CLERIHEWS

 Il Clerihew, di tradizione britannica, è un componimento in cui il primo verso è costituito dal nome - eventualmente seguito dal cognome - di un personaggio (quale che sia il numero delle sillabe: si veda WH.Auden) celebre, in assoluto o anche, crediamo, all' interno di gruppi o combriccole diverse. Spesso lo schema di rime indicato è semplicissimo (AA BB o anche AB AB) ma forse non sarebbe un guaio permettersi anche lo schema ABBA, con licenza di far la rima col nome al terzo verso, poiché l'importante è che si parta da un nome), con tutte le attenzioni per il ritmo che crediamo debba comunque essere ben definito. Per Bartòk (che si dovrebbe pronunciare Bàrtok) è rispettato l’uso ungherese di far precedere, se non ricordo male,  il nome dal cognome. I nomi sono di personaggi comunque celebri, quasi sempre di artisti o uomini di cultura.

  In W.H.Auden i nomi sono in genere di scrittori o musicisti). Qui si tratta invece  anche  di scienziati, soprattutto astronomi o autori che di astronomia hanno parlato, anche con qualche nota  formalmente non troppo seria. Si è talvolta allungato il primo verso che in certi casi può anche divenire un endecasillabo come i tre seguenti. Ovviamente non c'è davvero alcuna  seppur vaga pretesa di completezza. Oltre tutto abbiamo preferito evitare certe rime che con alcuni nomi sarebbero necessariamente stiracchiate e ci siamo consentiti ancora qualche  piccola liberta, ad esempio nei nomi tradotti o "spiegati". Si tratta di versi per gioco, non di poemi. Alcuni Clerihews sono stati pubblicati dalla Stanperia  Posterula in occasione di una mostra di opere di Walter Valentini e pochi altri sono apparsi in una delle Competizioni della rivista Il racconto.

Bartòk Bela

si mise un giorno le brache di tela,

con Zoltan si aggirò per l'Ungheria

a raccogliere ogni melodia.

 

Boccaccio

si chiese: "Sarà giusto quel che faccio?"

Si confessò quando era già un po' vecchio,

morì pentito e buonanotte al secchio.

 

Brecht

agli impresari fa: "Ihr habt nicht Recht!

scucitemi più marchi, manigoldi

o vi darò L'opera da tre soldi!"

 

Byron

poeta e combattente di vero iron,

era duro anche più di un baccalà,

ma cadde in Grecia per la libertà.

 

Cagliostro

aveva il cuore nero come inchiostro.

Ma non fu ancor più reo

chi lo rinchiuse in carcere a San Leo?

 

Catullo

quando l'amata un dì lo piantò in asso

vide la morte ormai a un solo passo

e sospirò: "Addio, mondo fasullo!"

 

Guido di Cavalcante Cavalcanti

non indossava per principio i guanti,

ma quando fu cacciato da Fiorenza

tremava tutto e non poté star senza.

 

Muzio Clementi

fabbricava degli ottimi strumenti,

per capire quanto eran resistenti

pestava i tasti senza complimenti.

 

Umberto Eco

a chi chiedeva tra la "Rosa" e il "Pendolo"

la differenza, disse, deridendolo:

"Amico mio, sei cieco?"

 

Francesco

per la condotta troppo licenziosa

rischiava quasi di finire al fresco

finché la Chiesa non fece sua sposa.

 

Giuseppe

rimase un po' sorpreso quando seppe

che da Maria un bimbo era in arrivo

poi disse : "Farò il padre putativo".

 

Goethe

amava i vasti spazi e la gran quiete

per meditare su Faust e su Werther

e sulle rocce. Davvero ein Gelehrter!

 

Ionesco

disse a un critico un giorno: "Se ti pesco

sconterai le tue onte

trasformandoti in un rinoceronte.

 

Leopardi

aveva pronti all'arco molti dardi.

Per scagliarli contro il destino invitto

rinunciò tante volte al sonno e al vitto.

 

Liszt

dopo le glorie e gli onori del mondo,

stancatosi di fare il vagabondo

si dedicò a servir Herr Jesus Christ.

 

Lucrezio

con qualcuno dal cranio molto duro

ebbe per Epicuro qualche screzio

ma disse: "Degli sciocchi non mi curo".

 

Marco Valerio Marziale

era un cultore speciale

dell'epigramma mordace:

nessuno mai lasciò in pace.

 

Alberto Moravia

non era una cavia,

dei romanzi non visse i casi strani

né i molti guai dei Racconti romani.

 

Alfonso di León e di Castiglia,

volle riunire un'eletta famiglia

di astronomi arabi e di ogni altra fede.

Le Tavole alfonsine al mondo diede.

 

  Aristarco

osservando più volte lo stesso arco

di orbite alle quali era già avvezzo

si convinse che il Sole era nel mezzo.

 

  Il grande Brahe, per gli intimi Tycho,

volle dare  a Keplero, il caro amico,

da osservatore accurato e geniale,

dei dati d'importanza universale.

 

 

 

  Giordano Bruno da Nola

 non subì i dogmi di una certa scuola.

 Non della Terra sola, di ogni luogo

lui vide il moto. Per questo ebbe il  rogo.

 

  Gian Domenico Cassini

era un osservatore tra i più fini.

Scoprì con lungo lavoro notturno

ben diviso l'anello di Saturno.

 

  Copernicus, il grande Niccolò,

comprese (e in pratica lo dimostrò)

che il sistema eliocentrico funziona

per dar delle orbite l'idea più buona.

 

  Dante,

nei tuoi tre regni ogni essere pensante,

come una rondine le sue sorelle

ti seguirà, dagli abissi alle stelle.

 

  Albert Einstein

Lo dice il nome: Una pietra. Sehr rein,

 purissimo il suo genio nella fisica.

Chiamandolo gigante non si risica!

 

  Eratostene, saggio di Cirene,

con la distanza tra Alessandria e Syene

e un calcolo brillante, ma non strano

misurò un bell'arco di meridiano.

 

  Galileo Galilei

aveva sommo ingegno, per gli dei!

ma affermando che il Sole stava al centro

fu dall' Inquisizione messo dentro.

 

  Lei Margherita Hack, lui Giorgio Abetti

ci raccontano in termini perfetti

ed avvincenti (nessuno si appisola)

che ogni galassia è un universo-isola.

 

 

  Edmund Halley

non fu mai visto in mezzo alla Rift  Walley.

Non la considerò tra le sue mete

preferendo la caccia alle comete.

 

 William Herschel, cioè  Wilhelm di Hannover

fu per stelle e pianeti davvero over.

Di una "cometa"  osservata lontano

fece un pianeta nuovo: ed ecco Urano!

 

   Johannes Keppler (Giovanni Keplero)

comprendeva le orbite davvero

e calcolò, pur senza lenti e tubo,

tempi quadrati e semiassi al cubo.

 

  Pierre Simon De Laplace

diede all'idea kantiana nuova face

ed al Sistema rigorosa veste:

Trattato di meccanica celeste.

 

  Paolo Maffei,

proprio un ricercatore senza nei.

Col suo  nome troviamo (casi rari,

chissà perchè?) due sistemi stellari.

 

  Isaac Newton, un po' alla meglio Isacco,

un giorno riposava (era ben stracco!)

quando gli cadde in testa, (ma ... sarà?)

una mela: " Questa è la gravità!"

 

Omero

era incerto se esistere davvero

"Ma posto - disse - che io proprio esista,

son solo o parte di una lunga lista?

 

  Franco Pacini

è assai ben noto, cari cittadini

perché assegna certi ordini severi

a stelle supernovae & buchi neri.

 

 Giuseppe Piazzi

studiava certi  corpiccioli pazzi.

Si vide che di loro una gran parte

si aggira in orbite tra Giove e Marte.

 

  Antonio Virginio Schiaparelli

si sollevò ad altissimi livelli

studiò pianeti meteore, comete

e ci offrì conoscenze assai concrete.

 

  Tolomeo di Alessandria

volle dare un suo ordine alla mandria

dei diversissimi oggetti celesti

pur senza usare eliocentriche vesti.