RACCONTI 1964-1972

Opus 3 :   Il dottor B.

(1972)

   

                                  - I -

 

« Gli anni, ormai, stanno diventando dannatamente brevi » disse Otto.

« Già, e i mesi e i giorni - intervenne Franz - Dipende anche dai giorni: se essi fossero più lunghi ... lei dirà che è un'impressione comune, particolarmente acuta nei giovani - continuò rivolto al più anziano Leos - ma in realtà non si può dire che un'ora sia poi così lunga. Non c'è tempo quasi per niente, dentro: sembra che le abbiano succhiate lasciando solo la pellicola esterna, senza sostanza ».

« Ecco - rispose Leos  - Lei l'ha detto bene, a parte il fatto che io penso che si siano veramente accorciati, i giorni almeno. Più si va avanti, dicono, e più passano in fretta, ma questo fa ridere: chi non si accorgerebbe di un trucco così volgare! Il fatto è che tanto ai giovani quanto ... a quelli di mezz'età ... »

« Via, via: lasciamo perdere queste distinzioni cerimoniose! »

« … a... tutti - continuò - sembra la stessa cosa: io sono sicuro che gli anni di una volta erano migliori: più lunghi, si capisce, più resistenti ... migliori, insomma, come qualità e quantità ».

« E' così - precisò ancora Franz - non è solo questione di durata, e non solo di anni. Vi sono ore buone e ore che, con rispetto parlando, non valgono un cazzo: sono bolse, come dire, piene di vuotaggine filamentosa e aggrovigliata, come alghe sfilacciate da estrarre da una rete, cincischiate, come dire, come una bistecca piena di nervi. E così i giorni, i mesi e, di conseguenza ... »

« Già - riprese Otto visto che la cosa prendeva piede - ma un anno, da qualunque parte lo rigiri, è sempre un anno: è anche lungo, se ci pensi.  Da un anno a questa parte … »

«Se ci pensi... Ma è proprio qui la fregatura!... Cos'è veramente cambiato intanto? Hai messo le fronde, caro Otto? avrai fatto qualche passeggiata, invece. Maturavano i frutti i temporali e le stelle d'estate, e tu hai fatto qualche bagno, poi, d'autunno, stesso rapporto fra te ed il resto: il tuo bilancio rispetto alla cosiddetta realtà non è per niente sbalorditivo, via! »

« D'accordo, fino a un certo punto: le stagioni sono ancora le stesse, quasi le stesse almeno, nonostante tutto quello che si dice. Quasi le stesse, però. Probabilmente, questa sera, la bottiglia che Ludwig sta misurando è, tanto per dire, lunghissima, » concluse Otto.

« Una brava onesta bottiglia di vino del Reno - ammise Ludwig - e se Otto avesse anche messo le fronde ... »

« Caduche, come sappiamo ... » precisò Franz.

«... il problema è sempre vedere se, in tutti questi anni, egli ha messo le radici. Naturalmente no. Vogliamo uscire? »

Uscirono. Senza radici, pensava Franz, potevano almeno muoversi. Ma Ludwig non aveva torto. Mai, del resto, che Ludwig avesse torto. Ora Leos se ne sarebbe andato, vecchio com'era, quando tutti insieme sarebbero passati per la sua via, e forse anche Ludwig avrebbe preso il tram per andare "al lavoro", benché a volte si trattenesse con loro fino all'alba: i programmi e gli orari di Ludwig variavano notevolmente a seconda dell'andamento del suo lavoro, all'ospedale. Ma una volta presa una decisione in merito lui non tornava mai indietro, benché in pratica dipendesse quasi solo da lui stabilire e cambiare gli orari delle prestazioni, come si era visto in moltissimi casi.

Per quella sera era già tardi. Infatti, poco dopo Leos, anche Ludwig salutò i compagni alla fermata e, visto che il tram non arrivava, si avviò a piedi lungo la via ampia e dritta quasi deserta. Anche i servizi urbani in quella sera di festa si erano notevolmente diradati allo scoccare della mezzanotte, soprattutto verso la periferia.

« Allora siamo d'accordo per dopo: venite a trovarmi, se vi va. Io avrò molto da fare, vi aspetto » disse Ludwig, già lontano.

Otto, che era agile come un gatto e pigro come un'ostrica coltivata, a quelle ore era spesso in vena di balzi felini. Quando dopo parecchi giri si ritrovarono del tutto all'aperto non lontani dalla strada prima percorsa da Ludwig, dal fiume vicino saliva un'aria umida e fresca. Otto saltava sopra le punte dei paracarri fermandosi ogni tanto per tendere il capo e ululare alle stelle, mentre Franz si contentava di camminare sopra l'argine, raccolto a meditare "sullo scorrere delle acque", come disse tanto per dire all'amico che lo interrogava.

« Pensieri che, a volte, possono avere una certa profondità, » fu la sentenza di Otto.

« Già, » approvò di passaggio Franz.

« Scorrono nelle acque - puoi pensare - i battelli, le piante che vi muoiono staccate dal fondo, gli animali che vi nascono, le cartacce e i rifiuti che vi convogliano le fogne e il vento, scorrono i fianchi dei monti erosi dalle piogge e dai torrenti... » andava elencando Otto.

« ... la nostra noia ...» continuò Franz scendendo dall'argine.

« ... e la nostra ansia e la nostra paura e quella degli altri, se è il caso, tutti gli orrori piccoli e grandi, quelli dell'ospedale, anche ... Ma anche i nostri giorni migliori e tutto il corso della vita, e anche la morte, se vuoi».

« E anche la resurrezione ».

« No, accidenti! quella no ».

« E allora neanche tutto il resto. Solo la noia, la mia, perlomeno: quella. Tu dici bene, Otto, ma perdio! appena uno aggiunge una parola: alt! »

« E' che tu prevarichi, salti di là ».

«E' legittimo: nei tuoi discorsi c'è posto per tutto. Ma ormai, per partito preso ... »

« No - precisò Otto - per la resurrezione, di qualunque genere e tipo, e di qualunque cosa, no. Neppure dei passi che abbiamo fatto dall'osteria fin qui. Puoi averli sentiti intensamente; puoi, ti concedo, ricordarli, ma non pensare che ritornino, come tutto il resto. I ritorni sono sempre diversi, come sai. Guarda quel che vuoi ora, finché hai tempo».

« Vero. Ma ci saranno molte cose, dopo o senza di me, e di te ».

« L'insieme è eterno, o giù di lì; per ora non serve fare troppe differenze: i particolari, che hanno vita relativamente breve, gli danno una notevole mobilità, e noi ci diamo da fare ad osservare alcune cose ».

« Possiamo anche agire, Otto».

 « Eh? ma come no! Mi fai accendere la sigaretta che stai per darmi? »

« Se mi fai il piacere di scendere di lassù ».

« Fatto. E poiché sei gentile ti concedo che l'azione (anzi, a proposito, devo confessarti che talvolta agisco anch'io) l'azione è inevitabile, anche se non necessaria nel senso, per intenderci, che serva veramente a qualcosa di fondamentale che è ancora da scoprire. O almeno non sono sicuro del contrario. Vedi: tutto tende alla quiete. Checché se ne dica non c'è cosa che non voglia la sua brava sistemazione, tanto per dirla in breve anche a proposito delle cose ... »

« Già. E le tue montagne che scorrono nei fiumi a far nascere le piante che i pesci andranno a brucare, e tutti gli annessi e connessi e che nulla può fermarsi, dicevi ... »

« Ma certo. Però, per qualche verso, tutto tende alla stasi, almeno nella mente degli uomini, che è la sola di cui io mi azzardi a dir qualcosa: qualunque problema è impostato in vista della miglior soluzione e della più definitiva possibile. Ne sorgono di seguito altri ma si vuole ancora risolverli. Chi ama "vivere nella lotta" è un pervertito se, beninteso, non se ne augura la risoluzione finale. In altri termini tu che lavori per il socialismo o, mettiamo il caso, per il trionfo delle pulci a quadretti sui sillogismi grassi, vuoi farcela o no? E dopo ... ahimé! Ma avrai altro da fare e se, per assurdo, non avessi più da impegnarti per le tue buone idee ne potrai sempre combinare di belle: anziché dividere il tuo mantello con gli altri, o strapparlo a chi lo ha troppo grande, quando tutti ne saranno ben forniti potrai ricamarlo.

Ma guarda intanto i cimiteri: tutti gli ospiti ad aspettare il giorno del giudizio, lì, fermi in attesa. Così credono quelli che li costruiscono, s'intende..

L'azione è un buco nell'acqua di uno stagno ».

« Amen ».

« Comunque » riprese Otto, « se proprio dici di annoiariti, vieni senza indugio con me a trovare Ludwig ».

« Dove lavora? No. Non ne ho voglia, accidenti! »

« Ora temi che ti passi la noia? Andiamo ».

 

Presero a sinistra e sbucarono in una piazza un po' più vicina al centro. Le vetrine lì erano ancora accese: all'interno le coccarde, i nastri d'argento e di seta azzurra che avvolgevano i dolci, le bottiglie, i bariletti di birra, altrove volatili spennati di ogni genere, cacciagione "al naturale", lunghe teorie di salsicce disposte a festone, costumi statuette e giocattoli per i bambini, intorno alle vetrine e sopra qualche finestra decorazioni e luci multicolori ad intermittenza.

E dappertutto cocci di bottiglie, piatti in frantumi, gatti famelici tra gli avanzi di cibo sparsi per il selciato: gatti in amore indecisi tra il cuore e la fame, un vero campionario di gatti in armi, alcuni più gentili e cerimoniosi, altri rinsecchiti e disperati, altri falsamente sornioni e segretamente pronti alla zuffa con il prossimo per le necessità della vita.

«  Ma ci sono anche quelli che se ne stanno comodi vicino alla stufa - commentava Franz - felini traditori, con il pelo liscio a leccarsi i baffi dopo la cena troppo abbondante, fuori della battaglia ».

Qualche energumeno di turno aveva rotto a sassate e a colpi di bottiglia una vetrina di tessuti, tagli sgualciti di pesanti tessuti invernali erano stati attaccati alle alte insegne del negozio e la mannequin era rimasta abbattuta tra il negozio e il marciapiede appoggiata al vetro rotto, la testa di biondina stereotipata piena di sbucciature sul selciato a qualche metro di distanza dal collo, poiché doveva essere stata usata per giocarci al pallone, come si usa fare nelle nostre città con qualunque oggetto capiti a tiro d'estate o nelle notti di grande festa.

« Credi che non ne sappia abbastanza del suo stradannato lavoro? - protestò ancora Franz - ci andremo dopo, per stare un po' in compagnia, quando avrà tempo. Andiamo a bere: dal vecchio Hund c'è di sicuro qualcuno, ancora. Ci facciamo anche una partita. Vuoi? »

Il "Cane" (il vecchio Hund) aveva un locale più al centro ed era ancora aperto,  dopo l’una di notte. Ma c'era solo qualche giovanotto intorno a un tavolo sul quale erano sedute due ragazze che il Cane di solito metteva in conto, a parte i casi eccezionali come la festa che quella sera illuminava tutto (quasi) il mondo cristiano (come notavano amabilmente Otto e Franz), tutta piena del proposito, della più volte dichiarata intenzione di trasformare ogni uomo in tabernacolo del Cristo e, quindi, i lupi in agnelli e i ricchi avari in servitori dei meno ricchi, data la pressoché completa scomparsa dei poveri "in senso stretto", conseguenza, questa, della prodigiosa rinascita del paese dopo l'ultima guerra.

Del resto i giovanotti si limitavano a conversare sull'essenza delle grandi feste religiose e affini (ad esempio le celebrazioni patriottiche) con le ragazze, le quali si rammaricavano che il Cane in questi santi giorni fosse proprio particolarmente idrofobo. « Dobbiamo essere ai tavoli, in cantina, dietro il banco, a letto quando capita quello che non rispetta le feste ... e anche noi vorremmo sentirci un po' più perbene, qualche giorno all'anno, non vi pare? » concluse una tra le risate di tutti.

« E' finita da un pezzo la guerra, Cane! - gridò un ragazzo, - e tu dai ancora il ... pane a tessera, strozzino porco! me le tratti come due puttane del tempo dell'occupazione e tu te le lavori come ti pare, lercio cagnaccio ebreo! ... »

« Maledetti piccoli avanzi di aborto! - urlò a sua volta il Cane uscendo dal retrobottega - vorrei vedere voi in questa vita da muli. E fosse solo questo! c'è l'ospedale, c'è: con quello che mi danno non comprerei nemmeno  tanta corda per impiccarvi tutti con le puttanacce vostre signore madri  ... »

« Già. Lavoriamo anche con gli stracciabudella, eh, vecchio Hund? di tanto in tanto».   

Il reverendo Frieder, un anziano e catarroso confessore della Marienkirche, era entrato da poco e, ubriaco come un cesto, bofonchiava esorcismi contro il beccamorto Lunch, che gli stava alle costole.

« E' Lunch- scattò Franz sulla porta, - tagliamo la corda ».

« E' impegnato - rispose Otto- ma se vuoi ... » E uscirono. Franz era diventato leggermente nervoso e voleva evitare la minima occasione di battibecco e la conseguente tentazione irresistibile di torcere il collo seduta stante all'individuo, con le complicazioni che ne sarebbero derivate.

Del resto era già abbastanza tardi e anche Franz ormai pensava che non si dovesse rimandare ancora la visita a Ludwig. Lo conoscevano da qualche mese ed erano rapidamente diventati amici, anche se a volte non potevano vedersi per vari giorni. Erano molto affiatati e Ludwig si dimostrava in ogni occasione un compagno eccellente, nello studio, (per quel tanto di comune che c'era e anche per l'interesse che dimostrava per gli argomenti più lontani dalle sue principali attività), nella discussione e nelle comuni iniziative politiche come nelle più varie attività culturali, e almeno altrettanto nelle passeggiate, nei folli giri in motocicletta, nelle solenni bevute notturne durante le quali la ragione, anziché smarrirsi, se ne andava a passeggio con dignità. Alcune direzioni di ricerca di Ludwig potevano in buona parte incontrarsi con gli studi dei due amici e senza troppe cerimonie Ludwig li aveva invitati a lavorare qualche volta con lui all'ospedale.

« Non riesco più a capire se è quest'anno o l'anno scorso o l'anno prossimo - diceva intanto Franz della festa - E' tutto così uguale a sempre, anche l'allegria idiota e la prosperità in giusto aumento ».

« Chiaro: aumentano nella dose prevedibile - approvò Otto - così sembra ancora meglio che tutto sia uguale. Tu non stai bene - aggiunse guardando l'amico ».

« Ogni tanto mi succede, stasera, ma ora di più. Appena usciti dal Vecchio Hund: una specie di tremito e di nausea che mi percorre tutti gli arti, un'ansia acuta che mi attraversa da parte a parte mentre cammino ».

« Dovevamo pensarci: questo è un breve tratto di percorso pressoché obbligato per molte ambulanze dirette alle sezioni della chirurgia qui vicino, e tu sei sensibile ai fenomeni che ne derivano: ricordi la conversazione con Ludwig all'istituto di neurologia? Rimangono comunque in sospensione le radiazioni elettromagnetiche e gli ultrasuoni risultanti dalle manifestazioni  dei moltissimi malati gravi che passano, e si forma una striscia lungo la strada ... Ma giriamo di là... Ti senti meglio, vero? »

« Sì, va meglio. Ma il governo dovrebbe pensare a queste cose: il percorso delle ambulanze deve essere impossibile da attraversare in certi punti ».

« Sai che c'è un sistema di controllo e di registrazione delle sensazioni  in pratica trasformate in onde - disse Otto - e anche che è più facile captare quelle che mandano i segnali più intensi: nella striscia si depositano e vengono fermate più facilmente le tracce più forti, i suoni,  i gemiti derivanti dall’ ansia, la disperazione più chiusa e le tracce  elettromagnetiche dei fortissimi dolori fisici. È l’aspetto più rivoluzionario del lavoro di Ludwig che non è solo un neurochirurgo assolutamente unico in Europa e dintorni.

Qui poi la striscia viene continuamente alimentata dal traffico delle ambulanze e funziona a sua volta da campo di attrazione per tutti i segnali vicini che vengono appunto convogliati verso di essa. Ciò del resto rende “pulita” la città, poiché tutto va a finire in certi itinerari. Qui si concentrano tutti i tentativi di controllo di cui si valgono la magistratura, la polizia e le agenzie investigative quando è opportuno esaminare la situazione di un paziente che, in coma o in stato comunque patologico, oppone una minima resistenza all'azione degli apparecchi di controllo ».

« Così tutto corre dalle strade all'ospedale a doppio senso ».

« All’incirca. Ma non c'è tanto da distinguere, Franz, tra ospedale e strade. Mi dispiace molto per lo scherzo che ti è capitato. Eri troppo preparato. La chiacchierata al freddo, e poi il contrasto dell'incontro con Lunch ... »

« È solo suggestione, ma deve portare in giro una carica, dico bene? notevole, quel vecchio puttaniere nazista! »

« Lo credo anch'io. E' successo ad altri di essere sul punto di svenire in certi tratti. Ma la gente finge di non sapere, o istintivamente cambia direzione: non vuole credere che tutto questo infame bordello derivi in ultima analisi da  dalle  tracce rese sensibili delle sofferenze del prossimo. Quando ci metteremo a lavorare con Ludwig sarà questo uno dei primi problemi che affronteremo, e non saremo sempre solo con lui e pochissimi altri amici, a parte forse i primissimi tempi. Per questa notte faremo una visita generale, ma in seguito andremo a fondo. Lo studio di quelli che i Dummkopf  si ostinano a chiamare residui psichici è fondamentale, e tra l’altro dovremo anche mandare a farsi friggere quelli che pretendono di vederci il loro paranormale e simili idiozie.

Il freddo cominciava ad essere intenso e si vinceva solo camminando spediti, quando Franz disse che cominciava quasi ad aver fame, ed erano quasi arrivati a destinazione, del resto.

« Non è per niente un'idea da accantonare », e si precipitarono ad ordinare due Hamburger con mezzo litro di vino in un ristorante "quasi-di-lusso" lì a due passi, ma solo dopo aver constatato rapidamente la mancanza di un'osteria in regola nei dintorni.

La sala vicina all'ingresso era ancora discretamente affollata di clienti in comitiva agli sgoccioli del pranzo di mezzanotte e qualcuno voleva assolutamente invitarli, evidentemente commosso dalla palese povertà della loro ordinazione.

« No. Ci va un Hamburger caro signore-  diceva Franz -  Il mio amico ha per l'appunto lo stomaco quadro e non ama altre forme, vero Otto? Solo gli serve un po' di vino come lubrificante per gli angoli delle fette. Siamo perfettamente a posto. Non insista, prego ».

Nel frattempo andirivieni di dolci e di bottiglie di champagne che ancora qualcuno si sforzava di accettare da quelli che, già del resto in preda al mal di stomaco, cercavano di offrire in giro per ritrovarsi a loro volta vittime di analoghe pretese di generosità.

« Un goccio solo. Una fettina o mi offendo proprio ». E le signore: « No, grazie davvero, ho già la testa che mi gira per i fatti suoi », « Ma via, uno strappo alla regola, una volta all'anno. Sigaretta? ». E la gola bruciata la testa pesante la nausea i giochi con le carte i signori nella stanzetta accanto con il poker e il cognac "originale" i bambini con la testa sui tavoli. « Meglio così, almeno non sentono tutte le porcherie che dice il signor Hippel - strillava la signora. - Né le barzellette pesanti di Joseph, né i pettegolezzi di Monica (detto tra noi), né le vanterie mal dissimulate di quel somaro del padre ». « Non volete proprio accettare niente, ragazzi? »

« Quant'è? - chiese Otto  - Ecco, buona notte ». « Auguri, auguri, buon Questo, felice Coso a Lei e marmaglia, Auguri ... uri, Aug ... »

 

 

 

 

                                       - II -

 

L'eco dei complimenti, a quell'ora a buon mercato, si rigirava frammentandosi nelle teste di Otto e Franz mentre percorrevano la via diritta che sbucava nella piazza allungata davanti all'immensa entrata del reparto dell'ospedale cui si erano diretti.

Poche macchine nel parcheggio e un'aria sempre più densa attorno ai lampioni e alle luci delle due alte antenne sul tetto a qualche decina di metri di distanza l'una dall'altra, affievolite per la foschia che ormai avvolgeva anche le pianticelle decorate più in basso e la scritta augurale di piccole lampadine rosse e arancio tra il cancello e il portone.

« Strano - disse Franz - proprio di fronte all'entrata tutto sembra normale, a parte un po' di suggestione ».

« Merito di quelle antenne lassù, dove si vedono anche i segnali per l'eliporto del reparto. Ma si tratta essenzialmente di potenti raccoglitori delle correnti di radiazioni, che vengono dirottate dall'entrata e convogliate alle ali verso le quali, come vedi, i recinti impediscono a chiunque il passaggio. L'intensità delle correnti in quei punti sarebbe sensibile anche per individui duri. Per questi impianti il reparto è all'avanguardia, grazie a Ludwig ».

Nell'atrio poco frequentato non era molto caldo e l'anziano portiere di turno stava prendendo appunti da un registro, cercando intanto il thermos del tè con una mano vagante sopra la scrivania.

« Cerchiamo il dottor Ludwig B. E' di guardia ».

« Il dottor B? Prego, prego. Vedete alla prima sezione, se è ancora lì. Ma sì, deve esserci, se avete appuntamento. Lui non si sperde nelle sezioni ».

Sul quadro oltre la portineria infatti era segnato: Chirurgia IV, sezioni 1-4, medico di guardia: dott. Ludwig B., e la lavagna quasi al centro dell'atrio riportava il numero dei pazienti ricoverati e quello dei dimessi il giorno prima da ciascuna delle prime quattro sezioni della chirurgia e in fondo il totale: Entrati 214; usciti 474, molti di più gli usciti, date le feste, poiché molti che non erano in condizioni troppo gravi aspettavano, come si usa, di passare le feste a casa prima del ricovero. Ma il quadro fu completato in certo modo dalla sgradevole vociona rauca e fessa di Lunch alle loro spalle: « Morti: quattro » e Franz si sentì gelare in un attimo dalla testa ai piedi.

« Grazie! - scattò Otto dopo due secondi, - nessuno le ha chiesto informazioni, comunque ».

« Eh! Eeeh! - protestò il vecchio beccamorto - Certe cose non le scrivono sulla lavagna. Deceduti: quattro »  ripetè avviandosi verso la vetrata dell'ufficio di portineria. Ma mentre i due amici se ne andavano verso il reparto si volse e gridò:

« Ehi, voi! dove andate! venite qui a prendere il numero. Chi è che dovete assistere? Ce ne sono altri tre o quattro, sempre solo qui, che stanno per partire ... se il dottorino non ce l'ha fatta ».

« Lascia stare, Lunch, maledetto! - intervenne il portiere uscendo dall'ufficio - sono proprio i suoi amici! »

« Amici? - farfugliò il beccamorto impaurito - di chi? »

« Hai capito bene, bestia, di Ludwig B ».

« Qui non c'è più nessuno - aggiunse Lunch senza più alcun accento brusco - e i poveri malati hanno bisogno di qualcuno che li aiuti, eh!, a passare... di là, se non si può fare diversamente. Le donne – urlò-  che facevano l'assistenza se la sono squagliata: ne ho viste uscire una settantina solo di qua. Le infermiere sono tutte in festa, quelle puttane porche! ci sono solo i dottorini, e le monache e le infermiere che vanno a letto con i dottori. E io ».

« Basta! - intervenne ancora il portiere - Scusate, ragazzi, se siete amici del dottor B. non faccio cerimonie, ci comprendiamo: è vero che c'è scarsità di personale, da qualche parte, ma gli assistenti cercano di essere dappertutto, e così le ausiliarie ... Questo animale è sempre ansioso di fare il suo lavoro, lo farebbe anche con i vivi. Levati dai piedi, carogna! » concluse rivolto al becchino proprio nel momento in cui Ludwig, che stava scendendo le scale, si fermava per salutare.

« Buona sera. Ben arrivati, ragazzi: era proprio ora. Lunch: via! »

« Stavamo parlando, dottore - tentò di dire il becchino - di quei due o tre casi gravi di cui si è preso cura lei, rinunciando al riposo, e ... »

« Ho detto via, Lunch! Attento a non farmelo ripetere » disse Ludwig scendendo gli ultimi gradini. E vedendo che il becchino era troppo lento ad andarsene aggiunse: « Non sono più gravi, ora: ce l'abbiamo fatta. Perciò non hai più scuse per restare a seccarci. Sei fuori posto e fuori orario ».

« Ma tu lo sai, dottore - replicò Lunch - che qui non sono il solo fuori orario, e fuori posto, lo sai ... Vado, vado - aggiunse vedendo che Ludwig si era diretto con aria minacciosa verso di lui - Defunti: quattro » volle concludere prima di uscire, ma non potè evitare di essere afferrato dal giovane dottore che aprendo la porta con un piede lo scaraventò giù per le scale esterne.

« Crepatiii! -urlò ancora a squarciagola - quattro, cinque, quarantacinque, centooo! Ah! » e tacque dopo l'ultimo urlo rapidamente soffocato.

Ludwig era rimasto in ascolto:  « Ci sono due gradini rotti, sulla destra. E' stato bene non farli riparare: per un po' niente seccature dalla vecchia iena, anche se dovesse trovare qualche scemo che le rabberci le ossa » commentava sorridendo.

« Bene - aggiunse subito tornando dagli amici - beviamo qualcosa ». E, salutando il portiere, li condusse con sé.

Nell'ufficio dove il dottor Ludwig B., assistente di neurochirurgia, si ritirava in qualche momento di pausa, c'era un grande schermo sul quale apparivano i segnali delle chiamate telefoniche dalle corsie e dalle camere di una sezione del reparto, contemporaneamente al trillo di un campanello. Un settore di schermo indicava, in riferimento al numero del letto interessato, il genere di prestazione immediata che si riteneva necessaria, nei casi di chiamate urgenti e qualche volta, in sigla, alcuni sintomi delle condizioni particolari dei singoli pazienti. C'era anche un divano con qualche poltrona e alcune sedie attorno a un tavolo rettangolare da lavoro. Di fronte alla porta un piccolo mobile-bar, accanto una radio-giradischi e tutt'intorno scaffali con alcune centinaia di libri, il tutto piuttosto ristretto a formare un ambiente accogliente e, tra l'altro, ben riscaldato.

Si sedettero e dopo che Ludwig ebbe versato da bere, Franz lo interrogò: « Perché non denunziare alla popolazione tutti gli aspetti del problema delle correnti di radiazioni? »

Ludwig fece un cenno e bevve un sorso con calma.

« Potevi dire almeno quando e come abbiamo cercato di fare un tale lavoro. Guarda gli ultimi sei o sette numeri della rivista che ho dato a Otto: naturalmente mi si è permesso di scrivere. C'è una documentazione dettagliata, corredata di risultati sperimentali indiscutibili. Ma non c'è stata mai una risposta, nemmeno una, a parte qualche accenno su altre riviste specializzate e qualche generica allusione sui rotocalchi. E qualche pezzo ha anche un carattere sufficientemente divulgativo: ho scritto anche su periodici di attualità, avete letto anche voi qualcosa, nessuno e riuscito a vietarmelo, ma alla fine le cose sono rimaste come erano. Del resto, Franz, se avete discusso di queste cose, Otto ti avrà parlato ... »

« Infatti ... » confermò Otto.

« ...dei miei "alti meriti" - continuò Ludwig sorridendo - in questo campo. Posso ancora fare a meno della popolarità che potrei ottenere da questa come da altre realizzazioni, mentre mi è utile la grande fama di neurochirurgo per avere poche seccature nella ricerca scientifica. Ma non si tratta, capisci, di denunziare i fatti: tutti, qui e altrove, sanno qual è la realtà, qualunque infermiere ne sa almeno qualcosa in generale. Però non ci credono. Sì: lo sanno ma non ci credono. Conosco molte situazioni simili, anche se l'intensità dei fenomeni non è neppure paragonabile: ci sono dati sulle cliniche di provincia e sugli ospedali periferici cui abbiamo dato le stesse attrezzature che usiamo noi. Ed ovunque, nei collegi, nelle caserme, nei luoghi colpiti da calamità naturali o dalla guerra, dove avvengono delitti particolarmente crudeli e via dicendo noi un po’ in tutto il mondo abbiamo sperimentato per quanto abbiamo potuto, in certi casi, con strumenti abbastanza sensibili, gli stessi fenomeni. Voi sapete che effetto facciano i lager: anche se è solo suggestione, della quale comunque siamo in grado di misurare con notevole precisione il grado di incidenza.  Vi sono i quelli che alcuni che non conoscono le nostre tecniche chiamano ancora scioccamente residui psichici di individui che hanno subito brutali interventi a livello materiale e psichico, tanto per distinguere alla maniera convenzionale due aspetti della stessa indivisibile realtà, e costoro hanno lasciato tracce individuabili e "misurabili" delle loro reazioni. In realtà   si tratta  di suoni, sospiri, gemiti di disperazione che hanno emesso, trasformati in onde elettromagnetiche ed in ultrasuoni, troppo acuti e “infrasuoni” come potremmo definire quelli troppo gravi per essere uditi. Senza saperlo chiaramente gli alleati alla fine della guerra hanno cercato subito di fare una sommaria pulizia di certe tracce dagli apparecchi radio e dalle rudimentali produzioni televisive, oltre che dai filmati. Oggi potremmo fare molto meglio, ma sono certo che non converrà distruggere, bensì conservare con cura ogni cosa ».

« Naturalmente -  disse Franz - tu pensi che ciò sarà necessario per documentare con particolare efficacia i crimini dei nazisti ».

« Ma certo - approvò Ludwig - con quelli dei loro precursori e maestri fascisti in Italia e altrove, come dei loro devoti discepoli in Spagna e dintorni.  La tecnica di trasformazione l’abbiamo messa a punto  oltre quindici anni dopo la fine del nazifascismo e per tale  periodo non possiamo applicarla. Ma  in un futuro per niente lontano potremo farle rivivere, tutte queste sensazioni, a qualche signore dalla memoria corta, sentirle nel proprio cervello. Ma vedrete che vi sarà sempre il modo, per molti, di non credere a nulla, di ignorare i fatti: alla gente non piace conoscere le sofferenze del cosiddetto prossimo, e in particolare quelle delle quali sa istintivamente di essere colpevole. Credo che molti piccoli borghesi, per non parlare dei pescicani dell’ industria, e del commercio, intuiscano oscuramente che sono loro il sostegno continuo dei massacri, della fame e di ogni sorta di miserie. Ma non vogliono saperlo con chiarezza: svicolano da ogni parte e si ingannano per sentirsi in diritto di vivere ».

« Sono d'accordo  » disse Otto.

« Perciò dico che non basta denunziare i fatti - riprese Ludwig - bisogna trovare le forze per agire. Non dobbiamo "chiedere giustizia", dobbiamo farla, qui e dovunque, tanto per dirla in breve ».

Era chiaro che il problema del funzionamento dei reparti sarebbe stato anche in futuro un elemento essenziale per il lavoro che Ludwig intendeva svolgere in stretta collaborazione con i due amici, e su questo si erano trovati subito d'accordo.

Per il lavoro di ricerca in senso stretto la brillante preparazione in biologia di Franz e la notevole esperienza di Otto nell'uso di moderni elaboratori elettronici e in vari rami della cibernetica offrivano a Ludwig la possibilità di avere due collaboratori di prim'ordine: l'essenziale era organizzarsi, individuare con precisione gli obiettivi e coordinare gli strumenti di lavoro.

« Adesso venite con me - disse a un certo punto Ludwig, - e vi mostrerò qualcosa di quello che vi avevo promesso ».

Anche Franz pensò che era stato bene non rimandare ancora la visita al reparto dell'amico: in fondo era già da qualche tempo che si era deciso di vedere insieme certe prospettive di lavoro.

Trillò il telefono e Ludwig rispose: « Sì? Va benissimo: era previsto... Sì, io, d'accordo, non importa quello che pensano loro: lei sa che non deve permettere a nessuno di interferire... a nessuno, le dico ... No! tutta la disposizione del sistema di elettrodi, anche nel controllo dell'alimentazione dei tessuti, resta invariata ... non si può togliere nulla. No, signorina, anche se il paziente dovesse morire: spero che mi avvertirà in tal caso, del resto mi pare che ormai ci siamo messi d'accordo sul fatto che ne rispondo io, salvo interventi folli del tipo che le hanno indicato. Dica al professore ... sì, al primario, che faccia esattamente quello che ho detto prima dell'ultima crisi: ci sono ventidue pagine riservate di istruzioni, poi gli appunti di ieri ... ma il professore riceve sempre a voce o per telefono tutti i suggerimenti necessari e se sono in giro lascio un collega di fiducia. ... Certo che si salva! se prende la sifilide o gli tagliate la testa sarà più difficile. Io sono anche di guardia oggi ... già, e non posso dividermi tanto facilmente in quattro, nonostante i progressi sbalorditivi della scienza ... Ma no, signorina! nessuno le dice che non sa un accidente di neurochirurgia, ma sono oose che abbiamo stabilito da un pezzo ... Come?... ah, ho capito, lei non lo sapeva. Dica per favore al direttore generale che se prova ad insistere sui turni me ne vado subito ... ma a pescare, naturalmente! vedrà che si risolve tutto all'istante. Brava: sono proprio il dottor B. ... prego, prego. Capisco, lei è nuova, dottoressa. E mi mandano una che lavora qui da una settimana! Mi scusi, signorina, ma riferisca esattamente quello che le ho detto, e non si preoccupi: non è colpa sua... Buon lavoro anche a lei, ... grazie, buona notte ».

« E' quel caso di intervento sui tessuti nervosi? » chiese Otto.

« Sì, - Ludwig era furioso - interveniamo globalmente su una serie di punti nella materia cerebrale, sul midollo spinale operando anche sostituzioni nelle varie zone del sistema nervoso di un paziente clinicamente morto quattordici volte nel corso degli ultimi venti giorni. Conoscete il caso per sommi capi da quello che vi ho detto giorni fa. Ma la signorina crede forse che sia una meningite: chiede se si salva, capito? E il buffo è che si salverà davvero. Lasciamo perdere - aggiunse versando ancora nei bicchieri, - si vedrà poi. Ma sicuro che si vedrà ».

« Capisco - disse Franz - l'essenziale è conservare le cellule cerebrali e un'elementare struttura di sistema nervoso, e in teoria ciò è possibile a tempo indeterminato, anche se nessuno ancora ha tentato niente del genere. Solo tu, voglio dire. Il guaio è che hai per forza dovuto operare su un paziente irrimediabilmente sull'orlo della dissoluzione, che in un caso ordinario avrebbe reso da tempo la sua animaccia al nulla da cui venne, anche con l'assistenza dei migliori specialisti del pianeta. Questa comunque è una direzione fondamentale del tuo lavoro ».

« Certo, una. La tappa interessante è ora questa: aprire la via ad una specie di immortalità "sui generis". Il 137, il paziente in questione, non morirà del tutto, anzi sta già vivendo oltre qualunque termine ordinariamente concesso, se così si può dire, per certe attività cerebrali che abbiamo salvato mentre molti dei suoi organi sono del tutto necrotizzati. Naturalmente sono stati asportati e sostituiti, come sapete, quando era indispensabile: non era certo il caso di tentare di rifargli le gambe o l'apparato genitale, ma di suo, di originario, lui ha in pratica quasi solo un sistema nervoso incompleto. Però siamo certi che una coscienza, sicuramente individuale, è rimasta, al di là della morte di quasi tutto un organismo ».

« Questo va veramente al di là di ogni previsione » disse Otto.

« L'alimentazione delle cellule cerebrali è assicurata artificialmente come per gli altri tessuti sani. Non è necessario scendere in particolari: l'importante è sapere che ciò non è solo possibile. È già reale. Ma ciò che non si poteva prevedere con certezza, Otto, cioè la sopravvivenza della coscienza, è stato sperimentato solo da poco. Fino a qualche giorno fa non avevamo modo di poter comunicare col paziente. C'era solo la edificante lettura dell'elettroencefalogramma e qualche smorfia del viso. Ora abbiamo ripristinato alcuni semplici movimenti volontari e, attraverso un codice elementare basato sul battito delle ciglia, sul moto della pupilla e simili, sappiamo che è in grado di udire alcuni suoni e di inviarci le sue reazioni, che dimostrano con certezza che comprende qualcosa di ciò che ascolta ».

« Ma tu dicevi che state operando anche sulla materia cerebrale » osservò Franz.

« Certo - disse Ludwig - è stato necessario asportare a varie riprese anche intere zone di corteccia cerebrale e di tessuti cerebrali di ogni genere che erano malati o addirittura completamente morti. Ma siamo in grado di tentare di riprodurli ».

L'attenzione di Otto e Franz, già estremamente intensa, divenne di colpo un'attesa drammatica. Ludwig non scherzava, questo era certissimo.

« Sì, - continuò - così come in altri casi una macchina relativamente complessa può produrre macchine relativamente semplici del tutto automaticamente, così l'organismo di certi animali, uomo compreso, sulla base di certe informazioni ricevute e attraverso processi sufficientemente controllabili e del resto già sperimentati, riproduce un “ modello”  prefissato: la cellula di un certo tipo di tessuto. Di qui si passa alla costruzione di complessi sistemi di cellule, di tessuti vivi e perfettamente adatti a sostituire quelli perduti. Il vostro aiuto sarà importante, soprattutto ora che stiamo  tentando esperienze  sull'uomo ».

« Il  137 » disse Franz.

« Già, lui è uno. La conservazione delle cellule è assicurata, e questa è ovviamente sempre la base di partenza. Ora si tratta di vedere fino a che punto la rigenerazione di quei tessuti che abbiamo asportato sarà possibile. Le nuove cellule dovranno sempre essere del tipo, nel numero e nella disposizione generale che occorre. E' possibile anche il processo inverso, cioè la distruzione controllata di cellule comunque degenerate e quindi la risoluzione di malattie come i tumori di qualunque tipo, in modo molto più sicuro e "pulito", molto meno rischioso di tutti i metodi tradizionali. Anzi sarà forse questo il risultato che segnalerò per primo, al più presto, e si capisce che il successo ci aiuterà ad ottenere i mezzi per condurre meglio innanzi la ricerca principale ».

« I problemi di controllo dei messaggi e di tutte le complesse reazioni devono essere tali da dare le vertigini ai più potenti calcolatori » osservò Otto.

« Questo è vero, dobbiamo anche modificare i circuiti a seconda delle situazioni, ma in fondo la ricerca scientifica moderna ci ha ormai abituati in tutti i campi anche ad operazioni complesse di questo tipo. Inoltre dispongo di un complesso di tecnici eccellenti in ogni ramo e posso svolgere solo le funzioni direttive, in molti casi, oltre, naturalmente, agli interventi chirurgici, per i quali in queste situazioni mi fido solo - concluse Ludwig -   di queste grinfie ».

« E i modelli che guidano la riproduzione delle cellule sono strettamente collegati ai residui  di cui parlavamo, non è vero?- chiese Otto. - In tal caso comincio a vederci più chiaro nell'aiuto che potremmo darti, oltre al solito scolare bottiglie ».

« Giusto, naturalmente. Quelle che qualcuno chiama ancora superstiziosamente correnti psichiche, a questo punto non sono più così terribilmente incomprensibili. Non sappiamo perché i suoni ed altre manifestazioni si possano trasformare in onde elettromagnetiche, ma abbiamo le tecniche necessarie per operare in tal senso, mentre   non sappiamo neppure,  tanto per dire, cosa siano, in senso assoluto, il magnetismo, l'elettricità, la luce stessa e le altre radiazioni elettromagnetiche, tutte cose che però usiamo mille volte al giorno. Un individuo, morendo, lascia come prodotti degli ultimi momenti, oltre a quelli ben noti, anche i residui  rilevabili delle sue manifestazionio vitali, che lentamente si dissolvono. Questo è chiaro. Del resto anche da vivo chiunque lascia nell'ambiente, oltre a tracce ordinarie, altri elementi ,  o forse meglio l'elemento, qualcosa che sembra comportarsi come una particolare forma di energia,   dunque l'elemento che forma la "memoria" nell'organismo e in particolare nelle strutture cerebrali. Memoria non semplicemente di avvenimenti, ma di strutture fisiche e, in particolare,  come  abbiamo visto, di "sensazioni" che possono essere scomposte negli elementi sonori, cromatici, aromatici,   ricostruite e trasformate. Gli elettroencefalogrammi vengono così studiati come un segnale di determinate costituzioni e stati psichici e ci danno tra l'altro le informazioni necessarie per intervenire sulla "memoria" che il sistema nervoso conserva dei suoi stati precedenti, tra i quali il sistema di generazione delle cellule, come dei modelli che noi scopriamo e rendiamo "attivi" costringendo il cervello a programmare e controllare la loro riproduzione.

In fondo ciò che è veramente nuovo, in tutto questo, è che ora abbiamo gli strumenti per realizzare in pratica dei vecchi presupposti ».

« E' come dire che l'uomo ha sempre desiderato di volare e ci è riuscito soltanto da meno di un secolo. Grazie tante » disse Franz.

« Certo - approvò Otto, - ammetto che per quanto abituato ai salti mortali del pensiero questa è una realtà che rischia di stimolare il mio temperamento romantico. Comunque siamo preparati e il nostro aiuto non ti mancherà ».

« Per fortuna! Ma qui mi dicono che devo fare le endovenose, capite? Sarei di turno una volta alla settimana: stanno freschi! Se posso cerco invece di fare magari il medico di guardia, come questa notte, per dare una mano nelle situazioni più orribili: ve ne ho parlato e del resto ne sapevate qualcosa. Mi fanno gli applausi e i “ te deum" se rimetto in piedi qualche morto, dopo che ho sgobbato come uno schiavo nelle corsie in cui i capoccioni non si fanno mai vivi. Se il cervello si salva in tempo in quei pochi minuti utili non c'è da prendersi una medaglia per il resto, ma la "resurrezione" fa sempre effetto: spesso non faccio che volgarissime rianimazioni, che voi da bravi estranei potreste imparare a dirigere in un mese. Non sempre, come sapete, ma quando c'è troppo lavoro chi fa le appendiciti? Il neurochirurgo B . ».

« Ma che accidente fanno i medici generici e gli specialisti meno importanti? » intervenne Franz.

« Lo vedremo, caso per caso, non ti preoccupare - rispose Ludwig - ma intanto io dovrei fare anche l'ordinaria amministrazione, appendiciti, no?, se non si trova nessun altro ».

« Già, dicono che è una questione morale - approvò Otto - anche se queste bestie sanno che nel frattempo la vita di decine di persone ogni ora nelle varie sezioni dipende solo dalla presenza  tua  e degli specialisti che ti aiutano».

« E' così. Finché non li pianto in asso.  Allora cambiano disco ».

« Ma non potrai farlo troppo facilmente, né tanto spesso » osservò Franz.

« Solo tutte le volte che mi sembrerà necessario, Franz ».

Il rapido giro che fecero con l'amico fu sufficiente a convincere Otto e Franz della perfetta efficienza di quella sezione del reparto: camere di quattro letti al massimo, moltissime singole per i casi più delicati, fornite di ogni comfort e una ausiliaria per ogni tre o quattro malati. Tutte le attrezzature ordinarie più moderne a portata di mano. E allegre decorazioni che il primario, quando lo incontrarono, stava mettendo in ordine con una suora nel corridoio.

« Finalmente! - disse Ludwig  -Prosegua lei l'ispezione ... »

« Io? » interruppe il professore.

« Si, lei, - ripetè secco Ludwig - e controlli bene il 137, non mi faccia tornare ».

« Ma ... »

« Non si preoccupi dei miei amici. Ne rispondo io. Finisca l'ispezione, ma prima assegni alla nuova dottoressa ausiliaria del 137 un compito meno impegnativo: mi ha telefonato e lei può immaginare. Gli assistenti e gli specialisti debbono essere sempre nel numero e per le funzioni che le ho richiesto. Il primario è lei, non io, ci pensi bene. Per l'organizzazione anche i miei pazienti dipendono da lei, professore, come tutti gli altri. Anche in questo caso lei sarà totalmente responsabile dei suoi compiti. Quindi faccia tutto quello che le ho detto. E niente altro. Buona sera ».

Si avviarono lungo il corridoio.

« Ma questo è pazzesco! - disse Franz  - Sembra che tutto l'ospedale dipenda da te ».

« Sembra? vedremo - rispose Ludwig - vedremo se ci saranno altri che potranno intervenire, in certi casi ».

« E' un po' strano, Ludwig, mi sembra davvero enorme la libertà che ti lasciano. Anche se tu  ed i tuoi aiutanti siete  l'elemento essenziale, qui, » disse Otto che da un pezzo non parlava.

« Questione di opinioni. - rispose asciutto Ludwig - Io lavoro più spesso da quest'altra parte » aggiunse quando dopo molto cammino furono in fondo a un lungo e stretto corridoio su cui si apriva una porta scrostata e sconnessa. Di lì bisognava scendere per una gradinata sudicia che conduceva su un cortile semibuio circondato da portici e da muri anneriti, così alti da farlo apparire angusto, nonostante la grande ampiezza. Dal basso saliva un'aria grassa e nauseante, un odore aspro di rifiuti insieme a quello tipico dell'erba e dei fiori putrefatti. « Questo è lavoro straordinario - aggiunse Ludwig, - anzi illegale, che vorrebbero proibirmi e non mi pagano ».

Franz si sentì venir meno e Otto non stava molto meglio.

« Ci si abitua, - spiegò Ludwig dando loro una mano per gli ultimi gradini - a rimanere in piedi, voglio dire: dipende dalle cucine, e dal deposito di un obitorio. Coraggio - aggiunse, . state constatando che qui l'assistenza non è precisamente all'avanguardia, come in altre ali del reparto ».

Da alcune porte delle corsie che si aprivano sotto il portico ad intervalli di sei o sette metri, come si poteva vedere alla luce gialla dei lampioni sulla volta, provenivano voci indistinte in conversazione e qualche lungo lamento dei pazienti meno lontani.

« Bevete un po' di questo:  - disse Ludwig estraendo dal camice una bottiglietta - aiuta a vincere la nausea, ed è buono, a base di acquavite ».

In effetti il preparato era, fra l'altro, un ottimo tonico e un corroborante eccellente ed il suo aroma toglieva in buona parte il senso di disgusto e di soffocamento che li aveva investiti.

« Hai detto le cucine e il deposito di un obitorio », disse Otto asciugandosi le labbra con una manica.

« Sì, di una delle camere mortuarie di questa ala del reparto ».

« Che razza di deposito! - scattò Franz - Cosa c'è dentro, insomma: è questo che ti ha chiesto Otto, all'incirca ».

« Senti, Otto, - replicò Ludwig - cosa credi che ci sia nel deposito di un obitorio? Per forza cadaveri. Del resto sono cose che tutti sanno, quasi tutti. E potevate immaginarle anche voi ».

« Cadaveri , commentò Otto senza vivacità - naturalmente ».

«Rimangono nei depositi - continuava Ludwig indicandone le direzioni con la mano -  quei morti che non hanno parenti o amici che se ne occupino o che possano raggiungere il reparto: vi sono molti ingressi, sapete, ed difficile trovare rapidamente quello che apre la via più breve se non si è esperti. Poi all'interno dei reparti è enormemente peggio: vi sono perfino molti dottori che si sono sperduti nel labirinto dei corridoi, per settimane intere, alcuni non si sono rivisti più. Il cartellone che avete visto in portineria, dove ci siamo incontrati, riguardava solo la situazione di una sezione del più vicino reparto di chirurgia: quelli che non entrano nel conto sono sempre molti di più. Così molti, soprattutto in zone come questa o in altre molto peggiori, non vengono richiesti da nessuno e l'ospedale li lascia nei depositi, finché c'è posto ».

« E... quando il posto non c'è? » riuscì a dire amabilmente Franz.

« A volte capita - ammise Ludwig - in tal caso dovrebbero essere sepolti».   

« Ah, già, bene » approvò Franz con un certo riguardo.

« Abbastanza spesso - continuava il giovane dottore - si cerca comunque di utilizzare quel che si può, se c'è tempo di farlo: per trapianti ordinari o a scopo sperimentale, senza contare la necessità di offrire agli assistenti in prova il materiale su cui far pratica. A volte, anzi quasi sempre, ce n'è in sovrabbondanza, e allora si provvede a far cremare o, se c'è richiesta, si affida a qualche infermiere perché lo distribuisca come crede. Qualcuno fa ancora affari, purtroppo, con le cliniche che ne hanno bisogno, o con i collezionisti ».

« Collezionisti? » chiese Otto.

« Sì, amatori: imbalsamatori dilettanti, soci di clubs, ciarlatani, gente che comunque si interessa o è curiosa ».

All'altezza della porta semiaperta di una corsia un alto assistente in camice bianco salutò Ludwig e chiese come andava.

- Ha trovato dei nuovi ausiliari? , disse.

 - No, sono amici che mi tengono compagnia.

- Da che sezione dipendono?

- Le ho detto che sono amici, di fuori.

- Da qualche sezione distaccata? bene.

- No, sono studiosi, artisti. Fatti loro, no?

  Una suora vecchia e asciutta usciva dalla corsia mormorando: « Gesù, che pena! di notte è un calvario per quei disgraziati e per chi sta vicino. Buona sera dottore. Ah, Gesù santo, aiutateci ! ... »

- Non voglio ficcare il naso nei fatti degli altri - insisteva l'assistente, - ero solo un po' curioso. Evidentemente saranno ausiliari in pratica, oppure pazienti, non ci dovrebbe essere da sbagliare ... che c'è che non va, dottor B.?

- Non le è passato per la testa, dottore, che potrebbero essere in visita a qualche parente? oppure miei amici che vengono a trovarmi, come le ho detto?

- A qualche parente... in questo posto? Ma avranno comunque sempre un incarico: tutti ne hanno qualcuno. Cosa c'è di male a chiedere?

-  Lasci perdere, e finisca pure il suo giro. Qualcosa da segnalare?

- Le solite: parecchi più di là che di qua. Vecchi, le ossa rotte non “cementano” abbastanza, come dicono qui. Lo so, le sue trasfusioni, ma non c'è sufficiente plasma adatto, manca il materiale per trattarlo, manca il personale specializzato: siamo in cinque per dodici corsie stracolme, gli infermieri saranno uno per cinquanta pazienti, quando va bene.

- Lo so, dottore, ma vediamo le novità dalla mia ultima visita.

- Vediamo. Intanto uno, subito qui, uno nuovo, ha ancora una ferita aperta da un anno, per un incidente di macchina. Ce l'hanno mandato da un'ala più interna, perché è bell'e morto, peggiorato proprio l'altro ieri. Lei non l'ha visto perché l'avevo mandato in sala di rianimazione prima del suo arrivo, dottore. Stava per andarsene.

« Ha fatto bene, ora vedremo - disse Ludwig - ve la sentite di aiutarmi? »

« Per quel che si può »    disse Franz mentre Otto faceva un vago cenno di assenso.

« Per ora basta che ne abbiate voglia. Va bene » concluse Ludwig. Ed entrò tenendo la porta per gli altri.

La corsia immersa in una debole luce giallastra conteneva almeno una quarantina di malati. C'erano letti a due piani sovrapposti, altri fatti con trespoli e tavole, pagliericci direttamente posati in terra. Sulla parete di fronte, molto in alto, due lunghissime ed anguste finestre a sesto acuto si incurvavano seguendo la volta a botte dell'alto soffitto che doveva essere stato bianco.

« Sì, - disse Ludwig - i parenti poveri. Qui le decorazioni delle feste si ritrovano, al massimo, dentro il corpo di qualcuno, se qualche chirurgo è più distratto del solito ».

Molti malati apparivano in condizioni assolutamente tragiche e l'ambiente era in stato di disordine e di sporcizia incredibile: bende e avanzi dei pasti, bidoni di immondizie in giro, oggetti sanitari e apparecchi igienici sparsi tra i letti privi di comodini, pazienti con fasciature sudicie e non stagne, biancheria sporca dovunque. Lamenti e grida, presto soffocate in un sospiro all'entrata di Ludwig.

« Chiami la suora »  ordinò  il giovane  dottore.

« Vado io, - disse Otto uscendo -  il dottore può esserti utile ».

Un rapido giro: « A questo signore serve ... - e Ludwig elencava i rimedi del caso che il suo collega appuntava scrupolosamente su una grossa agenda ... -  qui ... l'abbiamo visto l'altro ieri... inserire gli elettrodi e applicare lo schema di intervento già descritto a partire da dopodomani; dunque ... occorre asportare l'arto domani mattina subito dopo la sveglia; ...oh, bene, caro 29! lei è un leone, un vero leone, guardalo Franz, e pareva che fosse solo lui a star male, no? »

« Fossero tutti come lei, dottore ... ».

« Grazie, ma non esageri, se no divento superbo, sa? e se non va di corpo avvisi pure Suor Stoccafisso. Ci vediamo ... Il 28... lasciamolo riposare, continui, dottore, l'essenziale è che continui così ». Di qualcuno Ludwig diceva che non c'era speranza. Ma in generale si trattava di pazienti che avevano l'aria di non essere in grado di ascoltare e non c'era bisogno di dirlo a bassa voce: la distinzione infatti, benché così triste, serviva a dare maggior fiducia agli altri nelle parole del giovane chirurgo.

« I miracoli? beh, non direi - continuava rispondendo a qualche complimento di pazienti già in progresso  - ma tutto quello che è possibile ... in questo reparto ». Franz, inserendosi prontamente nella situazione confortava con familiari commenti i malati; Sì un grosso guaio, ma ora l'essenziale, dato che il peggio era passato, era che …;   ma in confronto, con i mezzi di oggi; ...  Spesso doveva mentire spudoratamente, soprattutto sui "mezzi di oggi" per dire qualcosa a chi pareva potesse far bene un qualunque cordiale accenno di conversazione.

Tornò Otto, con la suora.

« Tutto il materiale sanitario indispensabile, sorella, deve essere qui immediatamente. Ci sono i magazzini qui vicino e i depositi della sezione».

« Ma il professore ... »

« Gli dica che l'ho ordinato io - tagliò corto Ludwig - e che ho detto immediatamente. Il professore ha venti minuti di tempo, non uno di più, per sbrigare le pratiche. Riferisca esattamente, per favore. E aggiunga che non si devono più verificare situazioni del genere, anche durante le mie assenze. Grazie, sorella » concluse mentre la monaca usciva e qualche malato tentava di soffocare un irrefrenabile grido di gioia. Ludwig e l'altro assistente fecero cenno di tacere per non disturbare i malati più gravi e quelli che tentavano di dormire.

« L'ospedale non potrà permetterle molto spesso di agire così, dottore- disse il collega di Ludwig - anche se i superiori meriterebbero molto di peggio in questi casi».

« Lo so - rispose Ludwig - ma finché avranno così disperatamente bisogno di noi li faremo ballare, dottore, eccome! per la loro carriera, per la pubblicità, per il prestigio della loro professione dipendono da noi. Dovranno curare anche questi. Lei è nuovo,  per questo tipo di impiego, anche se ci siamo visti in altri ambienti. Credo comunque  che ci intenderemo. Sa cosa succede, se li piantiamo, i superiori? »

« Lo so. Se lei li pianta sono fritti, ma sarebbe lei a passare da matto, da visionario ».

« Molto probabile, ma quando tirerò fuori certe prove del nostro lavoro qui, al più presto, alcune cose cambieranno del tutto ».

Un vecchio, con una casacca consunta e ingiallita che non giungeva a coprirgli le anche giallo-verdastre, appoggiato a due cuscini, scostandosi in giù le coperte nel dormiveglia cercava invano di orinare mentre la testa incartapecorita scivolava lungo il margine dell'alta testata del letto. « Prenda nota - continuava Ludwig con un sospiro profondo nella voce - anche di questo. Bastano due iniezioni, se si trova il posto per farle, per farlo orinare almeno ». Il vecchio aveva scoperto infatti le cosce una delle quali fasciata per contrastare l’emorragia da una vecchia ferita, insanabile per l'estremo deterioramento dei tessuti e del sistema di circolazione del sangue.

Un altro, quasi sotto una delle altissime finestre presso la parete di fronte all'ingresso, un vecchione enorme, all'estremo, rantolava rumorosamente ad ogni stentato respiro che denunciava come un vecchio orologio alla fine della carica i suoi ultimi momenti di vita. Altre volte passavano ore di musica come quella per i compagni di corsia, ma ogni gorgoglio che passava dai polmoni alla gola poteva essere l'ultimo, ogni pausa nel respiro l'immediata antecedente di quella definitiva. « Ve ne sono a decine - diceva l'altro dottore - in condizioni simili, solo nelle corsie più vicine di questa sezione ».

Ludwig intanto si era avvicinato ad un letto nell'angolo tra i due vecchi.

« E' questo » lo avvertì il collega.

« Ah, ma è giovane. Allora è diverso ».

« Ventinove anni - disse il paziente – settanta giorni circa di corsia ad intervalli nel corso di quasi tre mesi. Uscito  da un reparto fuori della regione, poi ricoverato l'ultima volta venti giorni fa. Trasferito qui da una settimana. Aspettavo lei, dottor B.».

« Ma bravo, - disse Ludwig - lei forse allora conoscerà anche tutta la cartella clinica: questo si chiama aiutare l'opera del medico. Vediamo: il guaio principale è una ferita lacero-contusa in prossimità dello sterno, che stenta a rimarginarsi. Ma i margini rimangono abbastanza puliti, no? ».

« Sì, - disse l'altro assistente, - e le contusioni si stanno lentamente risolvendo. Ma c'è intanto una forte anemia, nonostante le trasfusioni che gli ho fatto, mancanza di piastrine, un processo di atrofia muscolare progressiva che sembra localizzato ma non si riesce a spiegare bene ».

« D'accordo - rispose Ludwig, - ma si può procedere sicuramente come negli altri casi di disfunzione dei tessuti nervosi che abbiamo visto il mese scorso: l'origine traumatica non comporta differenze fondamentali in queste prime fasi della terapia. Domani, anche se qualcuno arriccerà il naso,  lei inizierà le applicazioni per rivitalizzare i tessuti: ormai conosce i procedimenti e anche come si risponde ai « “luminari”  che fanno obiezioni. Per il resto vedremo dopo. La suora penserà al cambio delle fasciature e simili; è elementare. L'anestetico, quando i nervi riprenderanno le loro funzioni, si potrà usare in discrete dosi - aggiunse sentendo il polso - il cuore reggerà bene. Ne ha per altri venti giorni » concluse rivolgendosi al paziente.

« Se lo dice lei... ma le avrei creduto meglio un mese fa ».

« Un mese fa l'avrei rimessa in piedi nel giro di una settimana.  Non ho  potuto visitarla,  purtroppo ».

« Sì, dottore, conosco il suo lavoro. L'ospedale non permette sempre di intervenire nei casi in cui sarebbe indispensabile. Sono stanco, da morire, e il giorno non arriva mai, mai: spesso penso che non spunterà più, almeno qui, nella corsia. Se lei restasse sempre con noi, dottor B., sarebbe già diverso. Dove passa lei è l'ordine, la chiarezza: sappiamo chi deve morire ora e chi dopo, anche molto tempo dopo. Ma non basterebbero mille B., o mille milioni di dottori ordinari per salvare anche solo quelli che ho visto io: muoiono a centinaia, solo qui, perché non c'è chi li assista, per una banale emoraggia, per infezioni contratte qui dentro, per incidenti meccanici, per una iniezione riuscita male, per fame o freddo, per mancanza d'ossigeno nei sotterranei, perché non si sa dove sono, e chi sono, e che male hanno ».

« Lo so, lo so bene ».

« Ma lei, dottor B., lascia una traccia dovunque passi. E in quante sezioni ha lavorato? venti o trenta, anche molto lontane, e inoltre nel reparto di neurochirurgia. "Cercate il dottor B." ma dove? Il suo nome è noto, amico, anche in molte sezioni tra le più sperdute dei reparti periferici. Ma sono stato anche dove nessuno la conosceva. "Il dottor B.!, ma dove? e sarà vero che è così bravo? forse è un personaggio inventato, l'ultima speranza dei moribondi”. E invece lei è qui, ma solo qui ».

« Via! » replicò Ludwig, « lei non deve agitarsi. Tutti fanno quello che possono ».

« Ma lei fa quello che nessun altro può... »

« E' la verità! - intervenne il collega di Ludwig, - e lo sanno tutti, qui e altrove! »

«... conosco le sue terapie, - continuava il paziente - la sua conoscenza dei processi di evoluzione dei reparti, leggo i suoi ciclostilati interni. Ed ho visto molti eminenti specialisti, suoi superiori come quello cui ha dato l'ultimatum poco fa, sperdersi nei corridoi, cadere in un letto in mano a qualche sedicente infermiere: molti sono pazzi, maniaci sessuali, criminali sadici, le suore che intervengono, ninfomani o evase da qualche reparto di neuropsichiatria. Organizzano reparti interi con gente del genere. Non importa come, ma tutti devono avere una occupazione ».

« Una ragione di più per intervenire - disse Ludwig - per agire. Ma stia calmo. Tra poco tornerà ad alzarsi e a lavorare. Musicista, no? avrà altro a cui pensare ».

« Non dimenticherò più, anche se lei mi tirerà fuori: aria, luce, reparto modello, passeggiate ... »

« Se continua così la sbatteremo fuori tra una settimana perché discorre troppo - disse Ludwig -. Un forte gorgoglio strozzato dopo una pausa nel rantolare giunse alle loro spalle dal letto del vecchio in agonia.

« E' andato, dottore, » disse una voce vicina di qualcuno che aveva trattenuto in attesa il respiro.

« Ah! » fece Ludwig senza voltarsi mentre il corpo del vecchione si stirava irrigidendosi dopo gli ultimi sussulti e si abbandonava infine sul pagliericcio.

« Lasciamo perdere » aggiunse rivolto a tutti gli altri che si erano bruscamente voltati.

« Non c'è altro, mi pare, -continuò - Non si preoccupi, maestro, e ci scriva, se può, quando sarà pronto per il prossimo concerto. Le farò una recensione, se vorrà. E torneremo da lei, tra qualche giorno. Faremo sempre tutto il possibile ».

« Grazie. - disse ancora il paziente - Ora però voi ve ne andrete, e lei sa, dottore, che qui non si può essere mai sicuri del domani. E il giorno non arriva mai. Io attendo a lungo la prima luce che attenua il chiarore della lampada: me ne accorgevo da questo. Ora, che ho potuto far spostare il letto di un palmo, riesco, sporgendomi tutto qui a sinistra, a vedere una sottile striscia del vetro della finestra e il cielo nero divenire blu, poi azzurro sempre più chiaro, o grigio come in questi giorni. Ma l'attesa è lunga e va spesso delusa in queste notti d'inverno ».

Il giovane paziente adesso era molto affaticato, e nonostante cercasse di mantenersi calmo, il respiro gli si era fatto frequente e affannoso. « E il giorno non arriva mai » disse ancora .

Ludwig lo rassicurò: nelle prossime notti avrebbe potuto prendere qualche leggero sonnifero. Poi tutti salutarono e si avviarono. Sulla porta incontrarono suor Stoccafisso che entrava spingendo un carrello di medicinali. Uscirono sotto il portico.

« Dovrebbe cercare di tenere sempre i suoi amici vicino a lei, dottor B. » disse a Ludwig il collega.

-  Sarà difficile, dottore: i miei amici non si occupano molto di medicina .

- Ma da una parte o dall'altra del reparto è la stessa cosa: potrebbero essere molto utili qui, occorrono proprio le loro doti di carattere.

-Ma noi viviamo e lavoriamo fuori - intervenne Franz-  vuol capirlo, dottore, o no?  

- Fuori. E' presto detto. Certo fuori di questo posto (per fortuna!). Ma non abitate in città? Quindi siete in una precisa relazione con certi reparti dell'ospedale. E se foste anche stranieri, concediamo, forse che l'ospedale in genere vi sarebbe estraneo per questo? E' anche una questione morale, oltre tutto.

- Ma ci sarà pure qualche posto dove non arriva! - scattò spazientito e un po' perplesso Franz.

L'assistente sorrise come per mostrare comprensione di tanta ingenuità.

- Va bene, dottore,- disse Ludwig - ma non perdiamoci nei soliti discorsi.

- Ma che cosa va bene! - reagì Franz con rinnovata energia - dove volete arrivare, insomma!

- Lascia perdere, Franz - disse Otto - non si può pretendere di risolvere la cosa così su due piedi. Io non so che dire: sono ipotesi, e opinioni, in fondo. Ma, come sempre, non conta ciò che ci piacerebbe che fosse vero, se vogliamo interpretare dei fatti.

Franz sentì chiaramente che Otto, ora, si trovava "dall'altra parte" rispetto a lui e che considerava con tutta serietà le affermazioni dell'altro assistente, oltre ai vaghi accenni che Ludwig stesso non aveva potuto evitare. Lasciar perdere in attesa di spiegazioni, forse, voleva dire l'amico.

-Opinioni!  ripetè scoraggiato Franz mentre l'altro assistente salutava dalla porta.

Percorsero un lungo tratto di portico e si fermarono un attimo guardando il cortile: aveva cominciato a nevicare, l'aria era calma ma si sentiva lontano qualche debole fischio del vento che si era levato da sud-ovest.

« E' un'aria calda - disse Ludwig mentre accendeva le sigarette che tutti e tre avevano tirato fuori quasi nello stesso tempo - ma c'è il caso che continui a nevicare ugualmente ».

Ora, mentre guardava con gli amici la neve sempre più fitta sulla grande piazza del cortile, Franz era più sereno, anche nella misura in cui lasciava cadere per il momento le punte più inquietanti degli interrogativi fondamentali sull'ospedale. Erano problemi comuni a tutti e trovava naturale, data l'estrema complessità degli argomenti, anche l'invito di Otto a non precipitarsi a voler cercare subito una risposta su fatti di cui - dopo tutto - non si avevano almeno per ora informazioni sufficienti.

« Certo, - disse mentre si rimettevano in cammino verso il fondo del lungo portico - voi considerate tutto ciò con grande coscienza delle difficoltà che si incontrano per cercare una spiegazione, e comprendo che non avete meno desiderio di me di spiegarvi ogni cosa. Ma insomma, Ludwig, è possibile che il tuo collega di prima trovasse tutto perfettamente normale? Tutti fanno parte dell'ospedale e ognuno fa quel che può, secondo lui, a caso, tra tutti questi orrori ».

« Quel che si può, Franz,  - disse Otto -  lui non poteva pensare a ciò che, per lui, è impossibile, alle "spiegazioni generali". Siamo noi che ci pensiamo e vogliamo trovarle ».

« Ma perché voleva per forza metterci in qualche reparto dell'ospedale, come se non vedesse altro al di fuori? »

Otto si strinse nelle spalle.

« Ma chi può dire - dichiarò Ludwig - dove finisca l'ospedale? »

 

                               

 

                                       - III –

 

 

    Attraverso una grande volta dal cortile giunsero all'aperto in un parco in cui le alte sempreverdi ormai coperte e la diffusa foschia della neve che cadeva sempre fitta impedivano la vista delle costruzioni lontante della città.

Ad intervalli, tra cipressi e abeti, platani ed altri alberi spogli con i rami segnati di bianco fino alle più sottili ragnatele di punte confuse nella nube di fiocchi che scendeva alla luce chiara dei lampioni.

La figura esile di Ludwig, qualche passo avanti agli altri due, si disegnava netta sotto l'arco. Gli amici lo raggiunsero subito ed egli si rivolse loro come abbandonando qualche pensiero che lo aveva tenuto assorto. Estrasse di tasca la bottiglietta, mentre indicava vagamente il paesaggio di neve davanti a sé.

« Volete bere? » disse.

Fumarono, tra un sorso e l'altro della eccellente "medicina", la classica ultima sigaretta dell’ occasione. Era tardi, ma l'alba era ancora un po' troppo lontana, nella notte d'inverno.

Si rialzarono i colletti dei soprabiti mentre iniziavano ad attraversare il parco sotto la danza leggera dei fiocchi di neve, con poche parole e molti passi in silenzio verso la camera che Ludwig aveva pronta, in ordine e ben riscaldata, da qualche parte lì vicino.

C'erano molte cose da dirsi, ma erano stanchi e la notte di neve rendeva più che mai piacevole l'idea delle cop       erte calde sotto cui distendersi, con lo sguardo ancora per un po' rivolto alla finestra della stanza, tra brevi frasi e qualche Buona notte, o meglio buon giorno  mentre il sonno pian piano copriva le ultime impertinenti battute e i ricordi della sera e della notte, vigilia della grande festa ormai iniziata.

 

                       ……………

 

    Otto in piedi si stava stirando e sbadigliava con gusto mentre Franz si svegliava e Ludwig dal letto finiva di dare un'occhiata di malavoglia all'orario tra i fogli di appunti sul comodino. La luce filtrava chiarissima dalle imposte socchiuse.

« Mi sento addirittura in forma: si vede che il mattino è un pezzo avanti » disse Otto.

« E' ora da cristiani, questa? - rimbeccò Franz tenendo gli occhi aperti con le dita, - è appena passato mezzogiorno ».

« Ha ragione:  dormi e lascia dormire » sentenziò Ludwig.

Una mezz'ora dopo erano quasi pronti per uscire.

Il turno di Ludwig riprendeva nel tardo pomeriggio, quindi c'era tempo per andare a pranzo e fare qualche giro. Si poteva precisare con calma qualche particolare dell'intervento di Otto e Franz nei reparti.

« E' anche una questione morale, no? » sorrise Otto ricordando il collega di Ludwig.

« Altro che morale! - approvò Franz, - qui bisogna buttare in aria tutto! ».

« Altro che morale » disse il dottore.

« Bah, sarà che il mattino è un pezzo avanti. - osservò Otto - perché, come avrete notato... »

« Altro che! » fecero, comprensivi, gli altri due.

«... sono tanto più energico quando mi devo alzare presto. Alle due di notte chissà cosa mi sentirò di fare, se continua di questo passo ».

« Intanto potremmo fare un sorso qui dal Cane » disse Ludwig mentre scendevano le scale.

Franz notò appena che non gli dava il solito fastidio pensare al Cane. Ora si conoscevano abbastanza bene i rapporti del gestore con l'ospedale: speculazioni su certi "servizi di assistenza" (donne che tenevano su il morale di qualche malato e dividevano gli incassi col Cane) ; inoltre il commercio dei "pezzi da collezione" dei cadaveri in soprannumero e affarucci minori con le droghe, i medicinali a borsa nera e certi "servizi di propaganda religiosa": guaritori, isterici che andavano mostrando immagini "miracolose", reliquie, stigmate e simili mercerie.

Si sapeva sempre meglio con chi si avesse a che fare. E mentre si indagava con discrezione sui suoi loschi traffici,  con la prospettiva di farlo sbattere quanto prima possibile in galera, si poteva fare dal Cane uno dei soliti bicchieri più di gusto.

Più tardi era in programma un'ispezione "non ufficiale" ad alcuni reparti e in qualche ufficio di amministrazione, per completare la documentazione sulle condizioni disastrose di intere divisioni in varie regioni vicine. Il ministero doveva essere costretto ad intervenire e intanto le organizzazioni di base interne dovevano accrescere la loro influenza.

« Credo, - disse a un certo punto Otto - che dovremo assumere tutti i poteri in molte sezioni e costringere il meccanismo a funzionare per noi ».

« Ci stiamo preparando anche a questo - rispose Ludwig - e "loro" lo sanno, naturalmente. E si preparano ».

Ormai si trattava di vedere soprattutto su chi si potesse contare in concreto, tra le organizzazioni dei sanitari e del personale ausiliario, oltre che, naturalmente, tra i ricoverati e tra tutti coloro che potevano essere avvicinati e condotti su posizioni di rivolta contro l'ordine dell'ospedale. Non poteva bastare il prestigio e la capacità di gente come Ludwig e compagni, sparsi qua e là, poiché "l'ospedale è grande" come dicevano molti, "nessuno può dire sempre con certezza cosa c'è sopra il suo capo, e sotto i suoi piedi o nella stanza accanto".

Intanto era facile investire di cariche molto importanti nell'amministrazione Franz e Otto con altre persone fidate, affinché avessero libertà d'azione in molti casi. Nessuno, se il Diavolo non ci metteva la coda, poteva controllare, e il Diavolo era un buon amico, dicevano concordi i tre mentre uscivano dal ristorante e si avviavano verso un ingresso che conduceva agli uffici amministrativi delle sezioni 1-4 del reparto di chirurgia IV.

Usciti dall'ascensore al sesto piano, percorsero un lungo corridoio privo di finestre. Sulla destra Ludwig fece scattare il dispositivo di apertura di un'alta porta massiccia della sezione topografica di un archivio. Su un vasto tavolo di fronte all'entrata erano distese, ricoperte dal vetro, alcune carte abbastanza recenti di ventidue reparti in scala da 1:250 a 1:7.500. Dello stesso tipo, si capiva che erano presenti nei grandi schermi di alcuni reparti della IV sezione

« Queste - disse Ludwig - riguardano la nostra regione e contengono indicazioni sui reparti più vicini nel giro di qualche centinaio di chilometri... qui » disse svolgendo una lunga pergamena che aveva preso di sopra un armadio, « c'è una carta del 700. Molti allora pensavano che qui si fosse "al centro" dell'ospedale, e tra l'altro mancano indicazioni sulle sezioni sotterranee che anche allora esistevano. La denominazione di "Carta dell'Ospedale" non può non apparirci, oggi, estremamente ingenua, ma chi l'ha redatta ha fatto, per allora, un ottimo lavoro ».

« Del resto nemmeno oggi - commentò Otto - saremmo in grado di dare una visione d'insieme ».

« Appunto - riprese il dottore - ma oggi molto più realisticamente, e modestamente, se volete, cerchiamo di conoscere bene gli ambienti più vicini, mentre per avere un'idea generale del sistema chiediamo informazioni ai colleghi ed agli studiosi di tutti i paesi. Qualcosa, tuttavia, sembra essere rimasto di ciò che si pensava nei secoli passati: l'ospedale si presenta, ai nostri occhi di ricercatori, come un aspetto generale dell'organizzazione della società. Per questo chi può dire di esserne completamente al di fuori? In qualche scaffale qui vicino ci sono decine di migliaia di fascicoli che riguardano coloro che non hanno "relazioni precise e dirette" con l'ospedale, per quanto se ne sa qui. Ciò significa che è stabilito un rapporto, anche se qualche volta molto generico, con chiunque ».

« Ci saremo anche noi »   osservò Franz proprio senza nessun entusiasmo.

« Probabile, ma va tenuto presente che l'ospedale tende costantemente a stabilire relazioni sufficientemente "precise e dirette". Per questo può darsi che altre pratiche vi riguardino in altre sezioni di archivio. Da un luogo all'altro e nel corso del tempo si può passare facilmente di categoria nei registri ed ogni reparto tende a legare tutti a qualche precisa funzione ».

« Il peggio è che noi - disse Otto, - non sappiamo spesso nulla di nulla anche se possiamo essere registrati in decine di fascicoli diversi ».

Ludwig approvò sorridendo cordialmente: « Niente di perfetto – disse- negli istituti umani. Se sei tanto curioso da ricercare le nostre posizioni nei reparti di mezzo mondo puoi trovarti qui come Capo sezione dell'Istituto Internazionale di Cibernetica, il "grado" che abbiamo concordato per te, come per Franz c'è quello di Ispettore generale di Biologia Sperimentale. Ma nulla toglie che da qualche parte voi siate registrati come assistenti volontari, come cardiochirurghi, o in funzione di ginecologi, di infermieri, di malati di gotta, di schizofrenici in qualche reparto di frenologia in Canada, e via dicendo. Ma finché coloro che vi registrano non vi conoscono direttamente e non possono pretendere di controllare che voi siate effettivamente nel reparto indicato potete infischiarvene. Quindi, conclusione forse ovvia ma necessaria, ciò che conta è prima di tutto ciò che siete, le situazioni in cui realmente vi trovate ».

« Come se questo fosse così facile da stabilire » disse Franz.

« Va bene - rispose Otto, - ma dobbiamo proprio riuscire a stabilirlo, o almeno a capire che cosa c'è da fare, in tutto questo dannato bordello ».

Suonarono alla porta dell'archivio. Ludwig aprì ed entrò un impiegato in grembiule nero che chiese di un dottore del reparto.

« Sono uno dei suoi infermieri specializzati » disse, « ma mi vogliono mettere nell'ufficio di controllo del movimento ammalati. Mi hanno conciato così per questo -  aggiunse mostrando la divisa, - ed hanno fatto lo stesso scherzo a molti altri ».

« Appena potrà, tornerà al suo lavoro - disse Ludwig, - ma per ora è bene che resti qui, anche se ci dovrebbe essere altra gente al posto suo. Stanno entrando certamente centinaia di pazienti da ogni ingresso della quarta sezione, reduci dalla festa ».

« Ma se lascio il mio lavoro... non sono il solo, glie l'ho detto... »

« Qualcuno vi sostituirà nei reparti ».

« Sì, forse ci manderanno i muratori degli obitori, le donne delle pulizie o chi diavolo capiterà. Nelle sezioni del reparto muoiono come mosche mentre noi qui  scarabocchiamo le generalità di questi porci in preda ai postumi della sacra baldoria».

« Anche noi, i miei amici ed io, dovremmo essere impiegati meglio. Ora, se può, ci dia una mano ». Nel corridoio era cominciato un trambusto di letti, carrelli, vestiti, infermieri, impiegati che gridavano, dottori che davano ordini, numeri, sigle, da ogni parte lamenti e imprecazioni.

Otto che guardava fuori disse: « Ormai c'è poco da scegliere ».

Uscirono nel corridoio in mezzo ad una confusione infernale.

« C'è il dottor B ».

« Venga qui, dottore. »

« Questa volta salta il reparto! Tutti quelli meno gravi al pronto soccorso n. 17, ordine del dottor B! »

« Questo, una bottigliata in testa: è svenuto da un  po'. L'altro, pare, una coltellata ».

« Fate passare questi due, e anche questo. E ... ma questo sta crepando! Largo! Largo, via, largo! »

« No! a farmi ammazzare al vostro pronto soccorso non ci vado: ho solo bevuto un po', e preso freddo ».

« L'ho visto bene, una volta, il "pronto soccorso"  E' pieno di gente crepata che non sanno dove mettere ».

« Fuori dai piedi i meno gravi! ci sono decine di posti di pronto soccorso nel raggio di due chilometri ».

« Dottor B., dovremo usare le camerine libere, almeno una cinquantina solo per questi qui ».

« E' inutile, Walther, che cazzo chiedi al dottor B.! Saranno già occupate, o sbarrate per i soliti, no, dottore? »

« Hanno chiuso le porte blindate per i piani di sopra. La quarta sezione è salva, dottor B.! »

« Bene! ma questi dicono che "hanno diritto" alle camere di prima classe, che hanno i soldi per pagarle ».

« Imbecilli! »

« Niente! gli stomaci "allo champagne" staranno un po' vicini a quelli proletari ».

« E creperanno tutti insieme! »

« Via, via! telefonate a quelli di fronte! che dicano all'ufficio-selezione di non mandare più nessuno a sbattere le corna qui! »

« Ormai ce la facciamo. Dottor B., dove va? »

« Ve la caverete benissimo da soli. E' il destino di chi lavora sul serio ».

« Già, dottore, che le venga un colpo, sempre noi ... »

« Purtroppo. Buon lavoro ».

« Anche a lei ».

Ludwig si tolse il camice e si fece dare i soprabiti. Per arrivare in fondo al corridoio, mentre i reduci dalla festa venivano infornati nelle grandi porte laterali, bisognava passare sui corpi ancora ammucchiati sul pavimento badando a non pestarli troppo e a non farsi schiacciare da quelli che, in piedi, si accalcavano cercando di arrivare da qualche parte.

Durante la sera si accordarono sul programma dei giorni seguenti. La mattina successiva fu occupata da una riunione speciale con una cinquantina di compagni fidati delle dieci sezioni centrali del reparto di chirurgia IV. Otto e Franz, rispettivamente "Capo sezione dell'Istituto Internazionale di Cibernetica" e "Ispettore generale di Biologia Sperimentale", avrebbero accompagnato Ludwig, che, in collegamento con altri sanitari amici, avrebbe diretto una serie di ricognizioni in tutte le sezioni più "difficili" di due o tre reparti della regione. Guardie, ben dissimulate, dovevano assistere i gruppi di lavoro fino ai limiti del possibile per cercare di evitare incidenti con i vari "padroni del vapore" nelle sezioni e con le autorità ufficiali, ben decise di solito a nascondere le miserabili condizioni dei pazienti, il traffico di medicinali a mercato nero, i privilegi dei "capi", la speculazione dei cosiddetti "enti assistenziali" che trasformavano i reparti in carceri e praticavano la tortura dei pazienti per il piacere di finanziatori "benemeriti" dell'ospedale, criminali sadici o "illustri" politici moderati in cerca di prestigio.

Era anche e soprattutto questo l'aiuto che, per il momento, Ludwig B. richiedeva ai suoi amici.

Poiché molte situazioni erano già mature da tempo non fu difficile in una decina di casi, nel giro di due giorni, denunziare maltrattamenti, irregolarità, speculazioni sul traffico di cadaveri, falsi "istituti" di vario genere. Pur con poca fiducia nelle autorità ufficiali (alcune sezioni di reparti avevano i propri magistrati e corpi di polizia incaricati di vigilare sull'osservanza delle norme sanitarie) si era giunti a fare un buon lavoro, quando Franz e Otto incontrarono il loro vecchio amico Leos, in compagnia del dottore collega di Ludwig nel reparto, nella Wilhelm-strasse.

La sera prima erano stati insieme a cena, con alcune amiche di Otto e Franz, in un ristorante lungo il fiume e il collega di Ludwig aveva ancora vistosi rigonfiamenti sul viso per via delle zanzare fameliche che neppure l'inverno era riuscito a debellare. O forse era un'irritazione della pelle. Oppure il vino che, si dice, dipinge e scolpisce i malati di fegato, benché il dottore si ostinasse a rifiutare in proposito ogni insinuazione, chiamando a testimone l'infermiere Leos.

« Dobbiamo tornare da Ludwig, questa sera? » disse Franz.

« Credo proprio di sì. C'è lavoro » disse Leos.

« Lo stesso lavoro, Franz - precisò Otto - e lo sai. E subito, ma nessuno ce lo impone, come sempre ».

« Lo so. Come sempre ».

Il portiere li fece passare da una scala di servizio. L'ascensore era sorvegliato, sembrava, e non era bene farsi vedere. Il consiglio veniva da Ludwig. Lo seppero quando si trovarono nell'ufficio dell'amico. Le ispezioni effettuate nei due giorni precedenti avevano creato sospetti, ma ora c'erano a disposizione nuove carte topografiche e guide di sezioni importanti, grazie al lavoro di alcuni amici che incontrarono nell'ufficio, verso le due di notte.

Il cielo era ridiventato limpido  dopo il maltempo dei giorni prima,  senza Luna sull’ l'immenso piazzale su cui Ludwig, Otto e Franz passavano diretti al padiglione dei laboratori della VII sezione del reparto.

« Da quando in qua Leos fa l'infermiere? » chiese Franz  -  L'ho sempre conosciuto come meccanico, ed anche Otto, e tu stesso , e inoltre fa il fotografo a tempo perso  ».

« Privatamente fa quello che gli pare. Anche io scrivo articoli di critica musicale, tanto per dire, o vado a pescare ».

« Sì ma ... sono anni che lo conosco, capisci? »

« Credo di sì. Ti stupisce che anche lui, come tutti gli altri, lavori all'ospedale? Ma tu non fai altrettanto? Credo che la passione per la fotografia gli sia presa proprio lavorando come tecnico di radiologia, tempo fa, prima di specializzarsi anche come infermiere di chirurgia ».

« Capisco - disse Franz, - credo che dovrei dire così, almeno ».

Si udì poco lontano un canto sgangherato e risuonarono passi cadenzati da un angolo del cortile.

« Che accidente..? » fece Otto.

« Sono loro, » disse Ludwig.

Alcune voci cantavano.

« Passa la ronda,/ fruga le tane/ scopre i chirurghi/ tra le puttane. "Bella scoperta,/ mio caporale /Pei cani rossi questo è morale./ "Dei gentiluomini fanno macello/ del mondo intero fanno un bordello …

Erano intanto spuntate tre guardie di ronda, apparentemente ubriache fradice, che attraversavano rapidamente il cortile dirigendosi verso i tre amici.

« Fermi là, voi - gridò il sergente in mezzo agli altri - Fuori i documenti! »

Non si mossero e, ad un cenno di Ludwig, tutti e tre tolsero con le mani in tasca la sicura alle pistole.

« Documentii! capito?! » urlò ancora il caporione con tutto il fiato che aveva in gola.

Ludwig si fece avanti mostrando i documenti mentre gli altri due restavano alle sue spalle dietro un grosso pilastro.

« Dottor Ludwig B., assistente di neurochirurgia, reparto quattro, quarta sezione. Questi sono i dottori Otto R e Franz S. del Centro di ... »

« Basta amico. Per te è finita la pacchia, signoria, anche se ora fai lo sbruffone! Ti piacerebbe venire con noi? » Il caporione estrasse subito un fischietto, ma Ludwig raggiunse di scatto gli amici dietro il pilastro.

« Andate via – disse - finché siete in tempo ».

C'erano colleghi della IV sezione nei dintorni. Forse le guardie di ronda lo immaginavano, o temevano di avere di fronte gente armata. Inoltre Ludwig e chi gli era vicino facevano sempre un certo effetto. Perciò se ne andarono, ridacchiando, ma alla svelta e ripresero il loro canto balordo mentre uscivano dal grande cortile.

« Passa la ronda ... »

Il chiasso della ronda poteva essere stato un segnale per qualcuno. Perciò, dopo due o tre telefonate agli amici che vigilavano nei dintorni, Ludwig con Otto e Franz riprese il cammino.

Quando sotto un arco al limite del cortile, quasi al buio, stavano per salire al primo piano, un gran rumore improvviso venne alle loro spalle.

« Attenti! » fece Otto.

« Di qua - disse Ludwig - è una trappola fatta su misura! ».

Una decina di energumeni, da una porta tagliata nello spessore dell'arco, si gettò verso di loro. Fecero in tempo a rifugiarsi attraverso una gradinata su un balcone che si affacciava sopra un cortile adiacente al primo.

Sassi e pezzi di mattoni passarono loro vicini mentre gli assalitori, armati di grossi bastoni, tentavano di salire la rampa. Si udì un'esplosione cui tre amici risposero subito con colpi di pistola. La banda si ritirò. Otto, colpito al petto e ad una mano da qualche scheggia della bomba lanciata dagli assalitori, mirò diritto su di loro mentre fuggivano e ne fece rimanere due a terra. Da varie parti del cortile si vide un movimento rapido di gente. Gli assalitori, confusi, ritornarono a tiro ed i tre amici fecero ancora fuoco finché qualcuno non gridò: « Basta! arriviamo! ». Erano colleghi e pazienti della quarta sezione che con il luoro intervento avevano praticamente chiuso alla banda ogni via di uscita.

« Beh, qualche volta - disse Ludwig- l'organizzazione fa sul serio » e tirò un gran respiro di sollievo. La paura era stata notevole, anche se non avevano perso la testa e Otto, ora, poteva permettersi di bestemmiare tutti gli dei e le dee mentre Franz gli dava uno sguardo alle escoriazioni prodotte dalle schegge.

Quasi tutti gli assalitori, alcuni ben noti per altre bravate del genere, furono presi in consegna dalla piccola folla che intanto si congratulava con i tre amici per lo scampato pericolo e per la  buona mira . Era ormai anche troppo chiaro che il chiasso della ronda era servito come segnale per la banda. Altre volte, del resto, le guardie dell'ospedale avevano fatto causa comune con gli emissari dei pezzi grossi per colpire coloro che si battevano contro gli speculatori, i trafficanti di cadaveri, i "grandi nomi" legati all'industria della sofferenza. Perciò, mentre molta gente accorreva ancora, l'episodio si trasformò in una vivace protesta contro il tentato assassinio di tre valorosi sostenitori dei malati e dei lavoratori di tutti i reparti.

Questa volta i compagni di lavoro della quarta e di altre sezioni del reparto avevano agito con grande tempestività. I tre valorosi li ringraziarono proprio con tutto il cuore e ci si accordò per continuare a rafforzare quella continua vigilanza che cominciava a dare i suoi frutti. Date e ricevute le informazioni necessarie per assicurare la banda ai giudici del reparto con precisi capi d'accusa i tre si congedarono dalla folla.

In una infermeria Ludwig sistemò a regola d'arte le lievi ma fastidiose ferite di Otto. Bisognava proseguire subito l'ispezione poiché la neutralizzazione della banda aveva aperto la strada per un gruppo di camere che non si erano mai potute visitare. Alcuni colleghi di Ludwig avevano già iniziato un giro di preparazione, ben armati di macchine fotografiche, cineprese e di altri arnesi molto simili a quelli già usati contro la banda di poco prima.

Ancora lunghi corridoi, scale senza un buco di finestra, qualche ballatoio su un gran piazzale fino alla porta di ingresso di un'altra sezione.

Ludwig si fermò e Franz guardò l'orologio. Forse i compagni non erano ancora arrivati?

Entrarono nell'atrio dopo il quale si intravedeva da una porta a vetri un altro lunghissimo corridoio: un tanfo insopportabile di muffa e di rifiuti insieme ad un tremendo puzzo di corpi in decomposizione li accolse appena Ludwig aprì la porta per richiuderla subito di scatto.

« Vedi? - gridò a Franz - l'importante è organizzare: questo è il compito fondamentale. Poi i dottori per i malati, bene o male, si troveranno. Non possiamo dare tutto il nostro tempo all'assistenza dei malati. Al Diavolo! » e si lanciò di nuovo all'interno ad aprire una finestra sulla destra.

« Porti tre maschere di garza - ordinò da lì ad un infermiere che era subito accorso - e che per Dio non puzzino! »

Squillò il telefono alla parete. Otto rispose ed avvertì i colleghi all'altro capo del filo di recarsi da loro col naso e la bocca ben tappati.

« Sono gli amici » disse.

Con le maschere entrarono nel corridoio. Quasi in fondo, da una specie di enorme armadio a muro un gran gruppo di cadaveri ammucchiato sul pavimento quasi sbarrava la strada. Ludwig dopo un secondo di sosta si diresse deciso in avanti e gli amici lo seguirono. Un uomo in camice bianco sedeva tra i cadaveri con aria disfatta e istupidita, sospirando e guardandosi in giro. Le decine di corpi, alcuni morti da poco o ancora presumibilmente vivi, altri nei più diversi stadi della decomposizione, furono in un attimo ad un passo dai tre amici.

« Guardino qui » piagnucolava l'individuo in camice, « guardi, dottore, il lavoro di mesi e mesi, di anni, le fatiche... i rischi! » aggiunse guardandosi attorno spaventato « ... E' finita, hanno rovinato tutto, verranno i becchini, porci. Lunch, il boia! lui ha fatto scardinare la porta, ha distrutto tutto, tutto! avevano paura del dottor B. e dei suoi compagni, e hanno colpito alla schiena me, la mia ... collezione,il mio laboratorio. Mi ci vorranno anni ... E Lunch faceva l'amico, con me ».

Era arrivata gente, alcuni compagni della quarta sezione. Ludwig suonò un campanello, quattro robusti infermieri comparvero all'istante.

« Prendetevi cura di questo individuo » ordinò Ludwig.

« Alla neuro, dottor B.? »

« Non c'è speranza, per lui » disse Ludwig.

« Sono un dottore, un chirurgo » protestò l'individuo in camice riscuotendosi e cercando di rialzarsi. « Guardate qui, che donna, che corpo perfetto, classico, quale linea, che sapienza... armonia... quale sapiente armonia di forme. Sono dottore - urlò agli infermieri che gli si avvicinavano - ho il cartellino, i numeri, i tagliandi, lo stato giuridico. Non sono ancora troppo vecchio, so ancora fare qualcosa per l’ospedale!»

« Lei ha già fatto molto, dottore, » disse Ludwig accentuando il tono di disprezzo con cui altre volte indicava la qualifica in questione.

« E' vero, dottor B., risulta essere un chirurgo, un professionista » disse uno degli infermieri. Comunque noi aspettiamo i suoi ordini ».

« Li conoscete ».

« In... sala operatoria? »

« Anche in un deposito, se non trovate di meglio, purché sia controllato e ... assistito. Noi assistiamo anche costoro, come lei sa. Ma se dovesse dare qualche fastidio non abbiamo tempo da perdere ».

« Eliminare il paziente? »

« Esatto. Mandarlo fuori dell’Ospedale, con una raccomandazione documentata  alla Magistratura per un paio di ergastoli».

« Anche lei, dottorino, un giorno, neppure troppo lontano se rimarrà da queste parti, finirà come me, » diceva l'individuo in camice rivolto a Ludwig, a meno che non sia dannato come il dottor B. che spaventa tutti, finirà come me, così » ripetè piangendo disperatamente e guardando l'enorme mucchio di cadaveri come per salutarli, e senza ribellarsi mentre lo portavano via.

« Sbrighiamoci - disse Ludwig avviandosi verso il fondo del corridoio.- Gli amici della IV sezione sanno cosa devono fare ».  

« Non è stato Lunch il becchino a fare tutto questo scompiglio » disse Franz.

« Certo no - intervenne Otto - Lunch è  leggermente invalido per quello che ha preso l'altro giorno. Sono stati i nostri compagni ».

Uscirono all'aperto su una specie di lunga balconata oltre la quale iniziava una ripida scalinata di marmo. La neve caduta nelle notti precedenti aveva imbiancato i tetti ed il terreno sotto di loro. L'aria si era fatta più tiepida. Salendo sulla scalinata ad ogni giro sui pianerottoli la loro visuale si ampliava finché furono al pari dei tetti più alti. Sembrava che la neve avesse ripulito tutti i vecchi muri sudici e cancellate le tracce del disordine e della sporcizia di quelle sezioni del reparto. Non era vero, naturalmente, era solo una tenue copertura. I rumori si erano affievoliti ed ora giungevano a tratti deboli e lontani.

Sull'alta cappella gotica le luci si spensero d'un tratto.

« E' quasi giorno » disse allora Franz.

« Tutte le mattine le suore di clausura cantano così, appena si vede l'alba » disse Ludwig, « sentite? ».

Otto ascoltava in silenzio le voci all'unisono che provenivano dalla cappella mentre attraverso le lunghe vetrate passava la luce grigio-azzurra del mattino.

« A quest'ora, se c'è una certa calma nel reparto, si sente in tutte le sezioni qui intorno - continuava Ludwig - e per molti ha un fascino indescrivibile. Pensate ai malati che l'ascoltano dai letti in cui sono da mesi ».

« Penso a noi, Ludwig, - disse Otto, - a come mi sembra di vivere in un sogno e come vorrei che così fosse ».

« Sarà bene che andiamo a dormire ».

« Sì » approvò Otto, « vedi un po' di trovarci il modo di uscire ».

Ludwig sorrise.

Otto e Franz scendendo le scale pensarono con acuta nostalgia alla condizione di chi è "fuori" dell'ospedale, cioè a chi crede di esserne fuori o si illuda di poterne uscire.

 

 

                                       - IV -

 

      Quando arrivarono sulla grande piazza del mercato la luce dell'alba era ormai vicina e sul leggero strato  neve svaniva il colore azzurrino della notte. Franz guardava le ultime costellazioni che stavano scomparendo mentre solo alcune stelle più brillanti, ben note per averne osservate insieme tante volte le posizioni a tutte le ore, rimanevano ancora visibili nell'azzurro della volta.  « Può darsi - disse Franz sorridendo - che l'ospedale arrivi anche da quelle parti lassù? ».

« No, Franz - disse Ludwig - solo fin dove arrivano gli uomini. Da quelle parti, ancora, no, io credo ».

Gli spazzini municipali erano già al lavoro e si sentivano spesso i rumori delle saracinesche dei bar che aprivano.

All'aria aperta il sonno e la stanchezza erano rapidamente scomparsi. Ludwig si diresse, lungo un viale, verso una specie di grande villa in mezzo ad un giardino circondato di alberi di ogni specie. Ludwig si recava a salutare, come altre volte, la sua amica Hilda W. , da parecchie settimane paziente n. 74 della sezione 4 bis del suo reparto di neurochirurgia. Questa volta aveva chiesto agli amici di accompagnarlo.

Salirono la scala esterna che conduceva ad una porta-finestra su un terrazzo affacciato ad occidente. Di lì Ludwig introdusse gli amici in un ampio soggiorno mentre le  luci esterne filtravano appena attraverso le finestre della stanza in fondo alla quale videro la ragazza in piedi in perfetto ordine, avvolta in una lunga vestaglia celeste sulla quale si distendevano due lunghe trecce bionde. Li stava attendendo con in mano un bicchiere che posò subito sul tavolo andando loro incontro.

« Ecco i miei amici » disse Ludwig. Si salutarono.

« Come stai? » aggiunse il giovane.

« Aspetto di saperlo da te. Tu sai tutto, no? »

« No, ma so molte cose, che ti riguardano ».

« Scoperta la cura miracolosa? »

« No! sei senza speranza, se non guarisci da sola. Non tornerò più a trovarti ».

« Non ha tempo il mio dottore? » disse Hilda.

« Non per perderlo con te ».

« Ne avrai per impiegarlo fruttuosamente con tutte le prostitute dei settecento reparti dell'Europa centrale! Perché sei tornato? »

Otto intervenne: « Ma non siete amici, o peggio? » disse.

« Naturalmente - replicò Ludwig, - sono tornato - aggiunse, - perché mi aspettavi. Ora ti affiderò ad altri, e non tornerò più ».

« Credi di spaventarmi, non è vero? - disse Hilda con voce un po' più incerta, per la prima volta da quando erano entrati. - Ma a me non importa nulla delle tue cure. Puoi andare a fare i tuoi esperimenti con le rane dei fossi e con le cimici della gloriosa quarta sezione! Posso anche morire questa mattina, all'aria aperta, qui, con un bell'infermiere tra le braccia. Tanto meglio così. Tanto meglio ... »

« Non credo proprio » disse Franz. Ludwig si mise a sedere su una poltrona e disse che era d'accordo con lui.

« Non ci dai da bere? » aggiunse. Gli amici sapevano delle condizioni di Hilda, ma ora si trovavano un po' incerti su che dire e fare. La ragazza, già prima di divenire ausiliaria della IV sezione, era la sola amica di Ludwig ed ora la malattia sembrava dividerli anche perché la "paziente n. 74" sembrava non voler reagire al male, incurabile per tutti, tranne, si credeva, per l'equipe della sezione di cui lei stessa era stata un elemento prezioso.

« Bevi, Ludwig - rispose Hilda versando - con i tuoi amici. E ricordati di avvertirli che tra poco (anche fra cento anni, cosa importa?) avrai le mani meno abili di oggi. Forse non saprai più fare neppure appendiciti, no? »

« Vuoi dire che tutti dobbiamo morire? »  disse con calma Otto mentre Ludwig buttava giù il suo vino e Franz girava per la stanza osservando i quadri alle  pareti.

« Sì, questo. E allora non ho più fiducia in nessuno - disse Hilda, - né in voi né in Ludwig, che ora promette di curarmi dai miei mali e domani sarà morto per sempre, come i pezzi dei depositi degli obitori. Lo so che il vostro lavoro serve a tanti. Ma non voglio pensare alla società di mille anni dopo. Penso a noi, ora, con tutto quello che c'è in noi, che sarà distrutto e dimenticato. Vuoi porre dei fiori sulle nostre tombe, dottor Ludwig B., o ti è venuta qualche altra idea? ».

« Niente - disse Ludwig, - ma tu hai detto: domani, no? Otto: come vanno i tuoi graffi? - aggiunse levandosi in piedi.

« Già, quei figli di puttana! - disse Otto rivolto ad Hilda, - Mi hanno beccato con una bomba ed il tuo Ludwig mi ha rabberciato da par suo ».

« Non ne dubito... una bomba, hai detto? » disse la ragazza impallidendo come e più di quanto Ludwig desiderasse.

« Sì - disse il giovane dottore, - hanno tentato di ammazzarci, tre ore fa, non domani. Così abbiamo pensato di venire a bere un bicchiere da te, adesso che siamo ancora in tempo, comunque l’ultimo della notte, prima di andarcene a letto».

Gli amici compresero che Ludwig aveva fatto centro colmando ogni misura nel suo breve discorso. La ragazza lo abbracciò all'improvviso.

Otto e Franz le diedero una sedia mentre Ludwig si scioglieva dolcemente ma con decisione dalle sue braccia.

« Cosa importa? - disse il dottore, - oggi o domani non è lo stesso? »

« E' troppo agitata - disse Otto, - lasciala stare ».

« E' vero, Ludwig, - approvò Franz - non insistere ».

« Insisto! Potevamo anche lasciar perdere e farci rompere la testa, no? Invece li abbiamo respinti. Che ne dici, Hilda? Prima di presentarti i miei devotissimi ed ultimi saluti vorrei il tuo parere ».

« Lo sai, - disse allora la ragazza - che sarei morta anch'io, in quel caso. Dimentichi che conosco centomila modi di morire con i farmaci più raffinati, anche meglio di te. Ma basta aumentare la dose di certi anestetici, dottor B. ».

« Centomila modi di morire, conosci, stupida! Ma ora devi apprenderne almeno uno per vivere! E lo apprenderai, da sola! Per vivere anche fino a domani, se non si può far meglio. Se ti spaventano i pericoli che abbiamo corso qualche ora fa vuol dire che morire oggi o tra cento anni non è Io stesso ».

« Lo so, Ludwig, che la vostra ... la nostra équipe può allungare di qualche mese, forse di alcuni anni la mia vita. Potrei arrivare a trenta... trentadue... quarant'anni. C'è chi arriva più in là, ci sono quelli che "partono" prima, come si dice, non penso a me, penso a tutti ».

« Anche noi pensiamo a tutti, ma continuiamo a lavorare, per Dio! - intervenne Otto, - e tu sei con noi. Ludwig, che credevo esagerasse con te, ha tutte le ragioni, anche se per disgrazia tu dovessi morire tra due ore. Lascia stare i morti, Hilda, non mescolarti a loro prima che il caso ti ci porti. Se ti ossessionano i morti pensa che perderesti una discreta compagnia prendendo una buona dose di anestetico o altra roba del genere. Perderesti noi che siamo vivi e intendiamo rimanere tali, in barba alle tue fissazioni. Inoltre sappi ... ma Ludwig forse vorrà dire qualcosa».  

« Sì, Otto: Hilda sarà comunque controllata e le sarà impedito ad ogni costo di fare stupidaggini. Inoltre, volevi forse dire, abbiamo fatto decisivi progressi anche nello studio di queste malattie mentali. Purché il paziente collabori, s'intende. Ora la nostra amica deve solo resistere per un po'. Il suo male può condurla a morte nel giro di alcuni mesi o di pochi anni. Noi crediamo di avere il tempo per trovare il rimedio, anzi ne siamo certi. Tutto qui, per ora ».

« Visto che mi resta ancora un po' di tempo lo occuperò » disse Hilda, « con i meno vecchi tra i tuoi aiutanti. Amore e morte, no? la vecchia coppia: ci sarà tempo anche per te ed i tuoi amici. Faremo per un po' una gran baldoria, dottore, e lei chiuderà un occhio. Poi, dopo cento o mille anni, sarà tutto finito, Ludwig, come per i pezzi di corpi dei laboratori di anatomia. Non voglio il tuo lavoro. Portami qualche ragazzo meno noioso, per spassarmela in pace! Ma ce ne sono abbastanza, non ti affaticare, per me e le altre: infermieri, dottori "buoni padri di famiglia", onesti becchini, uomini di fatica. Questa sera, per provare un po' di brivido, ho dato un appuntamento a Lunch - lo conosci? - e domani ... »

« Come vuoi » disse Ludwig dopo un'occhiata d'intesa con i due amici. Con le frottole sulle sue perverse avventure la ragazza non era riuscita ad indispettire sufficientemente Ludwig.

« Se cambi idea - egli aggiunse mentre si avviavano verso l'uscita - sai dove telefonare. Oppure puoi farti accompagnare dai tuoi amanti. Io ti aspetto al tuo posto di lavoro, dottoressa Hilda W ».

« Buona notte » dissero Otto e Franz uscendo.

Sulla porta Ludwig tornò indietro mentre gli amici scendevano la scala e disse alla ragazza: « Buon giorno, vecchia amica della notte, e buon riposo. Ormai è un po’ tardi, ma questa notte la Luna non disturbava: avrai già visto il  vecchio Giove tra Perseo, Andromeda e il Toro, e anche Orione con i due fidi cagnacci. Ma non gironzolare troppo sul terrazzo. In inverno, da queste parti, è un po’ freddo».

« Buon giorno, vecchio stregone, a te ed agli amici. Ho rivisto bene anche anche la Capretta e i Gemellini e naturalmente Cassiopea e  la nostra Algol » disse Hilda.

« Naturalmente la dottoressa e il dottore potevano chiamare nostra solo  la stella del Diavolo. Ma bravi! » disse Otto e Franz mandava intanto un’ultima sorridente occhiata d’intesa a Hilda.

Mentre lei chiudeva la porta del terrazzo Ludwig raggiunse in due salti gli amici già fuori del grande giardino della villa.

Ludwig ringraziò gli amici per averlo aiutato a scuotere forse in modo definitivo la ragazza dallo stato di chiusa disperazione in cui da tempo si trovava.

Verso i quartieri del centro c'era già una notevole animazione. Entrarono in una birreria accolti con un caloroso saluto dalla proprietaria che conosceva Ludwig e si mise subito a dire qual buon vento li avesse sbattuti lì a quell'ora e che chi non è morto si rivede. « Benché – aggiunse-  con il dottor B. capiti varie volte di rivedere anche i morti. Non è vero? » concluse rivolgendosi a due operai cui stava servendo il caffè.Ludwig era molto divertito: «Non sono casi troppo frequenti ».

« Sempre modesto, il dottore. Tre caffè, allora?»

« Certo. All'italiana! ci era preso un po' di sonno ».

« Con questi vi svegliereste anche dalla catalessi - assicurò la signora. - Riandrà al lavoro, dottore? ».

« Non credo subito: del resto il lavoro si trova dovunque. Tornerò al mio reparto domani, forse. Ma io lavoro anche stando fuori Deciderò con i miei amici. Non è bene restare troppo a lungo nelle sezioni in cui c'è più disordine: può finir male ».

« Certo, dottore - approvò la signora, - meglio stare alla larga da certa gente ».

« Inoltre dobbiamo sbrigare dei lavori, degli studi sull'organizzazione di certi reparti. Cose che richiedono tempo ».

« Ma forse almeno tu dovrai tornare » intervenne Franz.

« E perché? - replicò allora uno degli operai - l'ospedale non è mica solo in un posto! Non ci sono posti che "non c'entrano" e nessuno può obbligare il dottore a stare in uno anziché in un altro, se lui sta attento a non farsi impelagare dalla cosiddetta organizzazione. Anche al bar, tanto per dire, o in villeggiatura o a teatro, non c'è poi tanta differenza. L'essenziale è fare dovunque il proprio dovere. E se mandiamo al Diavolo i ricchi c'è sempre anche troppa gente che si occupa di loro ».

« In villeggiatura si è meno a contatto con certe faccende ma certo non si è fuori del mondo. Davvero, lasci un po' perdere, dottore » concluse la signora.

« Non ho intenzione di ammazzarmi di lavoro - convenne Ludwig- ma il nostro amico il Diavolo non merita di essere seccato da certa gente! »

« E poi chi glielo fa fare? - aggiunse ancora l'operaio, - lei non deve esagerare con i malati solo per bontà sua. Tutti se ne infischiano di curare semplicemente i malati che capitano ».

« Appunto -approvò la signora - ma credo che il dottore sappia come stanno le cose ».

« Ma l'ospedale esiste proprio per questo - intervenne Franz, - per curare i malati ».

« No, Franz - precisò Ludwig. - Il nostro amico, su questo punto, non ha torto. Dovrebbe essere come dici tu, ma nessuno ci autorizza a credere che l'ospedale abbia uno scopo e per giunta proprio questo scopo. Tutti i tentativi di interpretazione finalistica dell'ospedale si rivelano presto infondati, viziati dal senso morale, da ciò che noi vorremmo che fosse. Del resto anche tu avrai visto ... Possiamo solo dire che l'ospedale tende in qualche modo a conservarsi ed a svilupparsi, e neanche questo è sicuro».

« Non basta il senso morale - continuò l'operaio rivolto a Franz - per cambiare il mondo: ci vogliono i mezzi, e prima di tutto bisogna sapere bene cosa si vuol fare. Lei forse crede di saperlo ed è per questo che le sue osservazioni - io le rispetto, si capisce - sono ancora poco realistiche ... Posso offrire io? »

« Grazie ».

« Ma tu » aggiunse ancora Franz - a parte ogni interpretazione finalistica dell'ospedale - tu, dico, perché lavori? »

Ludwig sorrise. « Io, Franz - disse con una cordiale occhiata d'intesa agli altri -  lavoro per ciò che tu dicevi. Tutti noi cerchiamo la liberazione dell'uomo, altri ci combattono ».

« Si tratta appunto di vincere questi altri - concluse Otto - e siamo certi che troveremo le forze per farlo ».

« Certo - dichiarò Franz - anche se a volte sembra impossibile e il mondo sembra tanto confuso. Proprio perché anche noi siamo uomini, ci siamo dentro e non possiamo vederlo in un quadro d'insieme dall'esterno. Non c'è altro da fare, naturalmente, che lavorare insieme ».

Salutati cordialmente i presenti, i tre uscirono dal locale. Presero un tram fino alla più vicina stazione della metropolitana, dove trovarono per caso anche un elicottero, riservato ai medici, in partenza verso l'altro capo della città. Quando scesero sul gran terrazzo che serviva da eliporto e dominava buona parte del paesaggio, Otto e Franz credettero quasi di trovarsi allo stesso ingresso dell'ospedale per cui erano passati alcuni giorni prima. Stava sorgendo il Sole, ma l'aria era fredda e si era levato un vento molto pungente.

« Siamo verso la Mùnzerplatz, no? » chiese Otto.

« Si - rispose il dottore, - nell'area del grande reparto 17 A di medicina interna. La nostra sezione è a quattro chilometri in linea retta, più o meno».

« Là, ad est, no? » disse Otto imprecando per sottinteso contro il Sole basso che, alleato del vento, gli impediva di tenere gli occhi aperti.

Sì, e l'albergo cui abbiamo telefonato prima ci aspetta qui sotto a duecento metri ».

« Sono quelle le antenne che raccolgono le correnti? » disse Franz.

« Sì, le ho fatte mettere in quasi tutti i reparti della regione: nei prossimi giorni studieremo i meccanismi attraverso i quali vengono raccolti gli impulsi originati dalle manifestazioni dei pazienti, dei vivi della città, insomma, noi compresi, e le registrazioni delle ultime grida dei deceduti. Ci vedremo all'Istituto di neurologia dell'Università. Avrete di che divertirvi ».

« Prima in elicottero non mi hai risposto chiaramente - chiese Otto- hai pensato al programma per i  "cervelli" da salvare?  E' importante ».

« Vuoi dire se ho scelto di salvare il mio? - rispose Ludwig cercando come gli altri di ripararsi dal soffio gelido del vento stringendosi addosso il soprabito, - No, non l'ho scelto ... ».

« Ma ... ti rendi conto? - disse Otto ». .

 «  E' per Hilda? - intervenne Franz, - Non è possibile... »

Era  strano  trovare Ludwig  indeciso  su certi temi. Ora, nel pieno di un lavoro che prometteva risultati che prima sarebbe stato impossibile sperare, lui, con la prospettiva di avere in mano la vita e la morte nel giro di qualche anno, si poneva in disparte.

« No - disse il giovane dottore rispondendo ai suoi ed ai loro pensieri, - Hilda guarirà. Proprio durante lo studio sui cosiddetti residui psichici - in realtà registrazioni elaborate delle manifestazioni che abbiamo già indicato - lei si è fatta prendere dall'idea ossessiva della morte che spesso la   spingeva quasi ad andarle incontro.

E' stato utile andare da lei, questa sera, insieme. L'abbiamo spaventata, quindi aiutata. Io, comunque, non so bene come rispondere alle vostre domande di poco fa. Dovremo abituarci a certe possibilità, forse. All'ospedale, comunque, ci sono tante cose da fare. Io, di solito, scelgo sempre, tra vita e morte, la vita, la mia come quella degli altri.

Quella degli altri che non riusciremo mai a far rivivere, anche se tutte le forze che abbiamo messo in moto ci porteranno i risultati definitivi che attendiamo, chissà quando. E per quanti potremo usarli? Penso a volte che dovrei andarmene con quelli che già sono morti, anche se è una tentazione stupida ... Ma voi, forse, mi comprendete ... »

« Certo. Ma è assurdo, - disse Franz - non sei tu ad esortare sempre gli altri a lavorare? oppure sei affascinato dalla morte quanto Hilda? »

« Ludwig è stanco, troppo, in certi momenti - dichiarò Otto - E' comprensibile e passerà, anche se tutti noi pensiamo sempre a quelli che se ne sono già andati. Ma ciò che ora deve preoccuparci, Ludwig, è che all'ospedale dominano ancora gli altri, non noi. E' per questo che tutto l'ospedale tende semplicemente "a conservarsi ed a svilupparsi." E chiunque voglia fargli cambiare strada viene, possibilmente, eliminato. Ma, senza farci eliminare, noi e tanti altri dobbiamo fare proprio questo ».

Il vento era sempre più freddo sul vastissimo terrazzo e penetrava diritto nelle ossa, nonostante il Sole appena sorto, quando si mossero per scendere sulla strada.

 

21 maggio 1972

 

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