"Benpensanti" contemporanei scoprono che totalitarismi dal nazifascismo al comunismo ed  estremismi vari hanno le radici nel romanticismo !!! 

L. F. Schlinger dimostra l'assurda infondatezza di queste considerazioni

 

Da Urbino Lucius F. Schlinger

ANCORA I ROMANTICI DEL DIAVOLO

 

    Dovrei dire prima di tutto Domine, non sum dignus, riprendedo il titolo di una breve puntualizzazione  della Neue Zeitscrift für Musik *di  Robert Schumann che si colloca nel bel mezzo di una serie di straordinarie “presentazioni” di opere di Mendelssohn, Chopin, Liszt, Franz Schubert, letteralmente venerato dal grande Robert che tra l’altro riferisce in modo volutamente semplice, ma emozionante per qualunque lettore musicòfilo, di una sua visita al fratello di Franz, Ferdinand che gli era sopravvissuto e presenta la sinfonia in DO, oggi famosissima come la grande, ma scoperta, con altre opere del sommo Franz,  proprio da Robert  Schumann che fu sempre estremamente generoso nel promuovere la conoscenza delle composizioni dei suoi grandi contemporanei.

      

Franz Schubert

ritratto di K. Moss, M.M. Ed., M.Mus.

      La citazione mi è venuta facilmente in testa per la grande simpatia che da buon non credente ho verso certe mitiche figure spesso collegate all’estro, al genio, all’ironia, al carattere di “guastafeste” del perbenismo  ipocrita che il nostro Diaboloz (Diabolus, colui che getta l’ostacolo in mezzo al cammino, come si intende  da  gran tempo, in fondo in armonia con l’ebraico Satàn, l’Oppositore o l’Avversario) al di là del  senso tradizionale di “calunniatore”  mentre a me questo  personaggio fa piuttosto l’effetto di un “calunniato”. Pare dunque che vi siano  ancora troppi perbenisti con tanto di carte in regola progressiste o che tali vorrebbero apparire. È il caso di una intervista-recensione sul settimanale L’espresso del maggio 2003, “All’armi son nichilisti”, a cura di Enrico Pedemonte, di un libro di Paul Berman, Terror and liberalism, pubblicato - quando si dice la combinazione! - negli USA e probabilmente assai gradito al loro attuale presidente. L’intervistatore prende comunque le distanze  o almeno non identifica la sua posizione con quella dell’autore di certe strabilianti scoperte, ricordando che il libro del Berman ha suscitato aspre polemiche, ma gli fa in sostanza una discreta réclame, condita con un intervento dell’ex ministro degli esteri polacco Bronislaw Geremek che, dopo aver dichiarato che i primi ad affermare la necessità di interventi umanitarî furono i “Medici senza frontiere” - ma in quali termini? - contempla disinvoltamente “l’esigenza di una regolamentazione degli interventi umanitari militari” e presenta poi un colloquio  di Giacomo Leso con Elisabeth Badinter sulle donne francesi che esortano giustamente le loro concittadine musulmane ad eliminare il velo, ricordando che anche le autorità musulmane in Francia (come altre, aggiungerei, anche al di fuori della Francia) non lo considerano essenziale.

    Ma di quali scoperte si tratta? Del fatto (nientemeno!) che che tutti i totalitarismi e gli integralismi, dal nazifascismo al “comunismo” tout court,  al fanatismo dei movimenti estremisti musulmani avrebbero secondo il Berman le stesse radici: quelle del Romanticismo sorto con tutta la sua “cultura di morte” come reazione alla Rivoluzione francese. E dunque guai a chi come me ritiene ancora validissima la prospettiva comunista senza, o meglio contro dogmatismi e stalinismi più o meno ben mascherati! Dovrò dunque confessare che, già da simpatizzante comunista, ho duramente espresso in un intervento presso la Federazione Giovanile, la mia condanna dell’invasione dell’Ungheria avvenuta qualche anno prima, nel 1956 e che mi piacevano moltissimo Dubcek e compagni. 

   Per quanto riguarda il Romanticismo non vedo, nonostante i “lumi” di Mister Berman, come dall’ultimo Mozart a Goya, da Goethe a Schelling e Leopardi, da Beethoven a Weber, Schubert, Schumann, Chopin, Delacroix, Francesco Hayez, Liszt, Mendelssohn fino a Brahms e Bruckner si possa parlare di radici del fascismo e del nazismo. Vanno comunque valutate come meritano, cioè nulla, certe   follie ideologiche del pur grande Richard Wagner a proposito di Giudaismo nella musica e gli atteggiamenti antisemiti di Wagner che Marx, il quale mi pare fosse anche un tantino comunista (se sbaglio mi horregga, il Sor Berman!) manda proprio a farsi friggere. Tra l’altro Wagner,  prima rivoluzionario, finisce ad un certo punto con il divenire addirittura ammiratore di Bismarck, a riprova della sua singolare coerenza politica. E la letteratura di tutti i paesi è piena di accenti antisemiti (si pensi, per fare un solo esempio illustre, al detestabile Shylock in Il mercante di Venezia di Shakespeare) senza prefigurare i campi di concentramento. Certo chi sostiene che  il Comunismo porta necessariamente alle stragi di Stalin  può anche non essere in grado di distinguere tra certe  espressioni  sciagurate di Wagner - certo ammirato non per queste - ed il Romanticismo tout court. Così si può credere di “dimostrare” tutto e il contrario di tutto, un po’ come fanno certi  “profeti” superstiziosi  che rabberciano di continuo le loro previsioni. Ma forse il sagace  Mister pensava proprio a Felix Mendelssohn Bartholdy, quella singolare figura di ebreo pre-nazifascista!! Ognuno è libero di presentare tutte le sue perline di plastica e perfino di ripetere la predica fissa che già  si tentò di imporre agli studenti in Italia ed altrove:  appena si vede che un intellettuale è davvero grande, allora non può essere romantico e comunque il Romanticismo è quella fase che  si supera per approdare ad altri lidi, tra i quali troviamo spesso il robusto realismo, un superiore ritorno agli equilibrî classici e simili delikatessen. Qui addirittura il Romanticismo è un nemico. Povero me, dunque, che, da uomo di oggi, ne accolgo tutti gli elementi essenziali, anche con tutte le diverse sfaccettature e le “polarità” (che a volte possono assumere l’aspetto di drammatiche contraddizioni) di cui magistralmente parla Alfred Einstein!

    In Italia ed altrove gli studenti più svegli hanno da tempo superato proprio queste   banali sclerotizzazioni del pensiero ed hanno imparato da tempo a non confondere i romantici con gli autori di certi scemeggiati televisivi o della bum bum bum musik  e delle canzoncine piene di tenerezze delle nostre ciabatte.

 

    Il bravo americano, ci riferisce Pedemonte, si è schierato per l’invasione dell’Iraq che è avvenuta mentre si definiva sempre più apertamente e sfacciatamente la “dottrina” dell’attuale capo del Pentagono ed è quindi almeno su molti temi d’accordo quel campione di pacifismo a base di stragi dirette di militari e  soprattutto civili in ogni parte del mondo e di stragi “indirette” per l’avarizia criminale con la quale accumula risorse ed sta facendo  morire di fame, sete, malattie decine di milioni di di persone, spesso non contribuendo seriamente neppure a rimettere alla meno peggio in piedi quel che resta tra le macerie di tante “missioni umanitarie” condotte con le bombe, negando a tanti popoli dell’Asia, dell’Africa, dell’America latina aiuti elementari anche nelle situazioni più tragiche, come ben risulta alle  vere organizzazioni umanitarie, compresi proprio quei Medici senza frontiere che conosco, sostengo come posso ed invito a sostenere.

    Ed infine chi ha combattuto con maggiore decisione ed ha impegnato più militanti contro il nazifascismo sul nascere, tra l’indifferenza o nonostante la complicità dei governi “liberali” se non i socialisti,  gli anarchici ed i comunisti accanto a certi altri gruppi democratici laici e cattolici? La Russia che si definiva comunista non ha esitato, anche sotto Stalin, a schierarsi a fianco delle “ democrazie” occidentali contro i nazifascisti, dopo il Patto di non aggressione che le servì a rendere meno drammatica l’inferiorità del suo apparato militare di fronte ad Hitler & complici.

 

    I popoli arabi sono stati, come tanti altri, conquistatori finché hanno potuto. Ma chi ha aggredito per secoli i musulmani almeno dal tempo delle crociate? Ed In fondo le Chiese cristiane non sono state sempre  molto tolleranti sia con i Musulmani, sia con gli Ebrei. Non sarà dunque nel Cristianesimo la radice di tutti movimenti carichi di  fanatismo e violenza? Lo dico poiché, visto che ci siamo,  e sempre condannando il peccato e non il peccatore, potremmo suggerire al Berman  di aggiungere anche questa alla sua collanina di  amenità.

   

    Ma riflettiamo. Sarebbe stato l’abbandono delle prospettive “liberali” uscite dalla Rivoluzione Francese a condurre alle catastrofi di cui sopra.

Ma quale Rivoluzione francese? Ad un certo punto si parla anche di Saint Just. Si intende proprio il grande  rivoluzionario collega di Robespierre nel Grande Comitato? È comunque in testa ad una fila di cattivi che va fino a Baudelaire e Nietzsche.

    Non saranno piuttosto per il Bonaparte le vere simpatie del sedicente sinistrorso made in USA? È infatti con costui che si afferma la prospettiva del liberalismo pieno - cioè  del potere politico riservato a chi ha più ricchezze - dopo il tradimento della Francia con la svendita della sua grande Rivoluzione, attraverso il commercio di popoli  che conduce il Bonaparte a troncare la plurisecolare indipendenza della Repubblica di Venezia mentre decide  perfino di abolire il titolo (ormai un’ombra, ma per lui fonte di imbarazzo) di Imperatore del Sacro Romano Impero, per poter mettere accanto ad un “Imperatore d’Austria” il ben (provvisoriamente) piantato “Imperatore dei Francesi”: due titoli storicamente assurdi. Anche le stragi di tante guerre imperialiste sono un degno antecedente di quelle di Mister Bush, dei suoi precedenti & Company. E queste ultime continuano - contro la volontà di tanti  Americani, coraggiosi ribelli, la politica che fu dei fascisti italiani ed in seguito (non lo  dimentichino gli Italiani!) dei loro allievi nazional-socialisti che  per varî aspetti superarono i loro maestri, sempre in difesa degli interessi dei proprietarî, dei privilegiati, dei ricchi  che di loro si servono contro gli sfruttati ridotti  fino all’estrema miseria in tutto il mondo, compresi non pochi ambienti degli USA.

    Non c’è possibilità di confusione con la  democrazia che è tutt’altra cosa, anche se Berman (o  forse anche Pedemonte ed altri) non lo sanno. È anzi legittimo ritenere che la prospettiva democratica, proprio in quanto si propone di dare tutto il potere a tutto il popolo e non agli apparati burocratici autoritarî - che ben vide Orwell e che denunciò  con “La fattoria degli animali” - debba essere identificata con la costruzione della società comunista.

 

    Dunque il libro di Berman va trattato come la Coca cola, le lamette Gillette a tanti altri prodotti di aziende che sostengono l’attuale presidenza USA e le sue guerre in barba al Diritto internazionale ed all’ONU, in Iraq ed altrove. Lo si può forse vedere in Internet, ma  sarà bene acquistarlo solo se si vuole appoggiare la politica di violenza e di morte del Pentagono. Altro che nichilismo dei romantici! Del resto sappiamo fabbricare storielle più divertenti senza il “pensatore” sostenitore della guerra in Iraq (e di quante altre?)

 

Proprio in conclusione voglio dire che nel prossimo numero penso di presentare ai lettori un eccellente lavoro di Luigi Balsamini, un giovanissimo scrittore urbinate. La sua tesi di laurea, pubblicata dall’Edi-tore Galzerano di Salerno, riguarda anche alcun i dei temi cui  mi sono riferito. Il titolo è Gli arditi del Popolo e presenta un’analisi acuta ed accuratamente documentata della complessa situazione dell’Italia uscita dalla vincitrice Grande guerra, ma con tremendi problemi sul piano sociale e politico, stretta tra la prospettiva rivoluzionaria e la violenza fascista che proprio per la colpevole inerzia o la complicità di tanti “liberali” e della monarchia, aggravata dall’incapacità delle forze democratiche di dare ad essa una risposta decisa, coerente ed unitaria, riuscirà in quegli anni a prevalere.

 

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*Si veda “La musica romantica”, opera a cura di Luigi Ronga, autore anche delle traduzioni dei testi dalla  Neue Zeitscrift  Für Musik (Nuova rivista di musica), BMM,1958.

 

Nota pubblicata su "Punto d'incontro" Rivista di cultura interdisciplinare di Lanciano (CH) diretta da Mario Micozzi.

Carlo Bo ne è stato fino all'ultimo Presidente del Comitato di Redazione intervenendo in genere con puntuali articoli di fondo.