetto all'URSS ed ai suoi alleati, si trovino autorevolissime fonti americane (di recente anche Kissinger!) pronte a dichiarare che non cambierebbero la situazione militare degli USA con quella dell'URSS. Ed è ancora interessante notare come sia ormai dottrina ufficiale per gli occidentali quella che non vuol mettere nel conto gli arsenali nucleari di Francia e Gran Bretagna, quasi che questi ultimi fossero «neutrali» o fuori del mondo.

Ma anche considerando solo l'arsenale USA e senza l'installazione delle nuove armi (sia i Pershing e i Cruise, sia gli MX) il confronto risulta ampiamente favorevole agli USA, benché le due potenze abbiano, come è tristemente noto, abbondanza di mezzi per distruggersi a vicenda (se fosse possibile) parecchie volte. Sarà bene ricordarsi che una volta basta.

Randall Forsberg, nota specialista di studi e programmi sul disarmo, in un articolo su Le scienze (Scientific american) del gennaio 1983, intitolato Un congelamento bilaterale delle armi nucleari, mette in evidenza non solo la superiorità USA quanto a potere distruttivo globale, quanto soprattutto la minore vulnerabilità delle installazioni americane, data la superiorità americana in particolare nel campo dei sommergibili e dei bombardieri in grado di trasportare armi nucleari.

La Forsberg prende anche in esame l'ipotesi di un «primo colpo» a sorpresa da parte dell'una o dell'altra delle due superpotenze. In entrambi i casi anche la potenza che dovesse subire il primo colpo manterrebbe risorse sufficienti per annientare l'avversario. In termini di residui di arsenale da impiegare nel contrattacco dopo aver subito il primo attacco a sorpresa, ancora una volta gli USA apparirebbero comunque superiori, soprattutto a causa delle armi dislocate su basi mobili (sommergibili e aerei, come abbiamo ricordato) e meno vulnerabili rispetto alle basi a terra. Una superiorità che non serivrebbe a nulla, ma che, in termini di presenza di armi utilizzabili, è comunque reale.

E' in questa situazione (per essere precisi nella situazione della fine del 1982) che la Forsberg propone di considerare l'ipotesi di un congelamento bilaterale delle armi nucleari ed in una situazione sostanzialmente analoga Sykes e Evernden, due studiosi americani, l'uno geologo e sismologo, l'altro geofisico proponevano {Le Scienze, dicembre 1982) come realistico e tecnicamente possibile «il controllo di un bando totale agli esperimenti nucleari», anche sulla base delle attuali possibilità di rivelare a grandi distanze le esplosioni nucleari distinguendone gli effetti sismici rispetto ad eventi naturali. Non c'è dubbio comunque che, secondo il parere di moltissimi esperti del campo occidentale, sia il congelamento ai livelli attuali degli armamenti, sia il bando agli esperimenti nucleari, sarebbero accettabili senza compromettere la sicurezza dell'Occidente e quindi senza alcuna seria necessità per la NATO ed in generale per tutto il dispositivo militare imperniato sugli USA di ricorrere ad ulteriori programmi di riarmo.

A questo punto mi pare importante tornare a considerare in particolare la dislocazione degli armamenti su basi a terra. A questo proposito rammenterò quanto scriveva Victor F. Weisskopf, il fisico di origine austriaca che partecipò ad importanti fasi di elaborazione e di sperimentazione degli ordigni nucleari americani, in un testo ripreso nel dicembre 1981 da l'Astronomia, la nota rivista italiana diretta da Margherita Hack: «Io smantellerei tutte le basi missilistiche terrestri, le sopprimerei proprio perché rappresentano soltanto una tentazione per l'avversario. Noi [occidentali, n.d.r.] abbiamo già un più che sufficiente deterrent nei sommergibili e aerei, e quindi perché mantenere un bersaglio tanto costoso, inutile, pericoloso, provocatorio, controproducente? E' un passo che possiamo fare unilateralmente».

Evidentemente Weisskopf non pensa che anche l'URSS dovrebbe smantellare le sue basi terrestri che sono (diversamente da ciò che accade per gli USA ed i loro alleati) elemento principale — benché più vulnerabile in caso di conflitto — del dispositivo di contrattacco. Egli dice che gli occidentali potrebbero fare a meno delle loro basi terrestri proprio grazie alle basi mobili di cui dispongono. E' chiaro che anche l'URSS dovrebbe comunque in forme concrete dare precise contropartite (per esempio evitando di sviluppare armamenti su basi mobili o congelando il dispiegamento di armamenti in fase di allestimento).

Ma a questo punto è difficile immaginare che i sovietici non sarebbero disponibili per ulteriori progressi sulla via della riduzione bilanciata dei dispositivi militari. II fatto è che, purtroppo, siamo ancora ben lontani da questo punto.

Il tema più urgente da affrontare (insieme a quello della possibile proliferazione delle armi nucleari attraverso l'armamento di vari altri paesi attualmente sprovvisti di ordigni atomici, ma in grado di costruirli) è allora quello dello spiegamento di basi nel territorio dei paesi alleati degli USA o dell'URSS. Da molto tempo si trovano in Europa basi in grado di colpire l'Unione Sovietica, mentre fino ad oggi i paesi del Patto di Varsavia non hanno installato basi nucleari al di fuori della stessa Unione Sovietica, anche se non è detto che non lo faranno in futuro, se le trattative sul disarmo dovessero fallire.

Tuttavia il fatto che oggi non vi siano basi nucleari nei paesi alleati dell'URSS ha un valore politico elevatissimo.

Vi sono molti dubbi sulla reale efficacia di certi tipi di basi a terra, e su questo punto le discussioni potrebbero essere interminabili.

Non c'è invece alcun dubbio, a mio avviso, su un altro fatto: le basi sul territorio dei paesi alleati coinvolgono i governi e le popolazioni che le ospitano in una mostruosa azione di ricatto.

In definitiva, oggi, gli alleati degli USA, della Gran Bretagna e della Francia (le potenze nucelari dell'Occidente) si trovano di fronte al fatto che i loro territori e la loro popolazione sono un possibile bersaglio di armi nucleari nemiche, mentre non lo sarebbero nello stesso grado se essi non accettassero basi di lancio di ordigni nucleari.

Si potrà obiettare che comunque, in caso di conflitto nucleare, si potrebbero avere azioni terroristiche anche su popolazioni di paesi che non ospitano basi nucleari. Purtroppo questo non si può escludere. Ma certamente ognuna della due parti riterrebbe di gran lunga più importante ed urgente distruggere innanzi tutto le basi missilistiche avversarie.

Credo che lo scopo fondamentale dell'insistenza degli USA sui Pershing e i Cruise in Europa ed in genere nel puntare sulle basi dislocate nel territorio degli alleati sia proprio questo: controllare attraverso uno stretto coinvolgimento nel rischio i paesi «alleati» offrendo loro, pur sotto l'aspetto di una «protezione», il ruolo di vittime predestinate.

In altri tempi le guarnigioni, le truppe di stanza, i presidi, le fortezze, non erano, di solito, soltanto strutture militari rivolte a proteggere le popolazioni «amiche», ma erano spesso custodi minacciosi, mentre d'altronde una invasione «esterna» e «nemica» poteva essere più distruttiva per le popolazioni che ospitavano presidi, fortezze e simili.

In un diverso momento storico (e questa volta con un rischio inaudito) le basi «amiche» nel territorio degli «alleati» svolgono soprattutto un ruolo di custodi minacciosi con la specifica funzione di far comprendere alle popolazioni alleate, pur senza bisogno di pronunciarlo, un discorso del genere: «Badate bene che, se per qualunque ragione noi ci troveremo in guerra, voi non potrete farvi da parte, perché il nemico sferrerà i suoi colpi mortali contro il vostro territorio come contro il nostro».


 


 

 

 

SCIENZA E CIVILTÀ Punto d'Incontro

Quale equilibrio per la pace? I - marzo 1986

 

 

Quasi due anni or sono si sperava di poter evitare completamente l'installazione dei Pershing II e dei Cruise in Europa occidentale e nei primi mesi dell"84 era ancora attiva in molti settori la lotta tendente a bloccarne almeno in parte il dispiegamento. Allora i sostenitori degli "euromissili" sostenevano che si trattava di riequilibrare lo svantaggio dei Sovietici nel campo delle LRTNF, armi nucleari a lungo raggio, come armi "di teatro" ma a medio raggio in senso generale in quanto "intermedie" (INF) tra quelle da campo e quelle intercontinentali contraddistinte da diverse denominazioni a seconda dei vettori, degli ambienti di partenza (terra, mare, aria) dotate di carica unica o di diverse testate che nella versione più "completa" sono ospitate in veicoli di rientro indipendenti (MIRV). Sui pretesi vantaggi del blocco orientale vi furono pareri nettamente contrari anche da autorevoli fonti neutrali e da ambienti scientifici americani altamente qualificati. Che nel campo delle LRTNF in Europa le cose non stessero come dichiarava l'amministrazione Reagan era del resto evidente a chi considerasse -ad esempio - il rapporto del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) del 1983.

Negli ambienti della NATO non si

teneva ben conto tra l'altro (o si preferiva non parlare) del fatto che l'URSS andava smantellando le rampe degli SS 4 e 5 cui si sostituivano gli SS 20.

Inoltre sistemi d'arma (a terra, da arerei e da sommergibili) in dotazione alla Francia e alla Gran Bretagna non erano e non sono inclusi (come abbiamo ricordato anche su questa rivista) nel confronto tra i due blocchi perchè non sotto il controllo dei comandi NATO ma sotto i comandi nazionali dei due paesi europei.

Si può essere certi che certe sottigliezze "neobizantine" sarebbero abbandonate di colpo se - ad esempio - la Germania Democratica si dotasse di armi nucleari "fuori busta" rispetto all'organizzazione militare del Patto di Varsavia. Inoltre (a parte quest'ultima ipotesi particolarmente e volutamente realistica) in caso di conflitto5il livello di "autonomia" di cui potrebbero godere gli alleati degli Stati Uniti e quelli dell'Unione Sovietica potrebbe essere assai basso.

In realtà i Pershing II (data la loro estrema precisione e il tempo ridottissimo necessario per giungere a destinazione) e i Cruise (appunto perchè missili "di crociera", in pratica aerei senza pilota capaci di volare a bassissa quota per sfuggire ai radar) si presentano

come armi da "primo colpo", come un'insidia in più rispetto al passato per l'URSS e anche come armi quanto meno non strettamente necessarie, ma secondo molti critici occidentali sembrano addirittura una minaccia non giustificata dato che gli SS 20 erano già controbilanciati dalle armi americane, francesi e britanniche impegnate nel teatro europeo.

Nella situazione cui ci siamo riferiti si è giunti comunque a non prendere sul serio la proposta sovietica di ridurre gli SS 20 al numero dei missili francesi e britannici dislocati in Europa attraverso lo smantellamento e non attraverso una diversa dislocazione degli SS 20 eccedenti. Un risultato di questo NO occidentale: l'URSS sta schierando missili nucleari di teatro in DDR e in Cecoslovacchia, armi capaci di raggiungere in Europa occidentale, alcune basi di Cruise e Pershing già operative o che potrebbero divenire operative in futuro (si pensi alle situazioni di Belgio e Olanda, ad esempio). In tal caso l'URSS segue gli occidentali su un terreno molto insidioso: la diffusione di armi nucleari di teatro, per la prima volta (è ovvio che in questa categoria non rientrano le armi da campo, a raggio relativamente breve) sul territorio di paesi che non le producono in proprio.

Siamo qui ben lontani dalle prospettive di riduzione bilanciata degli armamenti, di progressi nella non proliferazione, di passi avanzati nella rinuncia al primo colpo anche da parte degli Occidentali, di possibili accordi su zone denuclearizzate in Europa. Su questi temi e su altri ad essi collegati si dovrà ritornare. Ma mi pare utile ora riferirmi al tema forse PÙi scottante di questa fase del confronto politico e militare tra i due blocchi: il piano per la SDÌ (Iniziativa di Difesa Strategica), cioè le "armi stellari" in fase di studio negli USA con notevoli possibilità di implicazione più o meno diretta per gli altri paesi della NATO. Ho già ricordato che non pare giustificabile l'imposizione degli "euromissili" in Europa occidentale per "controbilanciare" gli SS 20. Anche se al posto di essi si fossero trovati ancora i "vecchi" SS4 e 5 sovietici, si poteva sempre parlare di "superiorità" dell'URSS. Bastava averne voglia, e la voglia c'era, visto che gli "euro"-nussili erano comunque già in programma da tempo. Del resto che cosa giustifica - in un altro ambito - i nuovi, potentissimi e sofisticatissimi MX americani che gli Europei occidentali sembrano digerire come sorsetti di Cola Cola?

Tuttavia - ricordiamolo ancora - gli "euro"-missili furono accettati da vari governi occidentali per riequilibrare un preteso svantaggio in Europa. Allora: come si "giustifica" la SDÌ. Chi ha qualche vantaggio, ora, nel dispiegamento degli ordini delle GUERRE STELLARI? Ovviamente NESSUNO, poiché tali ordigni NON SONO ANCORA STATI DISPIEGATI. NON SONO IN FASE OPERATIVA. - Nello spazio circumterrestre non sono attualmente dislocati sistemi di armi in senso stretto, ma solo satelliti che hanno ruoli militari in quanto capaci di controllare i mezzi avversari. Quale equilibrio migliore di questo a livello ZERO? -Le armi (eh, sì, armil) a laser, a fasci di particelle (eccetera) della SDÌ ed i sistemi di missili-antimissile (ABM) ad essa collegati sarebbero di carattere "difensivo".

Ma, potendo colpire i satelliti (e anche i missili nemici) tenderebbero a lasciare l'avversario privo dei suoi sistemi di controllo e metterebbero in grado gli USA di sferzare il "primo colpo" senza subire una risposta distruttiva. La deterrenza ha assicurato l'equilibrio del terrore proprio con la garanzia della "reciproca distruzione assicurata". Se il sistema della SDÌ fosse posto in grado di funzionare tale equilibrio salterebbe, ma per essere sostituito non da un altro a minor rischio, bensì da una supremazia USA basata sul poter colpire l'avversario senza subire una rappresaglia distruttiva. La tentazione di colpire in una situazione del genere sarebbe sicuramente incontrastabile. Non è mai accaduto, sia pure in altri contesti storici, che qualcuno abbia rinunciato ad un colpo decisivo con impunità praticamente assicurata.

- Reagan dichiara che il sistema SDÌ dovrebbe rendere "obsolete", in pratica inutili, le armi nucleari. Ma nel gennaio 1985 afferma che "fornire una base migliore e più stabile al potenziamento della deterrenza è lo scopo centrale dell'Iniziativa di difesa strategica" (Si veda "L'Iniziativa di difesa strategica", a cura dell' Unione scienziati per il disarmo di cui uno stralcio è riportato su "Le Scienze" dell'agosto 1985). Allora? Le armi nucleari come deterrente sarebbero tutt'al- I tro che "obsolete" e Reagan, in un caso o nell'altro, (o in ambedue) mente.

- Intanto, nell'estate '85 tanti suoi fans europei (mentre Egli annuncia gli esperimenti dell'arma antisatellite) vedo-

no le armi "stellari" su tutti noi peccatori come il manto protettivo della Madonna all'ombra del quale si attuerebbe il miracolo - almeno secondo qualche campione di italica perspicacia - di far invecchiare di colpo varie decine di migliaia di testate nucleari nei loro arsenali. E del resto "Gli USA sono alla rincorsa dei Sovietici", titola II Giorno del 22 agosto '85 ed inoltre - come dice De Falco sul quotidiano medesimo - "le guerre stellari sono tutt'altra cosa" rispetto agli esperimenti AS AT annunciati da Reagan. Certamente. Ma Teller (che potrà non esserci particolarmente simpatico sotto certi aspetti, ma che pure di guerre stellari pare sappia qualcosa) annuncia in sostanza che gli USA hanno già il "superlaser" e avranno le armi stellari tra cinque anni, ovvero lo scudo spaziale nel 1990, come poteva vedere chi desse un'occhiata, ad esempio (sempre in quel 22 agosto), a La Repubblica e La Stampa (i cui redattori, ancorché non filomoscoviti e presumibilmente non accesissimi ultraneutralisti, mancano del sovrano disprezzo del ridicolo di certi loro colleghi. Non insistiamo su constatazioni ovvie.

- Le armi "stellari", oltre che i satelliti, distruggerebbero tendenzialmente anche tutti i missili nemici.

In realtà molte contromisure potrebbero verificare tale intento: riduzione dei tempi di lancio (il momento in cui l'attaccante è più vulnerabile), azioni di disturbo di ogni genere contro le apparecchiature "stellari", attacco contro le medesime, lancio di false testate anche in numero grandissimo per ogni vettore e così via (la casistica dei veicoli "civetta" è ampia).

Inoltre l'avversario potrebbe essere indotto a spiegare un numero sempre maggiore di veicoli offensivi. E, naturalmente, a dotarsi a sua volta di un suo scudo analogo alla SDÌ.

Sia chiaro, comunque, che Io "scuso" nel suo complesso potrebbe essere in grado di colpire in diversi modi anche obiettivi in qualunque punto del pianeta e non solo missili e satelliti "militari" avversari. Ad esempio il sistema ASAT potrebbe essere attrezzato anche con armi nucleari (con eventuali modifiche tecniche, se necessarie) per colpi- ] re qualunque obiettivo in caso di con- e flitto o di situazione invitante al "pri- £ mo colpo". E il sistema ASAT non è ] separabile in una specie di limbo rispetto t al sistema della SDÌ. In definitiva il ter- t

mine scudo sa molto di ipocrisia.

- Il costo dell'intero programma (; parte le poche decine di migliaia di mi Hardt di lire per la ricerca) si misurerebb< in alcuni MILIONI DI MILIARDI D. LIRE senza alcuna garanzia di offrire quella protezione (che tuttavia sarebbe a sua volta causa di un pericolosissime squilibrio tra i due blocchi) che Tellei e altri autorevoli appassionati dell'armo totale sognano. Su questo tema si puc ancora vedere il testo già citato dell'U-SPID su "Le Scienze" dell'agosto 1985. Ma -si dice- l'URSS non solo ha già un'arma antisatellite, ma sta sperimentando sistemi simili a quelli delle armi "stellari" degli Americani.

Sarà bene allora ricordare (oltre al fatto che l'ASAT sovietico non è, notoriamente, un "gioiello di affidabilità") una realtà decisiva per la discussione su questo aspetto del problema. L'URSS ha proposto un bando totale ad ogni sistema di arma nello spazio circumterrestre, dallo spazio verso la Terra, dalla Terra verso lo spazio (insomma: ZERO armi spaziali di qualunque genere) in un progetto di trattato presentato al-l'ONU nel 1983. Chi volesse vedere il testo integrale di tale progetto di trattato potrebbe trovarlo nel numero di novembre-dicembre 1983 della rivista ìnterstampa. Il progetto è perfezionabile, ma intanto è un dato importante il fatto che sono possibili controlli accurati molto affidabili per garantirne il rispetto in caso di accordo per renderlo operativo.

Vale infine la pena di notare che i sistemi connessi alla SDÌ, o parte integrante di essa, come i missili antisatellite (ASAT), possono essere impiegati, senza grandi problemi, anche in funzione antimissile in maniera tale da violare nella sostanza il Trattato ABM (Anti-Ballistic-Missile Treaty) entrato in vigore nel 1972 che proibisce "l'installazione dei sistemi ABM per la difesa dell'intero territorio degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica o di una singola regione". Nel '72 il Trattato escludeva dal divieto solo "due aree per ogni paese, in difesa della Capitale e di un complesso di missili balistici intercontinentali". Precise limitazioni erano indicate anche per queste due aree in cui si potevano dislocare gli xABM. Il protocollo del luglio '74, entrato in vigore il 25 maggio 1976, riduce le aree "attrezzagli" con ABM ad una sola delle due previste dal :rattato del 1972 e determina rigorosa-

mente le condizioni entro le quali può a avvenire il dispiegamento degli antimis-r- sili. Un "pezzo di carta"? Un trattato e sottoscritto da USA e URSS. Se gli I USA insisteranno nel programma delle e guerre stellari mostreranno, tra l'altro. e di considerare VABAI Treaty proprio "un 3 pezzo di carta". L'enorme costo di de-r naro, il carattere destabilizzante, la si-; cura prospettiva di un vertiginoso rilan-) ciò della corsa agli armamenti, l'aumento della tensione internazionale, le lacerazioni tra gli stessi paesi della NA-t TO (è di queste settimane il rifiuto del governo del Canada di partecipare direttamente alle "guerre stellari") non bastano a fermare l'amministrazione Reagan. Ma d'altra parte non sarebbe logico pensare che il governo degli USA sia oggi disposto a rischiare per qualunque motivo una guerra totale, senza speranza di un "dopoguerra", come non lo è - possiamo esserne altrettanto certi - il governo dell'URSS. Perché dunque questa drammatica situazione di confronto? Secondo alcuni è possibile che una chiave del problema sia proprio da ricercare nel mostruoso costo delle armi "stellari" ed in generale della corsa agli armamenti. E possibile che in certi ambienti occidentali si ritenga produttivo un lavoro di pressione sull'URSS e sui suoi alleati tale da constringerli a rincorrere la NATO su un terreno di spese talmente elevate da essere insostenibili per l'economia della comunità socialista. In tal modo il terreno di confronto politico, economico, militare tra i due blocchi diverrebbe favorevole alla più solida delle due parti: quella dell'area capitalistica "occidentale" che trarrebbe da tale situazione globale vantaggi sempre più notevoli e tendenzialmente decisivi per il futuro assetto mondiale, anche senza un confronto nucleare totale, sempre rimanendo alla NATO la possibilità di un confronto vincente "parziale", secondo la dottrina ufficiale degli streteghi militari e politici USA che non accettano comunque l'idea di rinunciare ad usare per primi le armi nucleari ove lo ritengano necessario.

Quali che siano le nostre opinioni sui sistemi sociali oggi contrapposti, abbiamo a mio avviso il dovere di lavorare per evitare qualunque rischio di conflitto globale. E se le armi "stellari" e altri programmi militari possono anche direttamente aumentarne la probabilità, il nostro compito è dire di NO.

 

II Agosto 1986

 

In una parte notevole della stampa occidentale ed in certi ambienti "intellettuali", in particolare in Italia, vengono presentate con grande rilievo posizioni generiche che attribuiscono alle "superpotenze" le responsabilità della corsa agli armamenti, della tensione internazionale, dei pericoli di conflitto nucleare.

Quando si scende sul terreno dell'analisi sono spesso le posizioni ufficiali dell'Amministrazione USA ad essere adottate con l'aria di presentare rivelazioni di evidenti verità, mentre si sorvola sulle forti opposizioni degli intellettuali americani alla linea Reagan. Certi "intellettuali" europei censurano di fatto, per pigrizia, ignoranza o quieto vivere i loro "colleghi" americani. Naturalmente non mancano importanti indicazioni - soprattutto, ma non solo, tra gli uomini di scienza - di una ben diversa consapevolezza della gravità della situazione reale.

La grande dinamicità della "gestione Gorbaciov" è comunque tra i fatti che hanno contribuito a modificare positivamente lo stato dell'informazione. Accanto ad essa si dovrebbero citare, tra i molti elementi significativi, le reiterate prese di posizione di forti gruppi di scienziati americani contro le "guerre stellari", condannate come sistema offensivo capace di distruggere qualunque obiettivo anche sulla terra e di provocare una catastrofe globale non dissimile da quella che si avrebbe con una guerra nucleare.

Altri importanti segnali provengono da diversi ambienti intellettuali americani. Si pensi ad esempio alle critiche emerse durante il Congresso del Pen Club nel gennaio di quest'anno da parte di numerosi scrittori contro aspetti importanti della politica estera USA ed in particolare contro il sostegno accordato da Reagan a governi oppressivi e tirannici, oltre che contro le restrizioni alla circolazione delle idee e degli uomini "scomodi" in America.

Anche alcune delle ultime vicende internazionali in diversi teatri, da Haiti alle Filippine, dal Nicaragua al Sud Africa, possono mostrare anche ai più ostinati che l'immagine del "gigante buono" che difende ovunque il diritto e la ragione non corrisponde al ruolo effettivo degli USA: è anzi evidente che essi in molti casi sono il principale sostegno (o l'elemento promotore) di regimi radicalmente reazionari anche se in certi casi finiscono con l'abbandonarli quando il sostenerli diventa impossibile e controproducente nel senso che, appunto, guasta pesantemente una certa "immagine". Ma si deve anche ricordare che la minaccia dell'uso della forza contro paesi sovrani, riconosciuti dall'ONU è praticamente una costante della politica USA di cui sentiamo proprio in questi ultimissimi mesi il peso estremamente acuto. Se Reagan vuole gareggiare con Gheddafi e con altri in avventurismo, ha buone possibilità di vincere la gara, ma non credo che sia questa la maniera migliore per combattere il terrorismo internazionale o per creare un clima favor avole ad un calo della tensione. Dico questo con la consapevolezza di aver sempre condannato il terrorismo con assoluta durezza, anche quando era assai di moda la "comprensione" verso certe aberranti ideologie che del terrorismo facevano strumento ordinario di lotta politica anche all'interno di paesi democratici, anche in Italia.

Ben altra cosa era ed è - si deve essere intellettualmente ciechi o forse amare la livrea a stelle e a strisce per non vederlo - riconoscere il diritto alla lotta armata contro la violenza e l'oppressione elevata a sistema in certi paesi dell'America latina, ad esempio, o anche, finché non prevarranno in Israele atteggiamenti più ragionevoli e non sarà possibile un vero dialogo, nei territori palestinesi ancora occupati.

Bisogna saper distìnguere. Naturalmente occorrerebbe però ben altro spazio per affrontare un'analisi anche sommaria di temi del genere.

Voglio invece riferirmi ancora all'atteggiamento degli schieramenti politico-militari opposti sul tema degli armamenti e sui pericoli di guerra.

Nella prima parte di questa nota ho ricordato che la NATO e gli USA in particolare sono orientati alla risposta attraverso un "primo colpo" nucleare in caso di grave svantaggio in un conflitto convenzionale, in particolare sul teatro europeo. D'altra parte si potrebbe anche dire che la posizione sovietica di rinuncia al primo colpo nucleare è solo un'assicurazione verbale, valida come la classica promessa di marinaio. Ma non è così.

Per il teatro europeo Kurt Gottfried, Henry W. Kendall e John M. Lee (Le scienze, maggio 1984) ricordano un fatto assolutamente evidente ma spesso non ben valutato: "E degno di nota - scrivono - il fatto che la NATO non abbia fortificazioni su nessuno dei suoi fronti. Ciò è contrario a ogni consuetudine militare precedente e non è giustificato dalla moderna tecnologia o dalle esperienze della recente storia militare. In realtà le fortificazioni svolgono un ruolo di primo piano nella prassi militare sovietica attuale. Eppure, per ragioni di natura politica, nella Germania Occidentale non sono stati costruiti né ostacoli né fortificazioni da campo". I tre studiosi pensano in particolare a piccole installazioni, ad "ostacoli come fossati, campi minati e strutture di calcestruzzo" e altri manufatti che, contrariamente a certi pregiudizi diffusi, sarebbero efficacissimi e che certi paesi neutrali sembra abbiano studiato e adottato almeno entro certi limiti. La mancanza di fortificazioni riflette evidentemente l'opzione americana in favore del "primo colpo" nucleare. Presso la maggior parte del pubblico (anche presso molti amici dell'Unione Sovietica) è ancora fortissima l'idea che il Patto di Varsavia, in paticolare, si dice, L’Armata Rossa potrebbe spazzar via le difese occidentali in Europa quasi come un castello di carte. Un minimo di riflessione dovrebbe.mostrare la puerilità di una tale idea che credo nessun tecnico prenderebbe sul serio. Nell'articolo citato qui sopra troviamo ad esempio che "lungi dall'avere una superiorità schiacciante, le forze del Patto di Varsavia dovrebbero essere considerate appena appena adatte al massimo per portare un'offensiva nell'Europa centrale". Si ricorda inoltre che "il vantaggio di cui gode la NATO, sul Patto di Varsavia in molti settori cruciali della tecnologia militare dovrebbe essere conservato e sfruttato" appunto per mantenere una buona capacità di difesa e non dimenticando, naturalmente, i vantaggi di cui il Patto di Varsavia gode in diversi altri campi, ad esempio nel numero dei carri armati pesanti e nell'artiglieria. Il lettore vorrà scusarmi, spero, se sottolineo che ovviamente Le Scienze non è il titolo italiano della Pravda, ma l'edizione italiana di Scientific American. Del resto i fatti cui mi sono riferito sono constatabili anche su molte altre pubblicazioni scientifiche occidentali, anche se è difficilissimo o impossibile vederli esposti in ceri giornali "di opinione" o da certe reti radiotelevisive legate alle concezioni "pluralistiche" dei loro padroni.

Non insistiamo molto sui trattati firmati e non ratificati dagli USA, tra i quali il SALT 2, di notevole importanza per la limitazione dei vettori nucleari strategici di ogni genere, ivi compresi gli ICBM e i bombardieri pesanti, anche quelli dotati di missili da crociera a lungo raggio, con limiti particolari per i sistemi dotati di MIRV e restrizioni in diversi altri campi dell'armamento strategico. (Si veda H. F. York nel numero di dicembre 1983 di "Le scienze" o, ad esempio, il testo del trattato nelle pubblicazioni del SIPRI o di altri istituti). *

Ma questo accenno serve soprattutto a ricordare un altro motivo di critica cui gli USA si espongono anche presso alcuni ambienti occidentali e neutrali per la loro pretesa di legare certe concessioni in tema di armamenti all'atteggiamento politico dell'URSS su problemi diversi di politica internazionale ed anche interna: ad esempio al disimpegno in Afghanistan o alla diminuzione della pressione sulla Polonia o allo sviluppo dei diritti civili nella stessa URSS).

Naturalmente questi temi sono importantissimi ed è ragionevole porli con forza sul tappeto ma non sembra affatto saggio fare della loro soluzione, in certi casi, quasi una conditio sina qua non per consentire progressi nelle trattative sugli armamenti nucleari. In modo analogo l'URSS potrebbe subordinari alcuni suoi atteggiamenti nella trattativa alla fine delle minacce USA contro il Nicaragua o avrebbe potuto irrigidirsi, ad esempio, quando i servizi segreti americani diedero un contributo decisivo all'ascesa al potere del regime assassino di Pinochet. Di questo passo, però, non sarebbe possibile alcun dialogo. Ognuna delle due superpotenze ritiene a suo modo di essere la massima garante dello sviluppo dei diritti dei popoli su scala mondiale, anche se le due concezioni della democrazia sono ovviamente molto diverse. E perfettamente spiegabile che ognuno dei due sistemi tenti di influenzare l'altro anche all'interno. Successi ed insuccessi nel confronto politico in settori di grande rilievo possono d'altronde influenzare anche i termini del dialogo sulle armi nucleari, ma non mi pare accettabile che possano rischiare di cancellare il dialogo. Ciò anche perché, se esiste una reale possibilità di migliorare le condizioni di sicurezza, è bene concentrare l'attenzione sui punti specifici di un possibile terreno d'intesa. E le prospettive, pur in un momento ancora pieno di pericoli gravissimi, non mancano: 1) abolizione di tutti gli esperimenti nucleari; 2) creazione di ampie zone denuclearizzate (verso cui la NATO non è tuttavia molto sensibile); 3) arresto della proliferazione delle armi nucleari; 4) riduzione degli arsenali con in prospettiva la loro distruzione totale, ciò che, secondo l'URSS renderebbe a maggior ragione inutile lo "scudo" spaziale; 5) perfezionamento delle possibilità di controlli internazionali, compresi quelli diretti dentro il territorio delle due superpotenze, con il superamento delle residue .restrizioni da parte sovietica.

L'elenco potrebbe continuare ma è soprattutto importante che i temi, per quanto possibile anche nei loro aspetti tecnici essenziali, siano resi chiari all'opinione pubblica, perché tutti possano formarsi opinioni su dati sicuri e non su pregiudizi. Se anche questa nota costituisce un piccolo contributo alla riflessione, io ho raggiunto il mio scopo.

LFS

 

 

 

 

 

 

L'INCHIESTA DI PUNTO D'INCONTRO

Anno 1996

Inchiesta sulla superstizione

a cura di Lucius F. Schlinger


 

Senza mettere in discussione in alcun modo la legittimità di diverse fedi dalle quali sarà comunque bene a nostro awiso non pretendere i soliti strabilianti miracoli che nessuno ha mai provato e nessuno è in grado di provare, ci appare evidente l'invadenza dell'irrazionale, anche informe sempre più grossolane e volgari, nelle comunicazioni di massa (si pensi alle linee 144) e nella presenza pratica di ciarlatani di ogni genere che utilizzano incertezze, ansie, timori dei cittadini per un 'opera di plagio di bassa lega a puro scopo di profitto. Non insistiamo sull'abisso di idiozia e di sicurissima malafede di certi giornali e di certe emittenti private che fanno affari da avvoltoi.

Ma anche il servizio pubblico radiotelevisivo e alcuni prestigiosi quotidiani e periodici non sono del tutto immuni da colpe. Abbiamo sottoposto, come spunto essenziale, un questionario ad autorevoli membri del CICAP,. il Comitato Italiano di Controllo delle Affermazioni sul Paranormale e ad alcuni uomini di cultura sensibili a questi temi lasciando loro piena libertà di tener conto solo di alcune domande, di raggrupparne diverse o anche di presentare un 'unica risposta sintetica.

Chiunque potrà scriverci dopo questa prima serie di interventi. Ma non ci è sembrato di aver l'obbligo di rivolgerci anche ai professionisti del commercio della superstizione. Hanno già troppo spazio quasi ovunque. Inoltre in questi tempi molti sono occupati (mai troppo!) nella ricezione di avvisi di garanzia per le loro truffe.

Crediamo che un controllo scientifico e legale su tutta la materia sia indispensabile. Ma gli scienziati e i magistrati non possono conoscere tutti i trucchi dei ciarlatani.

Di qui il ruolo sempre più prezioso di tecnici ed esperti diversi ed in particolare di prestigiatori capaci ed onesti cui accennavamo anche nel numero di novembre - dicembre 1995. |

1) Ritiene necessario contrastare, an- che sul piano legislativo, il commercio della superstizione? È favorevole in particolare a provvedimenti che riguardino i servizi a pagamento di astrologi, cartomanti, guaritori e simili? !

2) Per l'astrologia la massa ed altre caratteristiche fisiche dei corpi non hanno importanza: il piccolissimo e lontano i Plutone conta per loro meno di certi satelliti di Giove che sono più vicini e più i massicci. Che senso ha tutto ciò? !

3) Come valutare il fatto che i nomi | delle costellazioni e degli oggetti celesti sono assai recenti (e diversi nelle diverse i tradizioni culturali!) mentre i corpi ad essi collegati hanno in molti casi un'età i che si misura in miliardi di anni? II nome attuale determinerebbe i cosiddetti influssi?

4) Le cure "miracolose", gli amuleti, le pratiche "magiche" non dovrebbero obbligatoriamente dare, come si richiede ai medicinali, prove dell'efficacia o almeno della presenza delle "energie" o dei principi attivi dichiarati? E in mancanza di ciò, che fare?

5) Come pensa che debbano essere disciplinati i "servizi" di commercio della superstizione delle linee 144 e simili?

6) Non crede che l'onere della prova spetti sempre a chi dichiara la presenza di certi fenomeni. compresi i miracoli di santi e santoni, la cabala, i luoghi "stregati", la telepatia, la telecinesi. la metapsichica in genere e anche i cosiddetti UFO?

7) Ritiene utile che la RAI. come servizio pubblico, rifiuti già da ora di fornire oroscopi e altri programmi superstiziosi sostituendoli ad esempio con brevi rubriche critiche di storia della scienza, del costume, delle credenze popolari?

8) Quali suggerimenti particolari darebbe sull'ordine di questioni che le abbiamo presentato?

 

All'inchiesta hanno risposto cosi...

 

Approvo decisamente il Vostro impegno nel campo della battaglia contro il dilagare della "pseudoscienza". fenomeno ormai inquietante, poiché ha assunto da troppo tempo un carattere professionale ed in assenza di efficaci cure preventive, ancor più importanti degli scarsi interventi repressivi, recentemente attuati da alcune Procure. La Vostra inchiesta nasce nel momento più opportuno, proprio quando prestigiosi intellettuali e noti giornalisti hanno sottolineato in varie sedi il pericolo sociale rappresentato dai continui abusi perpetrati da maghi, ufologi, cartomanti, sempre più ossessivamente presenti in tutte le abitazioni, grazie alle enormi possibilità offerte dalle nuove tecnologie della comunicazione.

Si tratta allora, di condune un'autentica campagna che non si esaurisca nell'occasionale condanna di singoli commercianti della superstizione, in rapporto ad eventi più o meno gravi, ma che abbia l'obiettivo strategico di mantenere una pressione costante anche nei confronti di quanti tollerano (RAI compresa) le nefandezze dei venditori di fumo, spesso collocati sullo stesso piano dei più titolati operatori scientifici. Sul piano pratico, è fin troppo ovvio che occorrano, in primo luogo, interventi legislativi, anche di inasprimento delle sanzioni penali, non essendo più sufficiente, la contravvenzione che punisce l'abuso della credulità popolare, ai sensi dell'art. 661 c.p.: si tratta di una norma scarsamente applicata, agevolmente "aggirabile'" nella sua testuale formulazione ed estremamente mite a fronte delle conseguenze gravissime che possono derivare dalla violazione del precetto che. sul piano della condotta morale, esige ancora un "turbamento dell'ordine pubblico". Né. per altro verso, appare praticabile la "regolarizzazione"' delle professioni, proposta paleocraxiana, in quanto condurrebbe inevitabilmente alla legittimazione di attività che sono di per sé antigiuridiche, quanto meno in ambito culturale '"sviluppato", in cui sussiste sempre la prova inconfutabile della malafede totale dei "sensitivi" e di tutti i soggetti che svolgono analoghi mestieri. Occorrono, in definitiva, nuove norme che sanciscano espressamente, in modo non equivoco, il divieto generale di tutte le attività sopra menzionate, che puniscano più severamente i trasgressori, che inibiscano l'accesso ai mezzi di comunicazione di massa e che, infine, affermino la responsabilità di coloro che favoriscono la violazione dei suddetti obblighi. Vanno fatte salve, naturalmente, tutte le persone che "ioci causa", e comunque con la dichiarata volontà di non abusare dell'altrui credulità (e degli altrui problemi). lavorano con onestà e senza false promesse, .immettendo la sussistenza del "trucco" e contribuendo così a smascherare i falsari, che sul trucco speculano in modo vergognoso ed intollerabile.

Ma e necessario che. accanto ad interventi di tipo amministrativo, ve ne siano altri di più ampio respiro, in grado di produrre una rivoluzione culturale, unica autentica possibilità di prevenzione primaria: nelle scuole, nelle università, nelle Istituzioni, dove in generale, si forma la coscienza dei cittadini, ben poco è stato fatto per tutelare gli stessi dall'assalto dei "santoni", per cui anche un maggior rigore delle norme incriminatrici avrebbe effetti scarsi, senza il sostegno consapevole della società civile.

Avv. Antonio Fabi (Urbino


 

Ecco le mie risposte nell'ordine in cui avete formulato le domande:

1) E" difficile rispondere ma certo dovrebbe esserci un controllo per evitare il lucro sulla buona fede della gente soprattutto quando si creano illusioni mediche.

2) Nessun senso dal punto di vista della fisica.

3) Non credo che sia una questione di nomi ma piuttosto di forme (costellazioni). Il punto è che anche le forme sono cambiate e cosi le posizioni relative del Sole fra le costellazioni net vari mesi dell'anno.

4) Vale quanto risposto sul punto 2

5) Vale quanto risposto sul punto 2

6) Ovvio.

Prof. Franco Pacini, Direttore dell'Oss. Astrofisico di Arcetri (FI)


 

II commercio della superstizione è una vera e propria truffa e quindi va perseguito penalmente come tutti gli altri tipi di truffe.

L'astrologia è un insieme di discorsi senza senso che potevano avere una giustificazione quando non si sapeva niente sulla natura fisica e sulle distanze dei corpi celesti.

La RAI dovrebbe spiegare l'assurdità di certe credenze e non dare spazio agli oroscopi. Così facendo (cioè continuando ad offrire certi spazi, n.d.r.) un servizio pubblico, per cui si paga il canone, si rende complice di truffatori.

Prof. Margherita Hack, Direttrice dell'Oss. Astronomico di Trieste


 

La ringraziamo per averci inviato le copie degli articoli apparsi su "Punto d'Incontro e siamo lieti di rispondere al questionario che ci ha proposto.

Non abbiamo risposto ognuno per proprio conto, ma abbiamo cercato di sintetizzare le opinioni di alcuni componenti in modo che le risposte rispecchino, in linea generale, le idee maggiormente sostenute.

Le risposte rispetteranno l'ordine dei quesiti:

- A nostro parere le leggi ci sono e sarebbero sufficienti per contrastare la supersti/ionc se. però, fossero applicate. Le istituzioni dovrebbero porre maggiore attenzione al fine di scoraggiare tali attività, soprattutto con riferimento all'area dell'informazione e della pubblicità. Sarebbe opportuno, invece, evitare una loro possibile legittimazione celata sotto un'apparente necessità di regolamentazione.

- Nessuno.

-No.

- Certamente dovrebbero essere presentate prove di efficacia e, nel caso che manchino, escludere per lo meno la distribuzione e la vendita presso le farmacie.

- Al più, ammessi solo se espressamente richiesti, dall'utente e accompagnati da un'estremo controllo della loro pubblicità.

- Sicuramente, questo risponde ai più dementari principi di civiltà e di buon senso.

-Si.

- Non e utile mischiare questioni generali e di prin cipio con altre specifiche di singoli argomenti in quanto. nel secondo caso, data la vastità dei rispettivi settori. si rischia di trattare il tutto in modo riduttivo e non efficace. Sperando di essere siati chiari ed esaustivi cogliamo l'occasione per salutarvi cordialmente.

Francesca Guizzo, segretaria CICAP

Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale

 

 

1) Uno Stato libero deve sempre e comunque assicurare al cittadino la massima libertà. compresa quella di abbandonarsi al fascino dell'irrazionale.

Il problema è semmai un altro: far sapere ai cittadini che vengono ingannati.

E dunque i cosiddetti "operatori dell'occulto" dovrebbero in primo luogo mettersi in regola con il Fisco, quindi dovrebbero leggere, obbligatoriamente, ai propri clienti una sorta di breve decalogo in cui si afferma che la scienza ufficiale non attribuisce alcun valore al loro operato.

Questo, però, non avverrà mai.

2) Ovviamente non ha nessun senso. Il problema e spiegare alla popolazione questa elementare considerazione di geografìa astronomica.

Come farlo? Non sarebbe male comprendere nei programmi ministeriali delle scuole elementari, medie e superiori apposite letture in merito.

E poi tornerebbe certamente utile diffondere il messaggio "L'astrologia e frutto della superstizione" attraverso apposite campagne di stampa.

3) Come nascono le leggende? E le superstizioni? E' chiaro che i "compilatori" delle teorie astrologiche hanno operato disponendo di modeste conoscenze scientifiche. È superfluo discutere nei dettagli della mancata attendibilità dell'astrologia, perche questa è infondata nella stessa essenza dei suoi presupposti. Questo è quanto possiamo inequivocabilmente dedurre dalle nostre conoscenze scientifiche.

4) Una cura "miracolosa ", magica e cosi via delirando non ha bisogno di certificati di garanzia, perché il ricorso a questa si basa sulla fede. Inoltre è impossibile certificare il fluido di un amuleto. Perché? Semplice, il fluido non esiste.

5) Il problema fondamentale delle linee I44 (utilizzate sconsideratamente da parte di chi non paga la bolletta del telefono) sembra quasi risolto perché questo diventerà un servizio su richiesta.

Ma le cose si complicano con le linee estere, raggiungibili con il prefisso 00. a cui ricorrono alcuni erogatori di servizi. Trovata la soluzione, scoperto l'inganno. Considerato che nei pacchetti di sigarette viene riportata la scritta 'Nuolce gravemente alla salute". perché non imporre alle pubblicità di 144 e cimili "Nessun fondamento scientifico é alla base di quanto da noi offerto?".

Quesia dicitura andrebbe riportata anche sulle fatture e ricevute fiscali di maghi e guaritori.

6) I guaritori a chi dovrebbero fornire le prove ? Alla scienza? E allora dovrebbero agire come scienziati. Cosi non avviene perché molto spesso i guaritori devono convincere se stessi e poi il pubblico. Il discorso sugli Ufo è però diverso.

Chi avvista un oggetto volante non identificalo, oltre a riferire quanto ha visto - in buona fede - non necessariamente può disporre di conoscenze in grado di formulare ipotesi attendibili.

Inoltre nel caso degli Ufo i segreti militari non di rado impediscono di arrivare alla verità.

7) Semplicemente sì.

8) Ritengo fondamentale coinvolgere tutte le istituzioni scientifiche in un'ampia attività pubblicistica volta a diffondere i principi della scienza e l'infondatezza di oroscopi e altre amenità.


 

Dott. Giovanni Lani (Urbino)Corrispondente dei quotidiano"Il Resto dei Carlino"


 


 


 

I ) Ritengo necessario contrastare, anche dal punto ili vistana legislativo, il commercio della superstizione, anche se penso che occorrerebbe, per coercnza, fare la stessa cosa anche nei confronti di chi vende fumo. in lutti i sensi, tutti i giorni in televisione e altrove. Voglio dire, cioè, che eventualmente i ciarlatani potrebbero atteggiarsi a vittime qualora fossero seriamente perseguiti, sapendo bene che non vi è comunque alcuna forma di controllo in molti altri settori come la propaganda e la vendita di tutta una serie di prodotti, pure in presenza ili una normativa (che comunque è inadeguata rispetto a quella di molti paesi europei e (o che non viene fatta rispettare.

Sono contrario anche al solo fatto che tali servi/i a pagamento esistano, perché si fondano sul presupposto di vendita di qualcosa che non e dimostralo possa esistere.

2) Non ha nessun senso, soprattutto perché non è mai stata fornila | dagli astrologi una risposta convincerne su quale sia l'eventuale altra forza che agisce nel determinare i desimi delle persone.

3» E' chiaro che tutto il discorso I non sta in piedi (stat rosa pristina nomine.').

4) Certo. E in mancanza di ciò nessuno ha mai proposto, per quanto io ne sappia, delle prove alternative e altrettanto valide.

5) Li eliminerei tutti. |

6) Certamente, non c'è alcun dubbio. I

7) Non solo utile, ma assolutamente necessario e doveroso come servizio pubblico.

8) Più che suggerimenti, darei un esempio, magari inviandovi copia della trascrizione di un dibattito che abbiamo organizzato nella mia città natale cinque anni fa. Da questo, e da un commento che costituisce un capitolo di un libro che ho pubblicato due anni fa. e che pure allego, scaturisce che l'utilizzo di un'altra arma contro questa gente, quella dell'ironia, accanto a quelle . tradizionalmente efficaci del rigore | metodologico e della serietà epistemologica. può probabilmente rivearsi preziosa per combattere una battaglia molto difficile.

 

Gabriele Vanin, (Presidente Unione Astrofili Italiani (Padova)

 

1) Si. perché "commerciare" ciò che è un idea e non e dimostrabile o realizzabile sul piano pratico mi sembra significhi vendere fumo o creare una forma pseudoconsolaioria per le afflizioni umane.  I servizi a pagamento di astrologi. cartomanti, guanlori e «imili sono difficilmente perseguibili in quanto nella maggior parte dei casi vengono forniti "in nero" e ciò li rende abusivi ed incontrollabili.

2) Bisognerebbe chiederlo agli astrologi. Io non sono un astrologa.

3) Non sempre, perché non mi sembra esserci attinenza tra i "corpi" ed i nomi assegnati.

4) Secondo molte testimonianze, esistono "prove dell'efficacia" o della "presenza" delle energie o dei principi attivi dichiarati.  Tutto sta ncll'esaminare quanto sia varia e sena la casistica. La mancanza di ciò va a completo danno della credibilità generale.

5) Deve decidere in proposito una commissione d'indagine composta da esperti e da uomini di legge che ne valutino i limiti di credibilità e quindi il possibile raggio di azione.

6) Sì.

7) Non lo ritengo utile, perché se una fascia di tele radioascoltatori è superstiziosa ha il diritto di coltivare le sue speranze e le sue illusioni anche con l'intervento di persone esterne, in caso contrario ne uscirebbe frustrata e senza quella luce di ottimismo che nasce dalla forza vitale, dal bisogno di credere in qualcosa di più bello di ieri, meno bello di domani.

8) Il suggerimento di ordine morale è che la religione cattolica è contraria alla superstizione, quello di ordine pratico è che la superstizione non deve sfruttare finanziariamente la fragilità psicologica di persone che cercano di evadere dalla triste realtà affidandosi spesso a "santoni improvvisati" con la sfera di cristallo addomesticata.

Giorgia Buccellati Giornalista (Fano, Pesaro).

 

 

 

 

 

Per Punto d’incontro anno 2000

DI PALO IN FRASCA CERCANDO IL PELO NEL L'UOVO


 

Partendo da due vecchi modi di dire questa nota presenta qualche argomento linguistico che può interessare, anche senza pretese di completezza e sistematicità che si potrà forse trovare in altra occasione in un discorso più vasto. Sempre, naturalmente, con la disponibilità a considerare eventuali suggerimenti dei lettori.

Su argomenti per certi versi abbastanza simili Punto D'Incontro ha già pubblicato un mio articolo nel 1998: Attenti ai generi e non diamo i numeri.

Vediamo subito alcune delikatessen: il verbo relazionare, viene spesso usato per riferire, facendolo correttamente derivare da relazione che è appunto l'atto del riferire. Ma anche se ormai tale uso si può intendere da qualcuno con una sfumatura di significato autonomo, ciò non toglie che l'origine della parola sia nel latino rèfero di cui relàtum è il supino dal quale si forma il participio passato e lo stesso sostantivo relàtio. (Il lettore perdonerà in questo pezzo l'uso degli accenti anziché delle brevi e lunghe latine). In altri termini relazionare appare goffo ed inutile quando c'è già riferire e si può comunque correttamente dire che si vuol fare una relazione.

Altrettanto goffo ed inutile appare posizionare per porre o mettere in posizione. Ma credo che si tratti di peccati ormai considerati veniali che è bene scoraggiare decisamente pur senza anatemi, sempre pensando che sovrano, in ogni lingua, è infine l'uso. Chi perderebbe ancora tempo per ribadire ulteriormente la condanna per la diffusissima e pur scorrettissima espressione il più acerrimo nemico?

In qualche altro caso si può forse tentare di fare un po' di chiarezza. Se gli eventi che interessano in vario modo il cielo sono seppur in diverso modo collegati all'idea di meteora, sia quando si tratti di fatti del clima, sia quando ci si riferisca ad oggetti provenienti da fuori dell'atmosfera (distinzione che in altre età non fu sempre perfettamente chiara), la scienza che se ne occupa sarà la meteorologia e pertanto l'uso, ancora per fortuna soprattutto nel linguaggio parlato, dell'aggettivo metereotogico non dovrebbe diffondersi ulteriormente. Ricollegandoci di passaggio all'articolo su generi e numeri potremo ricordare che il femminile potrà essere usato anche per nuove professioni che si stanno oggi aprendo alle donne, senza necessità di inventare nuovi termini. La carabiniera, poliziotta, commissaria, come la tenente (genere comune) e simili termini andranno bene per le donne che potranno essere chiamate a svolgere certi compiti, andando a far compagnia ad avvocata, senatrice, ministra, vigile, ammiraglia, capitana ed altri già ricordati nel precedente articolo.

E per fedeltà al titolo si cambia tema suggerendo in questo caso un termine improprio da lasciar cadere dall'uso, anche se, nel migliore dei casi, dovrà passare molta acqua sotto i ponti perché ciò possa avvenire, mentre ci si avvia verso cenni di critica del linguaggio in ambito artistico e musicale.

Si definisce in genere la poesia lirica come quella che presenta composizioni di solito legate a momenti, descrizioni, espressione di sensazioni individuali o anche collegabili a gruppi e società, ma sempre risolte in un ambito ed in una forma non di grande complessità e durata come avviene invece per gli altri generi classici, la poesia epica che è narrazione anche di storie assai estese e quella drammatica, o anche il dramma in prosa universalmente in uso. Si diceva lirica, come è ben noto, perché questa espressione era normalmente destinata ad essere accompagnata dalla lira e fino ad oggi abbiamo avuto una grande moltitudine di composizioni di tipo lirico accompagnate o meno dai più vari strumenti.

In genere potremmo dire che quelle che si chiamano in italiano canzoni sono composizioni di tipo lirico e tali sono ad esempio anche i Lieder di tradizione germanica, dalle origini ai giorni nostri, le canzoni popolari e "colte" di ogni specie e di ogni paese. In tal senso appare del tutto impropria la definizione di musica lirica per definire il melodramma cioè il dramma in musica, appunto, anche se la cosa si può forse comprendere per l'abitudine di eseguire ed ascoltare spesso brani staccati che possono avere appunto anche caratteri lirici.

E fatalmente ci si dovrà anche occupare della definizione di musica "classica" che vuol dire tutto e nulla.

Si può parlare di musica classica anche quando è recentissima o appena nata? Così facendo si dà al termine classico quasi il senso di un genere fissato una volta per tutte e non acquisito nel corso della storia. I musicisti di questi ultimi anni, e prima di loro Igor Strawinsky o Bela Bartók hanno detto forse di scrivere opere classiche? No, è la storia che le ha potute rendere tali. In realtà per classico s'intende ciò che può essere un modello nella sua specie, secondo il termine che i latini usavano per definire i cittadini della prima classis e poi gli scrittori considerati modelli da studiare ed eventualmente imitare.

Si dovrà parlare piuttosto di musica più o meno antica poi medievale, poi rinascimentale e quindi già in un certo senso classica anche perché contemporanea della letteratura e dell'arte che comunemente si definiscono anch'esse classiche (seppure in maniera diversa da quelle dell'antichità greca e latina). Poi si definirà classica in un senso storico più determinato quella del settecento e del primo ottocento, senza dimenticare quella più specificamente romantica e di varie altre tendenze ed infine di quella che arriva fino ai giorni nostri. Non vale a nulla parlare di musica classica contrapposta a quella leggera cui in senso generico possono essere riferiti, magari tra molte coppie di virgolette, anche gli stessi lieder di Franz Schubert - grandissimo sempre, ma nel campo del lied il più grande di tutti - ed altre opere tra le più alte della storia, spesso di contenuto serissimo, anche drammatico o tragico, così come tanti aspetti delle musiche popolari tradizionali e moderne. Opere quindi spesso tutt'altro che leggere benché l'origine della definizione sia proprio da collegare al fatto che tali musiche presentavano caratteri diversi dalla musica "seria". Forse dovremmo farci capire senza tante etichette, ma ci vorrà un impegno diverso e maggiore, ben al di là dell'ambito dei brevi cenni di questo articolo. Ed a proposito (o quasi) perché Piero Angela, con tutti i meriti culturali che nessuno sogna di togliergli, si è ostinato per tanto tempo a presentare in certe trasmissioni una ridicola versione "modernizzata", in realtà vecchia come la pratica del plagio, della famosa aria della III Suite di Johann Sebastian Bach? Non è il modo migliore di ricercare Audience, che del resto non manca. Forse è un capriccio, una banalità di quelle che possono investire anche persone assai intelligenti. Il guaio è che in tale maniera si incoraggiano di fatto certe squallide operazioni.

 

IL GREMBO DA CUI NACQUE

Mentre preparavo per la rivista un pezzo sul linguaggio con caratteri dichiarati di divagazione, si sono sentite notizie assai allarmanti dall'Austria che è (ahinoi!) oltre che la patria di Schubert, anche quella di tale Jòrge Haider che con il grande Franz non ha ovviamente nulla a che vedere, mentre molto ha in comune con Hitler & complici. Ma forse non vi sarebbe stato spazio per un articolo a parte, mentre per questa nota breve si potrà sperare di trovare un angolo. Mi sono davvero sentito a disagio nel divagare mentre i fatti facevano già ripensare ad una storia che qualche grosso gruppo di fanatici vorrebbe pur con qualche distinguo formale, far tornare attuale in tutto il suo orrore tra le giustissime e massicce proteste dei democratici austriaci che ricordano come anche Hitler sia andato al potere facendo il "democratico". Intanto, mentre si muovono Israele e gli USA, in Europa non tutti sembrano ancora reagire in modo ben determinato ed ancora non si vedono manifestazioni popolari adeguate alla gravità dei fatti. In particolare noi in Italia dovremmo sempre tener presente che Hitler ebbe come "interlocutore" Mussolini e che d'accordo con lui potè agire a lungo senza troppi problemi fino all'Anschluss, dopo il quale ebbe alle "elezioni" in Austria, come ricorda Brecht nelle note a La resistibile ascesa di Arturo Ui, il 98% dei voti e si giunse in seguito al vergognoso smembramento e poi all'occupazione della Cecoslovacchia democratica nel 1938, grazie all'inerzia delle altre potenze che pure erano state invitate ad unirsi contro il nazifascismo e che lasciarono invece passare ancora quasi un anno prima di capire con l'invasione della Polonia come la resistibile ascesa fosse andata tragicamente avanti in modo insostenibile. Ma, ci rammenta sempre Brecht, il grembo da cui nacque è ancor fecondo.

Qui non siamo più davvero a far divagazioni. Si tratta di ben altro. Certamente a tali temi così drammaticamente attuali Punto D'Incontro, anche se non è ovviamente un quotidiano o un settimanale, saprà dedicare nei modi migliori la necessaria attenzione.


 


 


 


 

 

Privato più bello per chi? (anno 2002)

(Con un intervento di Auretta Giovannini)

 

Nel corso del 2001 è andata di gran carriera la corsa alle privatizzazioni, già iniziata dal governo di "centrosinistra" e fatta propria da quello di centrodestra. In pratica è da tempo in atto un'azione politica ed una martellante campagna pubblicitaria all'insegna del tutto privato. Ma per contrapporsi allo stato padrone? No, per dare ai privati padroni la possibilità di controllare tutte le risorse, quindi per eliminare di fatto qualunque forma di proprietà pubblica, anche quelle delle province, delle regioni, dei comuni, delle comunità montane e delle tante altre possibili associazioni di enti pubblici locali, così come il fastidio della presenza di certe cooperative. Non dobbiamo infatti accettare l'equivalenza che si vorrebbe far passare: Pubblico=statale=gestione burocratica, lontana dai cittadini ed insensibile a richieste, critiche, proteste e contestazioni da parte loro. Forse gli imprenditori privati o le loro associazioni, o le caritatevoli multinazionali che usano il lavoro di tanti per i loro interessi sono loro più vicine ed in genere più sensibili, più buone?

Per quanto lo consentono i limiti di un articolo, anche senza pretese di analisi dettagliate di tante situazioni possiamo intanto dichiarare che a nostro avviso l'essenza della democrazia consiste nel porre il popolo, cioè tutti noi, in condizioni tali da non dover obbedire ad altri che a se stesso, ovvero nell'affidare tutto il potere al popolo. Ciò non avviene quando i mezzi di produzione, l'informazione, la giustizia, la sanità, la scuola, etc. siano di fatto sotto il controllo di gruppi di potere privati, interni ai vari stati o internazionali che essi siano. Certo è vero che gruppi di potere si possono costituire anche per il controllo di enti locali o statali e così viene a mancare la condizione che abbiamo definito essenziale ed il popolo è costretto ad obbedire non a se stesso ma ad altri. Ma su ciò potremo tornare in seguito.

Può darsi che vi siano altri temi oggi egualmente importanti e ad essi torneremo a riferirci, dopo i cenni generali che dedichiamo loro ora ma, nell'attuale fase di evoluzione della società europea nessuno è più drammaticamente attuale di quello della scuola e dell'istruzione in genere. Soprattutto in relazione alle ultime "riforme" del centrodestra, che in parte continuano quelle del centrosinistra, ma giungono a fare anche quello che sembrava impossibile, cioè peggiorarle. Quindi in presenza, per quanto riguarda l'Italia, di controriforme che ci vengono spiattellate dal centrodestra ad ogni cena ignorando o contraddicendo quelle in precedenza presentate a colazione, spuntino di metà mattina, pranzo, merenda e che saranno smentite da quella della cena di mezzanotte, ci siamo rivolti ad Auretta Giovannini, da anni docente di Storia dell'Arte presso l'istituto Statale d'Arte Scuola del Libro di Urbino, lasciandole naturalmente la scelta sulla possibilità di rispondere in modo più o meno completo alle domande, di raggrupparle o di articolarle ulteriormente ma chiedendole intanto in particolare:


 

- In che senso certe tendenze alla privatizzazione di tutti i servizi incidono già nell'azione dell'attuale governo? Con quali prospettive?

- La riforma preannunciata dal Ministero della Pubblica Istruzione (sarà un termine scandaloso?) tende davvero a fare ordine ed a garantire a tutti i cittadini il diritto fondamentale all'istruzione di base e le prospettive di prosecuzione fino ai gradi più alti degli studi prevista come diritto essenziale dalla Costituzione della Repubblica Italiana?

- Come si potranno collegare gli studenti italiani con quelli degli altri paesi europei e di aree geopolitiche anche più lontane in una situazione di sempre maggiore interdipendenza dei sistemi scolastici ed in genere dell'istruzione e della cultura?

- Quanto e 'è di non ancora ben definito nella riforma ?

- Infine (domanda innocente) vi sono discipline particolarmente privilegiate o maltrattate?


 

Ed ecco la risposta:

«L'unica componente veramente democratica convocata agli "Stati generali della Scuola" era costituita dagli studenti eletti nelle Consulte provinciali. Questi, pur essendo stati in vari modi zittiti sono riusciti, spalleggiati dalle migliaia di giovani non invitati, a far sentire la loro voce dissenziente e a intralciare il cammino del "Rapporto Bertagna" che sembrava rappresentare in toto la riforma della scuola. È però significativo il fatto che lo stesso Rapporto Bertagna sia stato in gran parte recepito nella Legge Delega per la definizione delle Norme generali sull'istruzione e sui livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale che ha contemporaneamente abrogato la Legge n. 30 del 10 febbraio 2000 e delegato il Governo ad emanare entro 24 mesi i decreti legislativi attuativi.

Dai sei Articoli di cui è composta la Legge Delega si evince

la primaria volontà di negare tutto quello che era già stato realizzato dalla Riforma Berlinguer, sia per quanto concerne lo "spirito", sia per quanto riguarda il riordino dei cicli, già congelato. Stessa sorte ha avuto la Sperimentazione dell'Autonomia didattica ed organizzativa con la soppressione dell'Organico Funzionale di Istituto già funzionante in vari Istituti Scolastici dell'Istruzione secondaria. Che fine faranno i "Docenti Risorse" che sicuramente hanno contribuito al miglioramento della loro offerta formativa? Con una strana "Disposizione Ministeriale" sono già stati soppressi i C.S.I., organismi regionali di supporto didattico che avevano appena cominciato a funzionare.

Anche gli Organi Collegiali saranno ampiamente modificati e non in senso più democratico, vedasi in proposito il Disegno di Legge approvato dalla VII Commissione della Camera il 28-02-02 relativo alle norme concernenti il governo delle istituzioni scolastiche, dove viene drasticamente ridotto il ruolo dei Collegi Docenti e dei Consigli di Classe.

Il rischio è quello di una gestione della scuola prettamente burocratica e autoritaria e cioè di una "privatizzazione" dei metodi gestionali nella stessa scuola pubblica che si avvia a diventare sempre più azienda. C'è in atto quindi non solo il tentativo di valorizzare un certo tipo di scuola privata, ma anche quello di trasferirne le peggiori caratteristiche nella scuola statale usando argomenti equivoci. Il primo consiste nel presentare la scuola privata come alternativa migliore e quindi come un atto democratico il dare alle famiglie la possibilità di sceglierla. Come se non sapessimo che in Italia quella privata è in genere scuola confessionale o rappresentativa di tendenze politiche (si pensi a una scuola "padana") e non garantisce il libero confronto delle idee mentre garantisce, a chi più paga, promozioni impensabili in quella pubblica. Trovo doppiamente equivoco far passare un effettivo finanziamento alla scuola privata come un "aiuto alle famiglie" perché esse possano "liberamente scegliere" scavalcando la Costituzione italiana che a questo proposito è assai chiara. Rabbrividisco quando sento dire che un alunno costa allo Stato una certa somma ogni anno e che quindi la stessa cifra può essere data, attraverso le famiglie, alla scuola privata che svolge le stesse funzioni di quella pubblica e che allo Stato non costa nulla.

Innanzi tutto la scuola non può essere considerata, in uno stato democratico, come un costo, ma come il più importante investimento per il futuro. Se lasciamo passare il concetto di costo dobbiamo anche accettare che si applichino alla scuola, come in parte si sta già facendo, criteri di gestione aziendale, primo fra tutti quello del risparmio. Basti pensare ai tagli che il governo, complice il ministro Moratti, ha operato attraverso la Finanziaria, andando a modificare di fatto e non nella appropriata sede contrattuale, cose di poco conto come gli orari di cattedra degli insegnanti e gli Esami di stato. A chi giova e che garanzie di obiettività dà una commissione tutta interna (naturalmente anche per gli istituti paritari) che, pare, dal prossimo anno, confezionerà in loco la prima e la seconda prova? Che senso ha proporre un esame di stato in cui i candidati non sono neppure sottoposti alle stesse prove e quindi alle stesse difficoltà? E il buon funzionamento di una scuola si giudicherà sicuramente partendo dagli esiti di questi nuovi esami che eliminano anche quell'importante momento di confronto e verifica dei metodi didattici che era proprio garantito dall'incontro di docenti di scuole diverse. L'ultima richiesta del Ministro, arrivata or ora, chiede, per garantire un esame più serio e selettivo, di dedicare meno spazio alla discussione delle tesine interdisciplinari e maggiore alle interrogazioni frontali. Nel contempo si scopre che, nella loro ansia di risparmio i Ministri non si sono neppure ricordati di provvedere ai fondi necessari per pagare le prestazioni dei Presidenti e dei Docenti impegnati negli esami. Forse sarà ancora più economico abolirti del tutto questi ancora troppo costosi esami? E dare il via allo smantellamento della Scuola Pubblica, facendola funzionare sempre peggio, non sarebbe più economico ancora?

Io spero molto negli studenti che oggi mi sembra si siano svegliati da una specie di letargo provocato forse dal fatto che negli ultimi anni l'acquisizione facile dei loro diritti aveva messo in ombra i loro doveri. Nel momento in cui si sono sentiti direttamente minacciati hanno riscoperto con ugual forza il valore dei diritti e quello dei doveri. Spero solo che gli impegni di fine anno scolastico e le vacanze estive non smorzino troppo il loro coinvolgimento. Sicuramente sono in grado di utilizzare tutti i mezzi della moderna comunicazione per farsi sentire in Italia e altrove.

Infine, per rispondere all'ultima domanda, devo dire che, se certe sperimentazioni hanno fatto crescere il numero delle discipline scolastiche, lo hanno fatto per rispondere ad esigenze di tipo culturale nell'ottica di una formazione poliedrica cosi come richiesto dalla società di oggi. Può essere comprensibile una ri-definizione più specifica dei curricula dei diversi tipi di Scuola Superiore, ma pensare di trasformare discipline quali la Storia dell"Arte, l'Informatica, l'Educazione Fisica o qualunque altra in "opzionale a pagamento" mi sembra quanto di più stupidamente classista si possa proporre per la scuola pubblica».


 

Ma proseguiamo ringraziando Auretta Giovannini per il suo fondamentale intervento. Nel campo della Sanità le cose non sono diverse per quanto riguarda il dilemma pubblico-privato ed in particolare il tutto privato che si vorrebbe imporre. In tal senso si dovrà pur vedere la situazione di altri paesi tra i quali la Russia che tanti notiziari radiotelevisivi hanno mostrato in preda al freddo ed alla fame, senza quelle garanzie di protezione sociale che perfino i più deboli e screditati governi dell'ultima stagione ancora socialisteggiante erano in grado di assicurare a tutta la popolazione. Intanto in Jugoslavia, tuttora smembrata, dopo la cura delle bombe all'uranio, le mafie sostenute in ogni modo, anche naturalmente a suon di dollari, marchi e fors'anco dracme e lire hanno vinto - per ora - e sono riuscite attraverso le privatizzazioni ad ottenere il crollo di qualunque garanzia di sviluppo democratico, che il governo di Milosevic (che non vogliamo affatto santificare) aveva faticosamente mantenuto nonostante il linciaggio morale e la campa'gna di menzogne che molti mezzi di informazione, sovvenzionati, controllati o meglio padroneggiati da USA & C. e non soppressi dal governo, avevano sistematicamente praticato.

Ma anche i "ricchissimi" USA sperimentano tuttora la tragica situazione di miseria che incombe su milioni di persone e l'incertezza delle prospettive anche per molti che non vivono in miseria ma che potrebbero essere spinti in tale condizione da fatti purtroppo comuni quali gravi malattie o incidenti per porre rimedio ai quali occorrano cure, trattamenti specifici, assistenza che in regime "liberistico" chiunque può ottenere liberamente pagando anche se non ha un dollaro per pagare perché, ad esempio, inabile al lavoro o semplicemente disoccupato. In tal caso la libertà garantita dal liberismo è quella di morire o di vegetare senza poter risolvere i problemi legati a mali invalidanti per mancanza di denaro. In pratica è il contrario della libertà almeno per chi non confonde questa con il liberismo che, come sistema nel quale ognuno è libero di calpestare i diritti dei più deboli dovrebbe forse meglio essere definito privatismo per evitare, appunto, confusioni. Ciò che fa al suo intemo la superpotenza egemone tenta di farlo a maggior "ragione" fuori dei suoi confini, ammesso che essa consideri qualcuno al di fuori dei suoi confini e non veda delirando, ciò che i maligni pensano, come un suo affare privato la Terra intera con cui si comporta - per usare le parole dell'americanissimo Noam Chomsky come il mafioso quando chiede il pizzo.


 

Le situazioni di Cile e Argentina e cosi quelle di varò paesi del cosiddetto "terzo mondo" sono tragiche, come risulta dalle cronache di questo 2002 con indebitamenti colossali su cui i buoni governi del "libero" Occidente intervengono offrendo prestiti con tassi di interesse tali che una combriccola di usurai non potrebbe far peggio. Alcuni vorrebbero introdurre il sistema americano anche in tutta Europa, Italia compresa, per trasformare il diritto alla salute, previsto in vari modi dalle costituzioni europee ed in maniera limpidissima da quella italiana, in un optional, come dicono certe persone istruite che si può ottenere con il pagamento del pizzo questa volta all'interno dei vari stati. Naturalmente, in un sistema che per i meno abbienti non prevede neppure le cure indispensabili per la sopravvivenza è drammaticamente privo di senso parlare di prevenzione, sia in termini di promozione delle condizioni ambientali, di lavoro, di relazioni sociali, di centri di orientamento igienico-sanitario che la rendano possibile, sia in termini di possibilità di cure primarie e di diagnosi precoce delle malattie. È compito degli uomini civili battersi per rimuovere tutti gli ostacoli che si oppongono alla realizzazione del diritto alla salute per tutti. Ma non è interesse di questo sistema di rapporti nel quale la disuguaglianza è l'essenza, il fine perseguito perché mezzo per mantenere il potere.

Va da sé che quando ci si autoproclama incarnazione della libertà e della democrazia, si possa tendere ad amministrare anche la giustizia secondo i propri sacrosanti interessi, sempre sulla base del privatismo per il quale, al di là dell'elargizione di qualche briciola, ferma resta la cara vecchia massima Mors tua vita mea. Così è nato ad esempio il partito Forza Italia che di fatto si è appropriato di una espressione usitatissima per sostenere il nostro Paese, le sue risorse culturali, artistiche, sportive, di fatto tentando di privatizzare un'espressione che era di tutti insieme al colore azzurro (tra l'altro il nostro preferito): un comportamento opportunistico ed un imbroglio che dovevano essere rigorosamente evitati.

Veniamo ai trasporti: da un lato trasporti pubblici (statali, o di aziende comunali, o di altri enti locali) ferrovie. Dall'altro autocarri e autobus privati, auto private a iosa. I terribili costi in denaro di questi ultimi impallidiscono di fronte all'immane tragedia dei costi sociali per la politica del tutto su gomma. A vantaggio di chi? Quanti sono in proporzione i morti ed i feriti sulle strade e nel trasposto privato in confronto a quelli sulle ferrovie e nei trasporti pubblici? E non si sviluppano i trasporti pubblici proprio per far guadagnare chi già con auto e simili ha patrimoni immensi. Ma si veda poi cosa succede alla FIAT nonostante tutti i finanziamenti pubblici che ha indebitamente ricevuto.

Forse le ferrovie andrebbero bene ma private, come private sono le linee aeree e marittime. Così i soliti benefattori dell'umanità guadagnerebbero correttamente cento volte più del limite dell'indecenza. Ma il problema, per qualcuno è proprio il controllo delle risorse, non necessariamente attraverso lo stato padrone, ma attraverso la cooperazione, gli enti locali etc. Non è possibile ritenersi ed essere liberi senza esercitare un controllo sulle risorse che debbono essere destinate a nutrirsi, curarsi dalle malattie, spostarsi nei vari paesi etc. 0 riteniamo giusto che qualcuno ci dica che cosa, come, quanto, quando e se mangiare, bere, curarci, muoverci di casa a seconda di quello che fa piacere a lui? Però il singolo privato cittadino i cui diritti dovrebbero essere garantiti insieme a quelli della collettività, non gode in questo sistema "liberistico" neppure della libertà di destinare a chi vuole il famoso 8 per mille delle imposte da lui pagate. Perché solo allo Stato o a certe chiese e comunità del genere? Perché non ad organizzazioni nazionali o intemazionali liberamente scelte? Medici senza frontiere o Italia-Cuba per noi sarebbero ottime destinazioni cui potrebbero affiancarsi liberamente altre. Di fatto il liberismo è dunque negatore delle libertà. È solo privatismo.

Ora anche la Rai dovrebbe vendere uno o due canali su tre. Chi li comprasse avrebbe qualche interesse, no? Ma l'interesse dei cittadini è fare gli interessi di privati pesciolini o anche di pesci medi e grossi fino ai pescicani? Poiché siamo per la proprietà pubblica dei mezzi di produzione e per una forte presenza pubblica nel settore delle comunicazioni come garanzia per la libertà di tutti, non siamo ovviamente d'accordo su questa mania delle privatizzazioni che già con il governo sedicente di centrosinistra ha condotto a prospettare di fatto anche la privatizzazione del servizio militare. Una questione di principio e di sostanza, questa, importante quanto quella della scuola e dei mezzi di comunicazione di massa accentrati in mani private. Poiché non confondiamo la moderazione con il moderatismo, desideriamo ricordare che la difesa della Patria è stata considerata dovere sacro (in senso generale, valido per tutti) del cittadino. La ferma obbligatoria, un tempo inutilmente lunga, diciotto mesi con centomila unduè e poche briciole distorte ed insignificanti di addestramento militare, con assurde persecuzioni per gli obiettori di coscienza, viene ridotta dalla prospettiva attuale a zero, consegnando al regime di privatizzazione anche la difesa della patria. Una vergogna per l'Italia cui speriamo l'Europa non si adegui. Circa tre o quattro mesi di addestramento militare serio, permettendo agli obiettori di optare per il servizio civile, dovrebbero essere sufficienti e potrebbero essere corredati da supplementi di informazione aggiornati per i giovani che hanno svolto da poco il servizio e che si vorrebbe non dovessero mai essere chiamati a svolgere missioni "pacifiche" come la guerra infame contro la Serbia, contro la nostra Costituzione, contro il Diritto internazionale.

Lfs



Pubblicati nel Web: aprile 2006