Nel Purgatorio

 

Ricordiamo, già nel canto I, quasi all'inizio, Lo bel pianeta che d'amar conforta  /  faceva tutto rider l'Oriente  / velando i Pesci ch 'erano in sua scorta. A Oriente si vedeva Venere prossimo alla costellazione dei Pesci. E subito di seguito E mi volsi a man destra e puosi mente / a l'altropolo e vidi quattro stelle / non viste mai fuor ch' a la prima gente.  / Parer godeva il ciel di lor fiammelle: / oh settentrional vedovo sito poi che privato s' è di mirar quelle! Queste quattro stelle dell'emisfero australe, rappresentano sì le quattro virtù cardinali (Prudenza, Fortezza, Giustizia, Temperanza) come notano pressoché concordemente i commentatori, ma sono immaginate anche come vere stelle, ricordano tra gli altri l'Edizione del Centenario e il Sapegno, un elemento vivissimo del paesaggio, tanto che il poeta definisce appunto vedovo l'emisfero boreale in cui esse non si possono vedere. Non me la sentirei però di ipotizzare seriamente come fa Luigi Viazzo che Dante pensi davvero alla Croce del Sud ed è anche difficile che di quella costellazione potesse aver sentito parlare, come anche la stessa Edizione del Centerario ipotizza. Le note di Viazzo potranno essere comunque considerate riandando alla storia delle scoperte fino al tempo di Dante. Si veda in proposito l'articolo di Pasqua Gandolfi, Astrocultura UAInsì numero di maggio-giugno 2005 di Astronomia. Subito dopo ...un poco me volgendo a l'altro polo/là onde 'l Carro già era sparito

... L'Orsa non si vedeva più essendo troppo a nord rispetto alla posizione di Virgilio e Dante.

Dal v 115 L'alba vinceva l'ora mattutina/che fuggia innanzi, sì che di lontano/conobbi il tremolar de la marina. Qui un riferimento non strettissimamente astronomico, ma comunque una stupenda determinazione dell'inizio del giorno anche attraverso un elemento del cielo.

In Purg II c'è una serie di annotazioni. Già era 'l sole all'orizzonte giunto/lo cui meridian cerchio soverchia/Jerusalem col suo più alto punto; e la notte che opposita a lui cerchia / uscia di Gange fuor con le Bilance / che le caggion di man quando soverchia ... per determinare con precisione l'ora, anche se in questo caso l'idea delle dimensioni della Terra, dalla quale dipende la determinazione di tempo, non è precisa.  Subito dopo Ed ecco a qual, sorpreso dal mattino, per li grossi vapor Marte rosseggia ... e più avanti, verso metà del canto Da tutte parti saettava il giorno / lo sol ch' avea con le saette conte / di mezzo 'l ciel cacciato Capricorno, ... che, giungendo in meridiano, aveva "cacciato" da quella posizione la costellazione del Capricorno, prossima ormai al tramonto.

In Purg III, 16-18, ecco un'elegante sottolineatura del fatto che il pellegrino, in quanto vivo, fa ombra: Lo sol che dietro fiammeggiava roggio / rotto m'era dinanzi a la figura / ch' aveva in me de' suoi raggi l'appoggio.

Nel IV, quasi all'inizio c'è un'annotazione sul Sole ... che ben cinquanta gradi salito era / lo sole, e io non m'era accorto quando ... Nello stesso canto, dal v 53 ecco Dante e il maestro volti a levante ond' eravam saliti mentre Dante dice li occhi prima drizzai ai bassi liti / poscia li volsi al sole a ammirava / che da sinistra n'eravam feriti, uno stupore che Dante, in realtà, naturalmente ben si spiega pensando all'orientamento nell'emisfero australe. Poi dal v 58, Ben s'avvide il poeta ch 'io stava / stupido tutto al carro de la luce / ove tra noie Aquilone intrava, / ond'elli a me: "Se Castore e Poluce / fossero in compagnia di quello specchio / che su e giù del suo lume conduce / tu vederesti il Zodiaco rubecchio / ancora a l'Orse più stretto rotare. Virgilio si accorse che il suo protetto era stupito dallo spettacolo del Sole che si trovava tra loro e la direzione nord, alzandosi alla sua sinistra, come accade ovviamente a chi guardi verso il polo sud. Se dunque i Gemelli fossero insieme al Sole (quello specchio), se cioè fossimo vicini al Solstizio d'Estate, tu vedresti lo Zodiaco ancora più prossimo alle orse, cioè più verso nord, se non uscisse fuor del cammin vecchio, cosa impossibile. D'altronde Virgilio continua la sua spiegazione aggiungendo che Dante deve pensare che la montagna del Purgatorio e Sion (Gerusalemme) sono comprese in un solo orizzonte ma si trovano in due emisferi diversi.

Pochi versi più avanti, sulla base delle spiegazioni del Maestro, Dante si riferisce all'Equatore celeste dicendo di comprendere ... che 'l mezzo cerchio del moto superno / che si chiama Equatore in alcun 'arte / e che sempre riman tra 'l sole e 'I verno, / per la ragion che di' quinci si parte / verso settentrion quanto li Ebrei / vedevan lui verso la calda parte. L'Equatore celeste si trova, per la ragione che tu dici, lontano di qui verso settentrione tanto quanto gli Ebrei (allorché abitavano la Palestina, prima della dispersione, ricorda il Sapegno) lo vedevano verso il meridione (la calda parte). Ancora in Purg IV, 119-120, troviamo l'amico Belacqua che si rivolge a Dante dicendo: "Hai ben veduto come 'l sole / da l'omero sinistro il Carro mena? " E ancora, alla fine, Virgilio esorta il suo allievo: e dicea: "Vienne ornai; vedi ch 'è tocco / meridian dal sole e a la riva / cuopre la notte già col pie Morrocco ".

In Purg V, dal v 25 troviamo alcune anime che si stupiscono del fatto che Dante fa ombra Quando s'accorser ch' i' non dava loco / per lo mio corpo al trapassar d' i raggi ... ovviamente i raggi del Sole, così che aggiungiamo anche questo passo alla lista di riferimenti astronomici. Un fugace riferimento al Sole che tramonta c'è anche al v 39 ... né, sol calando, nuvole d'agosto ... Si tratta di rapidissimi accenni.

In Purg VI troviamo E se licito m'è, o sommo Giove / che fosti in terra per noi crucifisso ... come indicazione della maestà di Gesù Cristo e quindi al di fuori della lista di riferimenti astronomici.

Purg VII presenta dal v 52 E 'l buon Sor dello a terra fregò 'l dito / dicendo: "Vedi? Sola questa riga / non varcheresti dopo 'l sol partito ... In Purgatorio non è permesso infatti salire durante la notte.  Poco più avanti (v 60) ... mentre che l'orizzonte il dì tien chiuso...

In Purg VIII, all'inizio, la meravigliosa e celeberrima indicazione dell'ora che segue il tramonto: Era già l'ora che volge il disio / ai navicanti e 'ntenerisce il core / lo dì ch' han detto ai dolci amici addio / e che lo novo peregrin d'amore / punge, se ode squilla di lontano / che paia il giorno pianger che si more; ... e subito dopo una delle anime che sta ficcando li occhi verso l'oriente, con le altre che stanno con lei avendo li occhi alle superne rote, quindi ancora il poeta ci dice, ai vv 85-87: Gli occhi miei ghiotti andavan pur al cielo / pur là dove le stelle son più tarde, sì come rota più presso allo stelo. Ciò perché danno l'impressione di un moto più lento in prossimità del polo meridionale descrivendo orbite ovviamente più ristrette che in prossimità dell'equatore celeste. Come si diceva delle quattro stelle del canto I, anche le tre facelle, le stelle del canto Vili che salgono la sera al loro posto, hanno un doppio valore: sono simbolo delle virtù teologali, Fede, Speranza, Carità, ma sono anch'esse immaginate come stelle reali in un quadro vivace e suggestivo di cui Virgilio si rende interprete. Anche nell'Enciclopedia dantesca della Treccani troviamo l'affermazione che Dante intende presentare queste stelle, come quelle del primo canto, quali veri oggetti del cielo e non solo come simboli delle virtù. Ma questo è in fondo perfettamente naturale in un quadro in cui tutta la natura, come figlia dell'Essere supremo, contiene tutta la realtà. Ecco le battute di questo colloquio, a partire dal v 88. E 'duca mio: "Figliuol che la su guarde? " / E io a lui: "A quelle tre facelle / di che 'l polo di qua tutto quanto arde " / . Ond' elli a me: Le quattro chiare stelle / che vedevi staman, son di là basse, / e queste son salite ov' eran quelle ". Poi, dal v 133, Ed Elli: "Or va; che 'l sol non si ricorca / sette volte nel letto che 'l Montone / con tutti e quattro i pie cuopre ed inforca, ... Il Sole non giungerà ancora sette volte in Ariete, non passeranno cioè sette anni, spiega il Tommaseo, prima che...

In Purg IX all'inizio troviamo La concubina di Tifone antico già s'imbiancava al balco d'oriente ... coronata di stelle,poste in figura del freddo animale / che con la coda percuote la gente; cioè lo Scorpione secondo tutti i commentatori antichi, e anche il Torraca e il Porena ricordati da Sapegno, come per la dantesca Treccani, mentre per l'Edizione del centenario, in genere molto attendibile, si tratterebbe senz'altro dei Pesci, un'interpretazione in questo caso assurda. I Pesci sono una costellazione composta di stelle di magnitudo assai debole, mentre lo Scorpione, con Antares e altre ad essa vicine, è tra le più brillanti. Inoltre si parla di un solo animale.

In Purg X, dal v 13 E ciò fece li nostri passi scarsi / tanto, che pria lo scemo de la luna rigiunse al letto suo per ricorcarsi, / che noi fossimo fuor di quella cruna; la Luna - cioè - già verso l'ultimo quarto, tramontò prima che noi fossimo usciti da quel punto stretto, ricorda il Tommaseo.

 

La concubina di Titone antico, già s'imbiancava al balco d'oriente, fuor de le braccia del suo dolce amico...

 (Incisione del Dorè)

 

Nel XII ai w 88-90 A noi venia la creatura bella, / biancovestita e nella faccia quale / par tremolando mattutina stella. Qui qualcuno legge bianco vestito, poiché si tratta di un angelo, con una construtio ad sensum, ma si è già detto che non conviene soffermarsi su tutte le varianti. La stella mattutina cui l'angelo è paragonato è ancora una volta verosimilmente il pianeta Venere, qui come astro del mattino, cioè Lucifero, anche secondo l'Enciclopedia dantesca Treccani.

Nel XV, all'inizio c'è una serie di determinazioni dell'ora in base al corso del Sole. Quanto tra l'ultimar de l'ora terza / e 'l principio del dì par de la spera / che sempre a guisa di fanciullo scherza, / tanto pareva già inver la sera / essere al sol del suo corso rimaso; / vespero là e qui mezzanotte era. / E i raggi neferien per mezzo 'l naso, / perché per noi girato era sì 'l monte / che diritti andavamo inver l'occaso. Alla sfera del Sole (che - vuol dire forse Dante - si muove vivacemente come un fanciullo) rimaneva da percorrere un corso pari a quello tra l'alba e l'ora terza. Rimanevano, dice l'edizione del centenario a cura di Chiappelli, tre ore prima del tramonto e i viandanti andavano verso occidente.

Nel XVI, all'inizio Buio d'inferno e di notte privata / d'ogne pianeto, sotto pover cielo Quasi all'inizo del XVII nel corso di un elaborato paragone, ... come, quando i vapori umidi e spessi / a diradar cominciansi e la spera / del sol debilemente entra per essi; e fia la tua imagine leggera / in giungere a veder com 'io rividi / lo sole in pria che già nel corcar era, che già si "coricava", al tramonto. Tu, lettore, comprenderai facilmente, dice Dante, come io rividi il Sole, il disco solare, avvertono giustamente Bosco e Reggio, e non solo i raggi, proprio perché i vapori, attenuandone la luce, permettevano di fissarlo, mentre i raggi erano ormai già spenti alla base della montagna del Purgatorio e illuminavano solo le parti alte della stessa.

In Purg XVIII  77 e segg ... La luna, quasi a mezza notte tarda, / facea le stelle e noi parer più rade, / fatta com 'un secchion che tuttor arda; / e correa contra 'l ciel per quelle strade / che 'l sole infiamma allor che quel da Roma / tra 'Sardi e 'Corsi il vede quando cade. Cioè la luce della Luna permetteva di vedere solo le stelle abbastanza luminose (come sanno per esperienza tutti coloro che amano osservare il cielo). Qui si indica il tramonto del Sole e poi quello della Luna in direzione intermedia tra Corsica e Sardegna per chi osservi da Roma.

Nel canto XIX, all'inizio, Ne l'ora che non può 'l calor diurno / intepidar più 'l freddo de la luna, / vinto da terra, e talor da Saturno ... "Luna e Saturno- spiega qui l'Edizione del Centenario - erano creduti apportar freddo". E poco più avanti troviamo l'oriente, l'alba e al v 10 Io la mirava; e come 'l sol conforta / le fredde membra che la notte aggrava, ...

Nel XXII, dal v 61 c'è un'allusione simbolica. Se è cosi qua! sole o quai candele / ti stenebraron sì che tu drizzasti / poscia di retro alpescator le vele?... Il pescatore è San Pietro e drizzare verso di lui le vele significa farsi cristiano. Un'altra nota astronomica nello stesso canto parte dal v 118 e si riferisce alle ore come ancelle del giorno e al timone del carro (del Sole) per indicare l'ora. ...e già le quattro ancelle eran del giorno / rimase addietro, e la quinta era al temo / drizzando pur in su l'ardente corno, cioè, appunto, il timone del carro del Sole...

In Purg XXIII, verso Infine ... Deh, frate, or fa'che più non mi ti celi / vedi che non pur io, ma questa gente / tutta rimira là dove 'l sol veli. Le anime del luogo guardano tutte dove tu impedisci ai raggi del Sole di passare, in quanto corpo vivente e subito ... Di quella vita mi volse costui I che mi va innanzi l'altr 'ier, quando tonda / vi si mostrò la suora di colui» / e 'l sol mostrai... chiara indicazione della Luna. Nel canto XXV all'inizio troviamo «Ora era onde 'l salir non volea storpio / che 'l sole avea il cerchio di merigge / lasciato al Tauro e la notte a lo Scorpio:... Occorreva dunque salire rapidamente, ci ricorda l'Edizione del centenario, dato che il Sole segnava già due ore dopo il mezzogiorno nella costellazione del Toro, mentre sul meridiano di Gerusalemme, agli antipodi, erano due ore dopo la mezzanotte ed era salita la costellazione dello Scorpione. Verso la fine, ai vv 131-132 ... si tenne Diana ed Elice caccionne / che di Venere avea sentito il tòsco ... (Ma qui Venere è solo la dea e non c'è riferimento al pianeta).

Nel XXVI, all'inizio. Mentre che sì per l'orlo uno innanzi altro / ce n 'andavamo e spesso il buon maestro / diceami; "Guarda, giovi ch 'io ti scaltro / feriami 'l sole in su l'omero destro / che già, raggiando, tutto l'occidente / mutava in bianco aspetto di cilestro. Il Sole mi colpiva sulla spalla destra mentre tramontando, come ricordano in genere i commentatori, mutava, illuminandolo, l'aspetto del cielo da celeste a bianco.

Nel XXVII, all'inizio troviamo Sì come quando i primi raggi vibra / là dove il suo fattor lo sangue sparse / cadendo Ibero sotto l'alta Libra / e l'onde in Gange da nona riarse  /  si stava il sole; onde 'l giorno sen giva, ... Qui (seguiamo sempre l'Edizione del centenario e l'Enciclopedia dantesca) il Sole a Gerusalemme segna l'alba, mentre in Purgatorio si avvicina al tramonto. All'occidente indicato con l'Ebro (Ibero) in corrispondenza della Libra è mezzogiorno, mentre all'oriente, indicato dal Gange, è mezzanotte. Di passaggio va notato che, per quanto possa essere alta, la Libra non è mai allo zenit dell 'Ebro come in un momento di distrazione dicono Bosco e Reggio, ma può trovarsi invece presso il suo meridiano, come nota puntualmente Natalino Sapegno. Poi, tra il v 59 e il 72 troviamo riferimenti diversi al Sole e ai momenti del giorno: "Lo sol sen va "soggiunse, "e vien la sera;  /  non v'arrestate, ma studiate il passo  /  mentre che l'occidente non s'annera " . Subito dopo ... verso tal parte ch 'io toglieva i raggi  /  dinanzi a me del sol ch 'era già basso, ... e immediatamente tramonta, così che l'ombra del vivo Dante non appare più. Al v 79 ... tacite a l'ombra, mentre che 'l sol ferve, ... Pochi versi più avanti il viandante dice, essendo nella circostanza osservabile una piccola parte di cielo ...ma per quel poco vedea io le stelle  /  di lor solere più chiare e maggiori, forse come se egli credesse- suggeriscono opportunamente Bosco e Reggio ricordando altri commentatori - di essersi avvicinato tanto ad esse da poterle vedere appunto più grandi e splendenti. È perfino superfluo, infatti, ricordare che al tempo di Dante non si aveva alcuna idea chiara della reale distanza e della costituzione fìsica delle stelle. Subito dopo il poeta si riferisce al sorgere del pianeta Venere, indicato con un appellativo della dea corrispondente (Citerea) poco prima del Sole. In chiusura di questo canto Virgilio, congedandosi dal suo discepolo gli dice tra l'altro "Vedi lo sol che in fronte ti riluce; ... e lo invita a proseguire il viaggio sotto altra guida.