"agli allievi che, con eroica pazienza mi hanno sopportato per lunghi anni"

P r e f a z i o n e

di Alberto Barbadoro

 

 

L' elegante ottonario che dà il titolo a questa composita e fantasiosa raccolta di giochi, destinata agli studenti di scuola media, inferiore e superiore, dovuta all'intelligenza e all'inesauribile creatività di Lucius F. Schlinger, che cita anche la fonte parodiata, facendo così del titolo il primissimo gioco, quasi un vessillo, mi suggerisce alcune riflessioni. Per prima cosa riposar evoca una consolidata propensione dell'autore all'ozio; evidentemente non nel significato che all'ozio si attribuisce comunemente ma nel significato che la classicità ci tramanda di un otium operoso (se passa l'antitesi) intellettualmente e culturalmente.

Secondo aspetto è quello del giocando: l'aspetto ludico si esprime in mille modi differenti ma in questo caso non si tratta di esercizi sportivi, gare di agilità e di destrezza che impegnano soprattutto il fisico, ma giochi, cito l'autore, «che facciano comunque girare le rotelle che si trovano nell'encefalo».

Ultimo, complemento di stato in luogo se ben ricordo: a scuola. Perché la scuola è un luogo nel quale é anche possibile giocare in modo divertente e costruttivo sul piano didattico, e non il triste e serioso edificio popolato di malinconici personaggi che sembra si adoperino con tutti i mezzi per appesantire le giornate dei nostri ragazzi.

Il libro si articola in più sezioni ma, ad un primo esame, si possono individuare due differenti indirizzi, seppure accomunati dalla medesima finalità educativa: un indirizzo più specificamente "enigmistico", ed uno maggiormente di carattere didattico.

È noto anche ad un tiepido cultore di quest'arte, che talora di autentica arte si tratta, che l'enigmistica classica si divide in due grandi classi: enigmografia poetica o letteraria ed enigmografia grafica e figurata. La prima classe comprende varie categorie e coltiva giochi di parole e di frasi come acrostici, sciarade, anagrammi, zeppe, aggiunte di lettere o sillabiche, e quant'altro. La seconda tratta prevalentemente rebus ed enigmi che si avvalgono di immagini. Questo testo di Schlinger utilizza soltanto la prima classe.

Non è certo il caso, né lo spazio lo consentirebbe, di tracciare una ancorché breve "storia dell'enigmistica" ma è noto ai più che essa ebbe alle origini carattere sacrale (che conserva ancora presso alcuni popoli primitivi ed arcaici): gli oracoli si esprimevano attraverso autentici enigmi. Quando, per fare un esempio, i Persiani si avvicinarono minacciosamente ad Atene e gli Ateniesi chiesero un oracolo a Delfo, per essere illuminati sul da farsi, l'oracolo suonò così:« Bisogna difendere Atene con mura di legno!» Toccò a Temistocle dare un'interpretazione dell'arcana risposta, una vera soluzione "enigmistica": le mura di legno erano le navi da guerra e per salvare Atene bisognava puntare tutto sulla flotta. Ancora più conosciuto l'episodio di Edipo e della Sfinge, connessa con il ciclo tebano, o, per chi apprezza e ascolta il melodramma (non molti giovani a dir il vero!) i terribili tre quesiti che la principessa Turandot rivolge al povero Calaf, passibile di pena di morte in caso di mancata risoluzione. Anche nel mondo latino l'indovinello era assai praticato: persino Virgilio ne è attratto e in una Bucolica, la terza, inscena una gara di poesia tra due pastori che si risolve poi in un finale duello poetico a base di indovinelli. Pure sulla fine del secolo V, quando Roma fu visitata da sgraditi ospiti quali Visigoti e Vandali, non mancarono autentici artisti degli indovinelli come Celio Firmiano Sinfosio. Persino uno dei primissimi documenti scritti della lingua volgare italiana è un enigma noto come Indovinello veronese e risalente ai sec. VIII - IX . Il testo dice: Se pareba boves, alba pratalia araba, albo versorio teneba e negro semen seminaba; è l'atto della scrittura, dove i buoi sono le dita, il "versorio" la penna d'oca, i bianchi prati il foglio di carta e il "nero seme" nient'altro che l'inchiostro!

Dante fa uso frequente di profezie, o per lo più false profezie, nascoste "sotto il velame de li versi strani" ed anche Petrarca, Boccaccio e Umanisti del Quattro e Cinquecento, fino al Barocco furono irresistibilmente tentati dalla pratica enigmistica (con i poeti marinisti poi la tecnica del "gioco di parole" è esaltata in misura virtuosistica).

Anche la musica, sotto questo aspetto, ha fatto la sua parte; per tacere dei trovatori e trovieri medievali, maestri del genere, la polifonia fiamminga del XV e XVI secolo sviluppò in larga misura il genere del "canone enigmatico", tipo di composizione in cui le parti conseguenti venivano dedotte dalla parte data in base ad un procedimento che doveva essere indovinato dalle parole di un motto o di un enigma; Johann Sebastian Bach (due secoli dopo) nei Canones diversi super Thema Regium della "Offerta Musicale" indica con il motto biblico "Quaerendo invenietis" (cercando, troverete) la chiave di risoluzione di un canone a due parti.

Via discorrendo si potrebbe continuare a lungo citando Illuminismo e Romanticismo, ma non è il caso; piuttosto mi piace concludere questo piccolissimo excursus storico con un salto all'indietro: niente di più arcano (e di più conosciuto) nella storia dell'enigmistica, di quello che si suole chiamare il «quadrato magico di Pompei»: si può riportare, a titolo di esempio:

S A T O R

A R E P O

T E N E T

O P E R A

R O T A S

 

La traduzione può essere: "il seminatore , con il suo carro, controlla con cura le ruote"ma non è certo il significato testuale che conta: la "magìa" del quadrato risiede nelle più varie possibilità di lettura (da sinistra a destra e viceversa e così dall'alto in basso e viceversa) e nel fatto che questa antica iscrizione che risale prima di quel remoto 79 d.C., data di eruzione del Vesuvio, si può collegare direttamente con l'invenzione del più moderno e diffuso gioco enigmistico: il cruciverba, apparso per la prima volta negli Stati Uniti nel 1923. Fu un autentico trionfo:in Francia si fece promotore del nuovo gioco il celebre scrittore Tristan Bernard, in Italia Achille Beltrame . In poche parole il cruciverba soppiantò o, quantomeno, diede una grande "batosta" all'enigmistica classica. Hanno scritto intelligentemente Giorgio Cusatelli e Italo Sordi in un bel libro sui giochi (Da Edipo alle nostre nonne - Milano 1975) che il rapporto tra parole incrociate e tutti gli altri giochi si capovolse: "Addio letteratura! Ma non del tutto, forse: i cruciverba - sia detto per giustizia - servirono anche a rilanciare i vecchi generi, a farli entrare dappertutto, anche perché adottarono parecchi di quei temi e di quei trucchi. Così, almeno in una certa misura, le invenzioni dei monaci medievali e dei poeti barocchi hanno ritrovato un'eco presso gli oscuri testimoni del livellamento piccolo borghese".

In questo libro di Lucius F. Schlinger non vi sono cruciverba, ma largo è il ricorso all'enigmistica classica: ben presenti gli acrostici, spesso con definizioni non facili per studenti medi (ma l'autore avverte saggiamente che è possibile nonché raccomandabile l'ausilio dell'insegnante), quantitativamente in misura un po' minore vi sono gli incroci ed esempi di "caccia all'errore", "versi - spia", aggiunte iniziali e finali di lettere e sillabe, anagrammi, cambi d'iniziali, scarti, sciarade ,zeppe, falsi alterati (diminutivi, accrescitivi, vezzeggiativi, peggiorativi e altro). La varietà degli esempi proposti è certamente notevole ma l'intento dell'autore non è certo quello di una compilazione arida che pretenda di esaurire o di esplorare a tutto campo le infinite possibilità dell'enigmistica, ma vuole essere uno stimolo all'invenzione e alla creatività degli insegnanti e degli studenti allo scopo di "inventare" altri esempi per "riposar giocando". A scuola.

La seconda "sezione" del libro, con un intento più marcatamente didattico comprende esercitazioni di vario genere : dalla "caccia agli errori ed alle improprietà di linguaggio" a frasi che si prestano ad essere usate come dettati (per un controllo ortografico mai abbastanza praticato), come esercizi di analisi grammaticale, logica e del periodo. Quello che in queste brevi frasi colpisce e diverte è il senso dell'umorismo dell'autore: si tratta spessissimo di veri e propri "epigrammi", aforistici e fulminei che rimandano ai classici del genere antichi e moderni, da Marziale a Campanile, da Flaubert a Longanesi. Quando l'autore si chiede, forse per saggiare il corretto uso dell'apostrofo o delle lettere "qu": L'arte per l'arte è l'arte al quadrato? Oppure (sempre apostrofo e gruppo consonantico "gn"): È una persona di alto ingegno, ma non sempre s'impegna, e Meglio una gallina con uovo e patatine fritte oggi che una macchia d'olio sul maglione domani e anche Lo squalo mi ha squadrato e io sono schizzato via squagliandomela dallo scoglio; l'effetto è irresistibile!

Non mancano però anche nozioni (e soprattutto stimolo all' esercitazione) di arte, musica , storia, geografia, letteratura e scienze tanto nelle frasi che nei successivi questionari, ordinati per materia. A suggellare questo ammirevole lavoro ritorna l'enigmistica classica con le sue "piste numerate", piccoli brani cifrati tratti da grandi autori, le "parole al vento" anagrammi basati su personaggi, denominazioni geografiche, fatti della storia, titoli, ecc., e "frammenti di cronaca" basati sul gioco delle lettere mancanti. Conclude una breve sezione dedicata ai "giochi già noti o addirittura tradizionali per intervalli sempre troppo brevi nelle ore di scuola o in altre tristi circostanze" (il titolo dell'autore dice tutto) e "ulteriori proposte di indagini e ricerche".

"Riposar giocando a scuola", non so perché mi viene spontanea questa associazione, mi ricorda una vecchia definizione del gioco degli scacchi: "è troppo serio per essere un gioco, ma è anche troppo gioco per essere serio!" È vero che si tratta di un libro di giochi e dunque diverte e appassiona, ma sono pur sempre argomenti di studio e dunque da trattarsi con seriosa e arcigna compostezza. Però sono piacevoli come "giochi veri", comunque…

Lucius F. Schlinger, e qui chiudo questa mia povera presentazione, ha compiuto il miracolo di rinnovare, con questo libro, il paradosso di Epimenide, il cretese.

Alberto Barbadoro