SCIENZA

Dalla rivista   "PUNTO D'INCONTRO" dicembre 1979

Un contributo per una più seria ed autentica informazione scientifica

 

 

    Ufo, millenni, millanterie

 di Lucius F. Schlinger

 

  In assenza di un controllo democratico dell'informazione e di una seria organizzazione dell'istruzione di base è oggi ancora possibile far passare per "scientifiche" presso molti lettori le più volgari speculazioni.

 

    E’ generalmente evidente la ripresa di fenomeni di irrazionalismo di massa attraverso il successo di pubblicazioni, documentari di vario tipo, trasmissioni radiotelevisive, formazione di variopinte sette e conventicole: occultismo, magia,  astrologia, cabala, metodi di guarigione miracolosa di tutti i mali, esoterismi di ogni risma vengono reclamizzati spesso nelle stesse riviste e nell'ambito degli stessi gruppi insieme a pretese "ricerche" nell'ambito dell'ufologia e dell'archeologia spaziale o "misteriosa".

È soprattutto di questi ultimi due campi interdipendenti della speculazione pseudoscientifica che ci occupiamo, ma intanto ci pare molto importante sottolineare la presenza delle superstizioni più palesemente antiquate, squalificate da secoli, come la cabala e l'astrologia, accanto alle pretenziose "scoperte" in tema di dischi volanti e di civiltà ultrapreistoriche che - secondo gli "archeospaziologi" - sarebbero state pressoché onnipresenti decine o centinaia di migliaia di anni fa sul nostro pianeta, grazie all'intervento di gentili e dotti extraterrestri come maestri dell'umanità.

    In assenza di un controllo democratico dell'informazione e di una seria organizzazione dell'istruzione di base è oggi ancora possibile (forse più che mai) far passare per "scientifiche" presso molti lettori le più volgari speculazioni proprio perché il pubblico non viene concretamente posto nella condizione di distinguere e decidere tra l'informazione corretta e la ciarlataneria " a sensazione".

    Con altre forme di superstizione più o meno riverniciate l'archeologia spaziale e l'ufologia di maniera hanno in comune alcuni caratteri intrinseci ed alcune modalità di diffusione.


 

    Esse si rivolgono di preferenza ad un pubblico che vuole credere poiché spesso tende a sostituire certe illusioni metafisiche già crollate o difficilmente sostenibili con teorizzazioni dall'aria "scientifica", apparentemente più degne di fiducia: si rivolgono cioè a chi in qualunque modo può "aver bisogno" di credere in qualche confortante realtà al di fuori della scienza (cui pure è costretto ad affidarsi quotidianamente perché su essa si basano le sia pur modeste certezze reali e controllabili) e al di fuori di qualunque possibilità di verifica.

    Le "moderne" superstizioni sono sostenute da un apparato propagandistico imponente: alcune case editrici (ad esempio Armenia, Edizioni mediterranee, Sugar in Italia) sono specializzate nella diffusione di false ricerche e false documentazioni dei più strabilianti miracoli. Il guadagno che pubblicazioni del genere assicurano agli editori ed agli autori è enormemente superiore a quello che può essere conseguito con libri e riviste che affrontino seriamente problemi di astronomia, di archeologia, di paleontologia (cioè delle discipline che sono maggiormente usate in modo trivialmente distorto dagli speculatori di cui ci occupiamo): se valutiamo in venti contro uno i lettori di opere pseudoscientifiche in rapporto ai lettori di seri lavori di divulgazione, pecchiamo forse per eccesso di ottimismo.

    Tutti gli scrivani di opere di ciarlataneria "spaziale", circondati in generale dall'indifferenza o - nei casi migliori - dal disprezzo degli scienziati e degli uomini di cultura, cercano per sistema di "vendicarsi" accusando quella che chiamano "la scienza ufficiale" di non volerli ascoltare o addirittura di "nascondere" le presunte verità delle quali essi sarebbero depositarî. La definizione di "scienza ufficiale" è in questo caso un elemento di plateale mistificazione: essa comprende infatti non certi indirizzi di pensiero e di organizzazione della cultura che possano in qualunque modo essere considerati conservatori o spiccatamente accademici, ma gli atteggiamenti generali di tutta la comunità scientifica la quale, a buon diritto, non perde tempo a discutere le migliaia di pretesi avvistamenti di UFO o le pretese scoperte di astronavi nella preistoria, né le apparizioni di fantasmi, le profezie dei maghi, le imprese dei guaritori ed altre forme di superstizione   e di attività truffaldine.

    D'altronde non si spiega come questi perfidi scienziati "ufficiali" dovrebbero agire contro ogni loro possibilità di affermarsi rapidamente e sicuramente: se archeologi e paleontologi potessero dimostrare la realtà di una civiltà vecchia di decine di millenni, chi sarebbe più celebre e gratificato di consensi negli ambienti scientifici e nelle cronache? E chi salverebbe dall'assalto martellante dei cacciatori di autografi gli studiosi che fossero in grado di dimostrare l'avvenuto contatto tra uomini del nostro pianeta ed esseri extraterrestri?

    Ma che diavolo devono nascondere gli scienziati? A chi? E perché? Al massimo ci si può attendere che, in presenza di prospettive interessanti, ma ancora incerte, della ricerca, gli scienziati evitino di divulgare per un po' risultati -appunto - ancora da verificare. Ma se un risultato esiste, allora viene divulgato, e chi ha contribuito a raggiungerlo trova in genere il consenso della comunità scientifica. È chiaro che qui ci riferiamo alla ricerca su certi temi dei quali è la scienza ad occuparsi in primo luogo, e non al segreto che circonda certe evoluzioni della tecnologia in relazione (ad esempio) all'approntamento di ordigni e sistemi operativi di interesse militare diretto.

    Nessuno ha mai dato una prova sicura di avvistamenti di veicoli extraterrestri sul nostro pianeta oggi o nel passato, come del resto di nessun fenomeno "paranormale". (1) Dobbiamo richiamare l'attenzione del lettore sul fatto che non sono ipotesi più o meno discutibili a mancare: sono le prove che mancano totalmente.

Vi sono invece prove innumerevoli non solo di errori, ma di mistificazioni palesi, di vere e proprie truffe che ufologi ed archeospaziologi hanno perpetrato a danno di lettori di libri e riviste e di ascoltatori di sciagurate trasmissioni radiotelevisive, e tali truffe non hanno nulla da invidiare alle migliaia che giornalmente si consumano nei baracconi dei veggenti e dei guaritori.

Tra le millanterie in tema di contatti con extraterrestri possiamo subito ricordare tutto un genere.

    I rapidi progressi dell'astronautica (e più in generale dello studio del sistema solare) negli ultimi decenni hanno mostrato l'estrema inospitalità dei pianeti che girano intorno al nostro vecchio Sole: (2) dove sono oggi le migliaia di "prove inoppugnabili" di visite alla Terra da parte di marziani e venusiani? Che fine hanno fatto gli isterici "testimoni oculari estremamente attendibili" ed i "protagonisti in prima persona" di lunghe conversazioni e di coabitazioni con mostricciattoli superdotati provenienti dai pianeti vicini? Vogliamo meditare per un momento sul fatto che non più di trent’anni fa tanti sedicenti studiosi pretendevano ancora di far credere che da Marte o da altri pianeti vicini si dirigessero spedizioni verso il nostro mondo?

    Il misero fallimento di tali millanterie non ha comunque per nulla scoraggiato l'industria della cialtroneria: essa si basa, tra l'altro, sul fatto che molti, come dicevamo, vogliono credere. "La società è malata: vede i dischi volanti" è il titolo di un articolo di Margherita Hack su "Il Giorno"

(inizio del '79). Le "ufonerie" (termine con il quale la celebre direttrice dell'Osservatorio di Trieste propone, non senza buone ragioni, di sostituire il meno delicato "coglionerie") si sono dunque aggiornate.

    E, perbacco, hanno fatto anche presto. Ciò tenendo conto del fatto che per molti incolpevoli lettori non fa molta differenza sentir parlare di marziani (proprio "marzianacci de Marte") o di abitanti di sistemi planetari intorno a stelle poste a qualche annetto-luce di distanza da noi. Sempre extraterrestri, no? La cosa sembra in fondo anche facile.

        Ma non lo è.

     I "marziani" (o in genere gli ipotetici abitanti di pianeti del sistema solare) in cui qualcuno poteva credere fino a qualche tempo fa, si sarebbero trovati nel raggio di alcune centinaia di milioni o di pochissimi miliardi di chilometri da noi. Ma non esistono. Anzi, per quanto riguarda il sistema solare, da qualche anno i "marziani" siamo noi. Ma i pochi miliardi di chilometri che ci separano da Plutone (tanto per considerare il pianeta mediamente più lontano, del resto piuttosto freddino) corrispondono a meno di 7 ore-luce alla massima distanza. Le stelle più vicine si trovano, come è noto, a distanze di vari anni-luce: 4,3 nel caso del sistema di Alfa e Proxima del Centauro. A tale distanza il nostro pianeta gigante. Giove, è già circa cento volte meno luminoso dei più deboli corpi ancora visibili con i più grandi telescopi terrestri. In tale situazione la Terra sarebbe pressoché assolutamente insignificante. E nessuno ci ha mai garantito che proprio intorno alle stelle più vicine siano in orbita pianeti abitabili o addirittura sedi di civiltà tecnologicamente tanto sviluppate da potersi mettere in contatto con noi o comprendere eventuali messaggi in arrivo. Anzi, sulla base di molte considerazioni, gli astronomi ritengono che la distanza tra civiltà tecnologicamente avanzate (di cui comunque si hanno molte ragioni di ipotizzare l'esistenza) si misuri in media nell'ordine delle centinaia di anni-luce.

Questo anche perché c'è ancora da considerare almeno un altro fatto fondamentale: il tempo necessario all'evoluzione naturale per produrre organismi complessi capaci di sviluppare un'organizzazione tecnologica che sia in grado di tentare collegamenti con altre civiltà. Ad esempio la Terra ha prodotto l'uomo dopo 4,5 miliardi di anni, ma la nostra civiltà tecnologica è "antica" di pochi decenni, e ciò vuol dire che per 4,5 miliardi di anni nessuno sul nostro pianeta sarebbe stato in grado di decifrare eventuali messaggi extraterrestri.

Le probabilità di incontro (anche solo attraverso messaggi radio o comunque affidati alle onde elettromagnetiche) con altre civiltà in tempi brevi è estremamente bassa. Ancora più difficile si presenta la possibilità di contatto con astronavi provenienti da culture extraterrestri, per i formidabili problemi che tale contatto comporterebbe, anche tralasciando ogni discussione sull'impiego di energia che è necessario ipotizzare da parte dei visitatori eventuali, tenendo essenzialmente conto del grandissimo numero di astri sparsi nella nostra sola galassia: miliardi di obiettivi più o meno interessanti per eventuali visitatori di altri mondi.

In definitiva non si vede perché ad ogni pie’ sospinto dovremmo imbatterci in macchine provenienti, con tanto di "macchinisti", da lontani sistemi planetari con "destinazione Terra", dato che la nostra Terra non è che uno dei pianeti

orbitanti intorno ad una tra i cento e più miliardi di stelle di una galassia.

    È comunque la scienza (ed in particolare l'astronomia nei suoi diversi rami, con il contributo delle scienze affini) a porre il problema dell'esistenza di altri esseri intelligenti nell'universo. I "moderni" chiacchieroni di dischi volanti e di civiltà decimillenarie programmate da dischi volanti ultrapreistorici non hanno inventato proprio nulla.

La scienza non pretende di far passare per soluzioni le impostazioni dei problemi.

L'industria della cialtroneria "spaziale" è invece sempre pronta a contrabbandare qualunque bislacca speculazione come "inoppugnabile realtà".

Ecco dunque antichissime civiltà pre-egizie dotate di miracolistiche tecnologie (grazie a compiacenti padrini spaziali), ecco le bombe atomiche di tanti millenni prima di Cristo, ecco la strabiliante documentazione della fine di Atlantide (civiltà arcisviluppata ed infine distrutta da un asteroide assassino appena 11 mila e 500 anni or sono); si osservino inoltre il peso e le misure esatte dell'astronave di Ezechiele (aeromobile sopraffino del 592 a.C.) e si ascolti il dissacratore Ser Giovanni Boccaccio che oltre seicento anni fa osa già ironizzare sulla "penna dell'Agnolo Gabriello” e sui carboni sui quali fu bruciato San Lorenzo nella famosa novella di Fra Cipolla.

Spesso gli scienziati non si curano, naturalmente, di smentire punto per punto le idiozie degli ufologi e degli archeospaziologi, poiché hanno evidentemente ben altri motivi per impegnare il loro tempo (anche se bisogna notare negli ultimi anni una salutare tendenza, in particolare da parte di alcuni astronomi, a segnalare la pericolosità di una sempre più massiccia   diffusione   di  pubblicazioni ciarla-tane come una vera forma di "oppio dei popoli").

La battaglia contro l'oscurantismo e la superstizione deve quindi essere affidata almeno in parte ad operatori che, anche se non necessariamente specialisti in alcuna disciplina scientifica, siano comunque sostenuti da un minimo di informazione corretta ed animati da una precisa coscienza critica e dalla volontà di fare chiarezza dissipando il polverone della ben nutrita speculazione ciarlatana.

A questo punto non si tratta più di smentire per l'ennesima volta tutta una genia di assurde argomentazioni "ufologiche" e "spazioarcheologiche": la condanna della scienza è evidente.

Si tratta invece di denunciare in tutti i modi efficaci una vasta operazione opportunista che trova spazio proprio in una situazione di grave carenza dell'informazione scientifica e rappresenta - parallelamente ad altre, in tutti i settori della cultura - un elemento di distorsione tendenzialmente regressiva rispetto alle attuali possibilità di sviluppo dell'informazione, possibilità che una società democratica è chiamata a sostenere come un fondamentale diritto di tutti i cittadini.

Daremo dunque di seguito alcuni esempi di menzogne provate, di falsi plateali, di truffe imbastite con stile da baraccone di quint'ordine, attraverso alcune tra le varie decine di "schede" che abbiamo preparato per un lavoro più ampio sulla cialtroneria "spaziale".

Le vecchie speculazioni su Atlantide, civiltà plurimillenaria distrutta 11.500 anni fa sono riprese da Peter Kolosimo che ci racconta come il favoloso continente sarebbe stato assassinato da un asteroide "attratto da un'inconsueta   congiunzione Terra-Luna-Venere": peccato che tali "inconsuete" o addirittura "rarissime" congiunzioni siano in realtà del tutto comuni: (3) nel '77, ad esempio, la Luna occultò per ben tre volte Venere (si ebbe cioè per tre volte il "rarissimo"allineamento Terra-Luna-Venere), ma in pratica congiunzioni molto strette tra Luna e pianeti sono frequentissime poiché il piano di rivoluzione della Luna è poco inclinato rispetto all'eclittica ed in pratica ogni mese la Luna passa molto vicino a quasi tutti i pianeti.Che poi sia tanto meccanicamente semplice collegare certe congiunzioni alla caduta di grossi asteroidi sulla Terra è un'idea molto puerile.

Ancora Kolosimo ci spiega (su 'Giorni'' del 29/9/'76) come una "carta di Oronteus Finaeus" redatta nel XVI secolo rappresenterebbe l'Antartide in tutta la sua completezza" e sarebbe "tanto precisa da segnare esattamente il Polo Sud (sic!) e da essere sovrapponibile, per quanto concerne le linee costiere, ad una carta dei giorni nostri"

Tali conoscenze strepitose sarebbero naturalmente giunte (lo si fa ben intendere) a certi uomini del '500 da misteriosi padrini "spaziali".

Sovrapponiamo dunque idealmente la famosa carta ad una moderna nella stessa scala, prendendo atto intanto della soddisfazione del Kolosimo per il fatto che il vecchio documento indica ovviamente il Polo Sud come uno dei due punti d'incontro dei meridiani, cosa evidente in qualsiasi carta del '500 visto che i cartografi erano allora al corrente da secoli della sfericità della Terra e del moto apparente della sfera celeste. Ma che cosa c'è nella vecchia carta intorno al polo? Una delle tante raffigurazioni di un vasto territorio di cui si supponeva l'esistenza e di cui alcune parti cominciavano ad essere "note". "Terra australis recenter inventa" dice la scritta, mentre in certe carte dell'epoca si ritrova "Terra australis incognita", nella carta di Finaeus la massa continentale intorno al Polo supera nettamente in ogni sua parte il Circolo polare, indicato chiaramente da una scritta latina, e sfiora addirittura il Tropico, tanto che risulta in certe zone addirittura più settentrionale delle estremità del Sudafrica e del Sudamerica: una Antartide in qualche punto decisamente temperata o addirittura "muy caliente". L'errore, rispetto ad una carta del nostro secolo sarebbe appena pochissime decine di milioni di chilometri quadrati: sovrapponiamo pure! basta un qualunque atlante geografico in uso nelle scuole medie.

E, giacché ci siamo, veniamo ad un'altra formidabile rappresentazione dell'Antartide che, secondo il signor Flavio Barbiero (in "Mondo archeologico", editore Tedeschi, novembre 1977) sarebbe da vedersi nella "iniziale miniata di un codice medievale con la Cosmografia di Pomponio Mela". Il Barbiero dice che "ad eccezione della zona del Mediterraneo questo planisfero rappresenta esattamente l'Antartide quale si presentava 10 mila anni fa" ).

La riproduzione presentata dal Barbiero comprende, oltre al Mediterraneo, le coste dell'Europa dalla Penisola Iberica alla Scandinavia (appena accennata ma riconoscibile) l'Inghilterra, zone dell'Africa e dell'Asia (tra cui il Mar Rosso e il Golfo Persico); essa segna inoltre alcune catene montuose (ad esempio Alpi ed Appennini) ed alcune valli fluviali tra cui quelle del Nilo, del Reno e del Danubio: ebbene tutto ciò rappresenterebbe l'Antartide (sia pure con il Mediterraneo in mezzo, come ammette graziosamente    il   Barbiero),un'Antartide formata in sostanza da ciò che si conosceva nel XVI secolo di Europa, Asia e Africa. Evidente, non è vero?

Ancora Kolosimo (pagina 120 di "Terra senza tempo") ci racconta che i blocchi con cui furono costruite le grandi piramidi egizie erano sollevati dalle solite macchine perfettissime (che poi "caddero in disuso" tanto che di fatto "non se ne è mai sentito parlare"). Tali pietre non potevano comunque essere trascinate su rulli ricavati da tronchi d'albero perché, dato il loro peso, potevano occorrere circa cinquecento uomini, cioè "mille mani" per spingerle. "Ma dove avrebbero potuto trovare posto mille mani - si chiede il sagace Kolosimo - intorno alla titanica pietra?".

E dimentica che la "titanica pietra" poteva essere agganciata con moltissime e lunghissime corde.

Tra le innumerevoli sciocchezze dello svizzero Von Däniken citiamo, da "Enigmi del passato" (ed. Sugar, 1975) "una straordinaria iscrizione rupestre" nella quale "otto dei nove pianeti del nostro sistema solare sono indicati nella loro esatta posizione rispetto al sole, testimonianza di una scienza astronomica di cui certamente gli artisti dell'età della pietra non disponevano". Perciò - si chiede il molto istruito Von Däniken - "Chi erano i loro insegnanti?"

In realtà la sconvolgente iscrizione presenta alcune macchie scure collegate da linee convergenti verso una macchia centrale: potrebbe trattarsi di una mappa indicante territori di caccia o di raccolta, ammesso che sia autentica (il discorso in tal senso va comunque lasciato agli specialisti). Ma accanto alla riproduzione della "straordinaria   iscrizione"   ecco la "spiegazione" del Von Däniken, che pretende di vederci il Sistema solare.

Benissimo: nella "spiegazione" i pianeti sono rappresentati a distanze grossolanamente sproporzionate dal preteso Sole. Giove, ad esempio, è appena appena più vicino al Sole rispetto a Saturno; Nettuno appare addirittura più vicino di Urano sempre rispetto a quello che si vorrebbe far passare per il Sole. E cosi via. Ma che vuol dire, infine "l'esatta posizione" dei pianeti? Nella interpretazione dello svizzero, ad esempio, Nettuno si trova in alto, Giove a sinistra, la Terra e Mercurio a sinistra in basso, Saturno a destra in basso eccetera: ora tutto ciò non ha assolutamente senso se deve servire ad indicare le "esatte posizioni" dei pianeti poiché, data la diversità dei periodi di rivoluzione, sono possibili innumerevoli configurazioni e già in pochi mesi il quadro varia notevolmente. E allora che significano le "esatte posizioni"? Nulla, proprio nulla.

Lasciamo perdere i tanti esempi che potremmo dare di eguale cialtroneria:

l'australiano Tomas, il francese Charroux ed altri "mostri sacri" come i signori Homet e Churchward o gli ufologi alla Pinotti ci offrirebbero ampio materiale ma annoierebbero anche i macigni. Vogliamo chiudere con un'altra bravata di Kolosimo ospitata ancora (23 marzo '77) dalla sfortunata rivista "Giorni" che da qualche tempo non si pubblica più.

A proposito delle dicerie su pretesi contatti tra popoli precolombiani ed ... Etruschi, riprendendo alcune "ricerche" della professoressa N. Rosi e nell'ambito di un discorso che porta alle solite storie da due soldi su Atlantide, il diligente signorino ci presenta un dizionarietto di termini che sarebbero passati dalle popolazioni precolombiane, attraverso gli Etruschi, nelle lingue neolatine, italiano compreso. Qualche esempio fra i tanti possibili:

Cattivo deriverebbe dunque da un antichissimo Qaoti che significa appunto "amaro, acido, di sapore cattivo".

Cucchiaio deriverebbe da un antichissimo Huccharatha che significa "sorbire a poco a poco".

Setaccio si fa derivare da un altro termine precolombiano, Sutuy che significa proprio "far cadere un liquido a gocce".

Qualunque scolaro di terza elementare è in grado, con l'uso di un discreto dizionario, di trovare le notissime etimologie reali: Cattivo, da "Captivus" (prigioniero) poi "Captivus Diaboli" cioè malvagio, prigioniero del Diavolo; Cucchiaio, da "Coclearium" derivato da "Coclea" (chiocciola) cioè oggetto in forma di chiocciola o simile a chiocciola, concavo; Setaccio, dal latino "saetacium" derivato da "saeta" (setola) appunto per il materiale (crini o simili) con cui talvolta si costruiva l'attrezzo.

Come si vede la vera etimologia delle parole è tutt'altra cosa rispetto ai triviali guazzabugli di Kolosimo.

Durante gli ultimi due o tre anni la diffusione di merce del tipo di quella che abbiamo visto è ulteriormente cresciuta. E’ in pratica impossibile esaminare tutte le pubblicazioni di tutti gli "specialisti" di astrointrugli e truffologia: del resto si tratta di roba che questi signori rimasticano continuamente come veri ruminanti.

 E non si tratta tanto di impiegar tempo a smascherarli: si tratta di trovare gli strumenti della cultura e della civiltà per combatterli insieme a tutte le altre forme di reazione e di oscurantismo.

 LFS

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1)  Si veda tra gli altri il bel libro di Piero Angela "Viaggio nel mondo del paranormale", Garzanti, 1978: una delle indagini più recenti e più serie, corredata di riscontri sperimentali e di una documentazione imponente, tra l'altro, sulle truffe di maghi, guaritori, sensitivi e cosi via.

2)  Si pensi che le recenti esplorazioni condotte con sonde automatiche hanno ormai escluso anche per Marte (che era il "candidato n. 1") qualsiasi possibilità di ospitare oggi organismi complessi. È addirittura probabile, se non proprio certo, che su Marte non vi sia - e non vi sia stata neppure milioni di anni fa - alcuna forma di vita.

3)  Per avere un'idea un po' più precisa di questo genere di fenomeni si può consultare un qualunque buon manuale divulgativo di astronomia. Può servire ottimamente allo scopo l'almanacco della rivista "Coelum ", edito a cura dell'Università di Bologna, che segnala o permette di ricavare facilmente le varie decine di occultazioni o congiunzioni strette tra la Luna ed i vari pianeti nel corso di un anno.