Opus 5  racconto n. 3

(3 dicembre 1973 - 23 gennaio 1974)

 

Alfonso R.

 

 

         I familiari si erano allontanati dal letto e c'era solo la domestica, la vecchia Giorgina, quasi addormentata, sulla sedia accanto al vecchio padrone, Alfonso R., in coma da qualche ora.

         La Morte entrò dalla porta del salotto, di fronte al letto, e si mise seduta con le spalle ad uno dei due battenti, che era rimasto chiuso.

         Il vecchio stava già cominciando a guardare, svegliandosi da una lunga serie di sogni di piombo, l'armadio a destra della porta e immaginava i suoi vestiti all'interno, in particolare quelli più eleganti, quelli scuri. Era da parecchi mesi che non si metteva abito, scarpe e cappello, che non usciva, che non girava nemmeno un po' per casa. Gli sarebbe piaciuto, gli avrebbe dato l'aria di un tipo normale, di uno che sta in piedi, vestito a puntino, che gira e parla e dice la sua ogni tanto, come era stato per tanti anni, e ciò anche se sapeva che il suo male era incurabile ed in uno stadio che non lasciava neppure sperare di tirarla in lungo, a parte gli anni, per i quali era già molto ma molto al di sopra della durata media della vita anche dei cosiddetti paesi progrediti tra i quali gli era capitato di sbattere le corna.

         La vide subito, seduta in attesa e quando entrò dalla stessa porta la nipote venuta dall'Inghilterra, gli sembrò che la Morte le gettasse un rapido sguardo. Forse era l'impressione. Non credo che sia venuta per prendere lei, pensò.

         Guardò la nipote con occhi lucidi, ma le parole non volevano uscire. Appena un brontolio rauco, che rabbia!, doveva essere molto in là, benché così chiaro di cervello, il che era già qualcosa.

         Lei gli chiese con un'occhiata se i cuscini sotto la schiena andavano bene, gli diede da bere mentre entravano gli altri, i figli, la nuora con i due ragazzi.

         I suoi figli erano proprio vecchi, lo vedeva bene, come certi vecchi dei quadri di famiglia  che erano lì da mezzo secolo, e lui li aveva visti nascere, come si dice. Veramente, da un po' d'anni, si era abituato all'idea di essere vecchio stravecchio, lui, ma i suoi figli, che evessero quell'aria mezzo decrepita ... e il primo era morto, aveva, anzi avrebbe avuto adesso 74 anni, per la precisione.

         Veramente avrebbe voluto dire che lì, presso la parete di fronte al letto, c'era qualcuno, alla nipote sempre  così calma, così sicura, pronta ad ogni suo  desiderio,  nelle  due o tre settimane da che era presso di lui. Niente, niente voce, e i suoni strani (le orecchie funzionavano) che riusciva ad emettere potevano solo disorientare, o  spaventare i presenti.

         La figura che era sempre seduta presso la porta allora gli parlò:

         "Non credo che sarai sorpreso, Alfonso R., era ora, no?"

         "Era... già... era ora. Ma io non ti ho ancora chiamato. Va' via. Chi ti ha chiamato? Non vedi che qui nessuno ti vuole?" La Morte lo ascoltava.

         "Nessuno mi vuole, non solo qui: Ma io sono qui, anche se non per molto". La Morte, dunque, lo ascoltava.

         "Beh - si disse - almeno qualcuno mi sente. Qualcuno? Sto parlando da solo, rimuginando". La padella, sotto, era pulita, quasi pulita, almeno. Sarà finita anche con questa roba, almeno, e con quell iche ti cambiano le lenzuola quando la fai fuori e con quelli che ti leggono il giornale, ti preparano la cena, ti ingozzano di medicine, ti dicono, "Quando sarai guarito, nonno ..." Roba che faceva e diceva anche lui ad altri da quasi un secolo a questa parte. Un secolo, però! Come passa, eh?, il tempo. Ma na abbiamo viste e combinate alquante. Roba da averci anche nostalgia. E adesso immabile, anni che non si vede una stella, un coniglio selvatico, che non si torna a casa alle quattro di notte. Appena un intreccio di fili della luce sulla finestra a destra  e quelle due sulla sinistra, vita morte e miracoli dei vicini già visti parecchio: dalla loro domestica che sbatte i tappeti alla mattina, ai bambini che si spingono in fuori, fanno le bolle di sapone, tirano i razzi di carta, prendono accordi con i compagni e la signora che strilla qualcosa, come ad esempio, al marito che è giù da basso in partenza "Ricordati di passare dallo zio per quel barattolo di prugne". E poi i mutevoli giorni di sole pioggia nebbia vento. A volte anche dieci o venti giorni uguali, tutta nebbia, o tutt'altro.

         "Che pretendi in queste condizioni? Lasciamo perdere, e buonanotte al secchio, e alla padella sotto il culo, alla domestica, alla figliolanza con nipoti! E anche a quella gentile nipote d'Inghilterra che legge il giornale, ascolta tutto quello che si dice e racconta dei suoi scolari e si tira una mano sui capelli ogni volta che dice uno strafalcione nella lingua del nonno. Ma in genere parla bene, anzi! ...

         Ora sono cinque o sei intorno ad Alfonso, il dottore è nell'altra stanza, qualcuno ha tentato di dargli delle gocce per il cuore, una dose forte che per tre quarti si è sparsa sul risvolto del lenzuolo. La vecchia Giorgina va via con una delle figlie perché sta scoppiando a piangere. Devono avere paura, si vede che è un attacco molto forte, anche se lui non si accorge, almeno non gli sembra, di tremare tanto ... No. Ecco che lo sente. Uno scuotersi di tutto, all'interno, quasi un rombo con tante vibrazioni e scosse, un mostruoso martello pneumatico scardina il petto e assorda la testa. i tre o quattro rimasti indietreggiano istintivamente, si vede che vorrebbero aiutarlo, tenergli le mani, non ci riescono, forse.

         E quella figura sempre seduta presso il battente della porta.

         "Via! - gridò Alfonso - Non li vedi i miei figli, gli amici, di là?". Fu sorpreso che nessuno sobbalzasse all'urlo e alla frase che gli era  uscita,  gli      era uscita, forse, di bocca. No, non ce l'aveva fatta, era forse un rantolo, un mormorio, o silenzio.

         E' là - diceva guardando i presenti -, via, via, mandatela via, fuori! è là, non vedete? - urlava nella mente in preda al terrore per la fine iminente senza speranza di dilazioni.

         La nipote vide lo sguardo del vecchio fisso in direzione del battente della porta, avvertì per istinto il suo pensiero, ma non si volse a guardare nello stesso senso. Vide invece la figura che vedeva il vecchio nel suo stesso sguardo, nel volto contratto dal respiro bloccato. Fissò nel vecchio la maschera della morte, fino in fondo, senza girare lo sguardo né chinare il capo.

 

         Perleviter emendata imprimatur fabula

                            LFS 23-11-1994