Opus 5  racconto n. 1

(23-25 settembre 1970)

 

Elizabeth L.

 

 

Elizabeth L. stava scrivendo l'indirizzo su una lettera destinata alla Nuova rivista di fisica quando entrò la Morte lasciando socchiuso l'uscio.

La ragazza sollevò la testa guardando fuori della finestra gli alberi del bosco dove era stata di prima mattina come spesso faceva nei bei giorni di sole.

« Disturbo? » chiese la Morte accorgendosi che il suo discreto ingresso nella stanza non era stato notato.

« Ah » disse Elizabeth volgendosi «... chi si vede. Non preoccuparti. Siediti ».

« Già, chi si vede... perché non aggiungi: a che devo, di grazia questa vostra visita? »

« Se ci tieni! Ma credo di sapere perché sei qui. Non vuoi accomodarti? »

« Sto bene in piedi, e camminando. Come sai viaggio molto. Sarebbe bella se avessi bisogno di sedermi ogni volta che ... ogni volta, diciamo ».

« Ma è chiaro, naturalmente.Comunque senza complimenti. E se ti occorre qualcosa ... »  disse Elizabeth alzandosi e rimandando dietro le spalle i capelli che le erano scivolati sul seno scrivendo.

Poi si avvicinò al bar inserito nella biblioteca e dopo averlo aperto stette un attimo sovrappensiero accarezzandosi le labbra e la punta del naso con le dita.

« Whisky scozzese, di quello... che ne dici? - chiese mostrando la bottiglia, -  o grappa di prugne, Slivowitza. Oppure ... »

« Bevi, se vuoi, ma cerca di sbrigarti ».

« Beh, come vuoi. Ma lascia perdere la fretta. Ti ho chiesto forse una dilazione? »

« Anche un minuto può essere una dilazione. E la Morte non concede neppure un secondo. »

« Benissimo. Cioè ... molto chiaro » disse Elizabeth dopo essersi seduta sul davanzale. « Perciò vuol dire che se mi lasci scolare il bicchiere è già deciso che così sia. Non affannarti a farmi fretta, finché c'è tempo, anche se è questione di attimi ».

« D'accordo, quindi non protestare per la mia scortesia, anche se non ti sembrerà l'attimo giusto: questo, ad esempio ».

« Sciocchezze. Puoi procedere subito, se è deciso, anzi devi - disse ancora Elizabeth guardando il bosco fuori sotto i raggi del primo pomeriggio. - Tuttavia - aggiunse - potrebbero occorrermi alcuni istanti. Devo pronunciare la frase storica. Devo pensarla: l'ultima frase di Elizabeth L. ».

« Pensi che andrà sulla bocca di tutte le future generazioni? E a che ti servirà quando non ci sarai più? Inoltre sei sola. Nessuno ti sentirà ».

« Già - disse sorridendo Elizabeth. - Ma io voglio dirla per me sola ».

Dalla finestra guardava tra i rami e le foglie dorate, lungo i tronchi ancora umidi della pioggia recente, fino alla base tra le fronde secche dove passando si respirava l'odore della terra e dei rami spezzati, e più lontano avevano i loro nidi gli scoiattoli e spuntavano dalla sera al mattino i funghi, misteriosi abitanti del bosco dei quali conosceva da quelle parti le specie e i luoghi dove era più facile incontrarne, ma rimaneva incantata ogni volta alla scoperta dei crocchi di piccoli gnomi dai cappelli vivaci sullo smorto colore del sottobosco, oppure nascosti e simili alle foglie e alle erbe negli incavi delle pendici. Un paio di robusti calzoni di tela, un giorno tra le colline, qualcosa da mangiare in una borsa. Con gli amici, qualche volta, o con i cugini. Sola, spesso, negli ultimi tempi.

« E' una stagione eccezionale » disse « per i funghi ».

« E' questa la frase storica? »

« Come?., ah, stavo ripensando. Ma perché no? Potrebbe andare. Ma via, posso anche rinunciare ».

 « Sarà meglio, forse ».

« Perché? - disse Elizabeth appena ebbe buttato giù un bel sorso. - Ti annoiano le belle frasi dell'ultimo momento? » chiese mentre scendeva dalla finestra.

« No. Ho fretta, solo questo. Devi sbrigarti ».

« Sarai tu a doverti sbrigare, - rispose indifferente la ragazza aprendo i vetri - se credi».

La Morte si avvicinò fermandosi a pochi passi alle sue spalle: « Preparati, allora » disse.

Ma lei continuava a guardare dalla finestra lungo la strada ai margini del bosco, dove passavano rare automobili e qualche gruppo di ragazzi giocava sul piazzale poco lontano. La videro e cominciarono a gridare saluti.

Elizabeth sentì i battiti del cuore accelerare la frequenza e qualcosa tremare dentro di sé. « C'è la partita alle quattro, signorina, contro quelli delle commerciali. Tra poco prenderemo l'autobus per il centro ».

« Magnifico! »

« Se ne era dimenticata, signorina? »

« No, ma non ci pensavo, ora ».

« Allora viene? »

« No... non avrò tempo. No, non verrò, credo. Mi dispiace molto ».

« Come sarebbe! Bando alle chiacchiere e si sbrighi: la vogliamo con noi e lei deve venire. O le terremo il muso per tutto il trimestre... o almeno ci proveremo ».

« Cercate piuttosto di vincere o guai a voi! Io non mi sento bene ».

« Scuse, Betty, non tradire i tuoi allievi. Sei splendida! Senza di te perdiamo anche il gusto di vincere ».

« Non posso davvero, scusatemi » e li salutò con la mano.

« Se ci ripensa faccia un fischio e verremo a rapirla ».

Allora Elizabeth si rivolse all'ospite e rispose.

« Sono già pronta. Non sprecare i tuoi avvertimenti ».

« Pensavo di agire correttamente avvisandoti ».

« Perché tanti riguardi? Hai dimenticato i nostri colloqui? Prima del tuo arrivo abbiamo parlato spesso insieme ed ora non c'è nulla di nuovo da dire. Ti ho visto nello sguardo dei moribondi all'ospedale, lungo le strade, in casa negli occhi dei vecchi che se ne andavano. Senza cerimonie, senza che tu gli dicessi: preparati, ma io ho fissato la tua maschera nei volti contratti dal respiro bloccato, sempre fino in fondo, senza girare lo sguardo né chinare il capo ».

« Meglio così. E' anche per questo che vengo in questa maniera: sei un tipo interessante, ecco. Ed inoltre una vecchia conoscenza, diciamo ».

Elizabeth passò senza farvi caso davanti al tetro ospite presso la finestra ma fu colpita invece dalla propria immagine allo specchio, dal viso incredibilmente pallido proprio mentre avvertiva un senso di vuoto e di debolezza estrema. Eppure era in piedi, pensò, e aveva voglia di scendere in giardino. Si versò da bere e fece per andare verso la porta col bicchiere in mano.

« Che fai? - disse la Morte. - Vuoi fuggire? Chiami qualcuno? »

« Che cosa... ci sarebbe di male? Ma non preoccuparti. Non ci penso neppure. Non vuoi estranei a turbare la scena, vero? Non è nelle buone tradizioni. A me invece non importa affatto ».

« E' che sarebbe inutile. Non sai che si è sempre soli di fronte alla Morte? »

« Soli, dici. Tu hai esperienza. Hai visto».

« Ho visto, infatti ».

« Ma è appena un attimo: che vuoi che conti? - disse Elizabeth mentre sentiva che le ginocchia stavano per cedere. - Meglio morire soli che trascorrere soli la vita ».

« Hai detto la frase che volevi dire? »

« Non ci ho pensato. Ma ho detto quello che credo. E non sono sola, ora, non mi impressionano le tue sentenze. Tanti compagni mi sono vicini, in un certo senso. Non mi sento abbandonata come vuoi farmi credere, mentendo, come è vecchio costume della morte».

« Quando il sottile velo d'aria che già ti sale per le vene avrà raggiunto il cuore e si diffonderà un estremo smarrimento nel tuo seno e ogni forza ti abbandonerà, vedrai rapidamente svanire ogni cosa e non saprai di cadere, la nebbia avvolgerà la memoria e non avvertirai più il soffitto e il pavimento la destra e la sinistra il buio e la luce né la campagna fuori. Una bella fine ti ho riservata, adatta a te che sei bella, Elizabeth ».

«Tu non mi hai riservato nulla. Doveva essere così e non puoi cambiare una virgola, né strappare uno solo dei miei capelli, né concedermi, né togliermi un secondo di vita».

Alla ragazza sembrò che il sorriso della Morte avesse un'aria forzata.

« La Morte non concede dilazioni - continuò sorridendo a sua volta. - ...perché non può. »

« Volere ... potere. Non avremmo tempo di terminare il discorso ».

« Certi discorsi non terminano mai. Ma per me è chiaro, nonostante i tuoi tentativi di imbrogliare le carte ».

La Morte la seguì sulla porta.

« Non hai paura? » disse.

« No ».

« Non ti importa nulla di morire? Bene: senza rimpianti, senza nulla da sistemare, prima ».

« Non ho detto che non mi importa nulla » disse Elizabeth scendendo le scale seguita dall'ospite. - Non ho detto questo. So che non c'è più tempo e sapevo che doveva accadere ».

Nel giardino la Morte si sedette in un angolo all'ombra mentre Elizabeth era passata per la cortina dei rami e si affacciava all'esterno.

« A cosa pensi? » le chiese l'ospite.

« A nulla - rispose la ragazza con un gesto di vaga insofferenza. - Ah! eccoli che se ne sono andati » disse a se stessa.

« I tuoi allievi. Sono tutti un po' innamorati di te, no? »

« Loro? Ah, sì, moltissimo! ... In un certo senso, naturalmente. Anche io di loro. Andiamo molto bene insieme ».

« E all'amore non pensi? Perché nonostante ciò che dicevi poco fa tu hai vissuto a lungo sola ».

« E' vero. Ma... mi fai un po' ridere, - disse la ragazza tornando a fare attenzione all'ospite. - Non sei tu l'elemento adatto ... cui parlare dell'amore. Devi capirne molto poco. Comunque sono, come si dice? sono "esigente" su questo tema. Per questo sono stata sola. Non sempre, però ».

« Ti hanno delusa, allora, i tuoi innamorati? »

« Sono stata sempre sincera. Anche quando ho troncato una storia che non era più viva, quelle poche volte che ci avevo creduto ».

« E non speravi più ... »

La ragazza era scivolata su un'aiuola e una siepe alle sue spalle le sosteneva appena la testa. Sapeva che non sarebbe più riuscita a risollevarsi, sentì che accadeva in lei ciò che l'ospite aveva previsto e la vita sfuggirle rapidamente.

« Sbagli... Ma ora sono stanca - disse - anche di parlare e di ascoltarti. Sei ospite, qui, ancora per poco. Puoi rimanere nell'angolo in attesa di riprendere il tuo viaggio. Ma in silenzio ».

 

    Perleviter emendata in situ internet imprimatur fabula  anno MMVI

 LFS