da Punto d’incontro

 

Su certi usi dei verbi "modali"

 

Una regola comunemente accettata anche in ottime grammatiche italiane ed in ottimi dizionari suggerisce o addirittura impone l'uso dell'ausiliare dei verbi modali, (come volendo potremmo definire, analogamente a quanto avviene ad esempio nelle grammatiche tedesche i verbi potere, volere, dovere) e in genere dei verbi fraseologici o servili) in conformità a quello richiesto dal  verbo che da essi viene retto. Ad esempio, poiché i verbi di moto spesso richiedono l'ausiliare, es­sere, e nonostante il fatto che i verbi potere, dovere, volere, usati autonomamente richiedano l'ausiliare avere si dovrebbe dire:

 

         Io sono dovuto andare, io sono dovuto venire

e sarebbe scorretto dire io ho dovuto andare, io ho dovuto venire.

 

Ma vediamo alcuni esempi che mostrano come la rigidità di tale regola   sia artificiosa e complichi inutilmente le cose tanto da poter essere considerata priva di senso o tendenzialmente scorretta:

 
A) Io sono dovuto\voluto\potuto andare e prendere contatto con i compagni.
B) Voi siete dovuti\potuti\voluti venire e ricercare una solu­zione.

 

 Ovviamente, nella seconda parte dei periodi A e B  in cui il soggetto ed il verbo fraseologico sono sottintesi c'è un grosso bi­sticcio. Nessuno infatti sognerebbe di dire Io sono dovuto prendere contatto con i compagni né siete dovuti ricercare una soluzione.

Infatti i verbi prendere e ricercare richiedono l'ausiliare avere, non essere. E poiché dovere, potere, volere usati autonomamente richiedono l'ausiliare avere, non si vede perché avere non dovrebbe essere usato anche in questo caso.

E allora? Dovremo dire, quando si dovesse, per legittime ragioni, invertire l'ordine delle frasi e modificare leggermente le espressioni:

 

Io ho dovuto prendere contatto con i compagni e sono dovuto an­dare. Ed inoltre

Voi avete dovuto ricercare una soluzione e siete dovuti venire:  lungaggini e complicazioni inutili.

 

  Ma c'è di più.

  Succede spesso che la risposta sottintenda in tutto o in parte il contenuto della domanda.
D: Sei andato a cercare funghi?
R: Sì (Ovviamente il significato della risposta è  Sono andato a cercare  funghi ed essa può essere  abbreviata: Ci sono andato, oppure Sono andato quando non si sottintende addirittura tutto dicendo semplicemente  Sì anche  nel caso di domande  molto più articolate e complesse. Si pensi alle formule dei matrimoni, dei contratti in genere, dei giuramenti e delle articolate dichiarazioni di intenti, di fede et cetera.

 

Proviamo questi semplici dialoghi:

 

         - Sei potuto uscire?\Siete potuti uscire?

         - No. Non sono potuto.\ No, non siamo potuti.

         - Ieri sera sei dovuto\siete dovuti rientrare presto.

         - Sì, purtroppo! Sono dovuto\Siamo dovuti.

         - Sei voluto\Siete voluti tornare indietro. Perché?

         - Che ve ne frega? Sono voluto\Siamo voluti e basta.

 

 Proviamo ora gli stessi dialoghi con l'ausiliare avere che non è simbolo di ciò che più conta (facciamo pure onore all'essere) ma è l'ausiliare normalmente d'obbligo per i verbi potere, dovere e volere usati autonomamente.

 

         - Hai potuto uscire\Avete potuto uscire?

         - No. Non ho potuto\No.Non abbiamo potuto.

         - Ieri sera hai dovuto\avete dovuto rientrare presto.

         - Sì, purtroppo! Ho dovuto\Abbiamo dovuto.

         - Hai voluto\Avete voluto tornare indietro. Perché?

         - Ho voluto\Abbiamo voluto e basta. Che ve ne frega?

 

Non va meglio?

 

 Si veda comunque la voce ausiliare nell'accezione legata alla grammatica in Lessico Universale Italiano della Treccani che presenta una interessante apertura anche se non reca esempi. Alle voci  dovere, potere, volere la famosa opera non dà invece altre informazioni essen­ziali oltre alla solita sull'uso degli ausiliari secondo quanto ri­chiesto dai verbi che da potere, dovere, volere sono  retti. Un'interessante sottolineatura appare però per il verbo dovere del quale si ricorda la derivazione da debere  contratto da dehibere com­posto di de e habere. Sembrerebbe piuttosto ostico un uso dell'ausiliare essere comunque accanto ad un verbo che ha nella sua radice il senso di avere.

 

Credo di poter consigliare dunque una minore rigidità  agli esperti moderni spezzando una lancia a favore della possibilità di uso dell'ausiliare avere, già del resto presente nella pratica anche tra persone piuttosto rigorose, senza voler negare l'uso di essere, almeno fino a quando non rischia di divenire estremamente duro, al limite e forse oltre il limite  della scorrettezza, come in al­cuni degli esempi che ho presentato.

 

LFS