Di Reiner Maria Rilke presento qui due poesie sulle meridiane. Nella traduzione ho tenuto strettamente presente il ritmo del grande poeta austriaco di origine boema ed anche lo schema delle rime, ricorrendo a qualche semplice accorgimento. Naturalmente ho usato due parole nel terzo e quarto verso della seconda in cui Rilke fa una rima con la prima parte di una parola composta (Wander/vogel) ed ho conservato il titolo letterale, L'orologio solare perfettamente corrispondente all'originale Sonnenuhr. Il titolo della prima è invece nell’originale in francese, lingua familiare al Poeta che proprio in Francia concluse la vita. La traduzione è stata recentemente pubblicata per iniziativa di Pasqua Gandolfi su Astronomia, rivista ufficiale dell'UAI cui i testi erano stati segnalati da Sergio D'Amico.

                       

 

L'Ange du meridien
Chartres


Im Sturm, der um die starke Kathedrale
wie ein Verneiner stürzt der denkt und denkt,
fühlt man sich zärtlicher mit einem Male
von deinem Lächeln zu dir hingelenkt:

lächelnder Engel, fühlende Figur,
mit einem Mund, gemacht aus hundert Munden:
gewahrst du gar nicht, wie dir unsre Stunden
abgleiten von der vollen Sonnenuhr,

auf der des Tages ganze Zahl zugleich,
gleich wirklich, steht in tiefem Gleichgewichte,
als wären alle Stunden reif und reich.
 

Was weißt du, Steinerner, von unserm Sein?
und hältst du mit noch seligerm Gesichte
vielleicht
die Tafel in die Nacht hinein?

 

 

 

 

Die Sonnenuhr

 

Selten reicht ein Schauer feuchter Fäule
aus dem Gartenschatten, wo einander
Tropfen fallen hören und ein Wander-
vogel lautet, zu der Säule,
die in Majoran und Koriander
steht und Sommerstunden zeigt;
 

nur sobald die Dame (der ein Diener
nachfolgt) in dem hellen Florentiner
über ihren Rand sich neigt,
wird sie schattig und verschweigt -.

Oder wenn ein sommerlicher Regen
aufkommt aus dem wogenden Bewegen
hoher Kronen, hat sie eine Pause;
denn sie weiß die Zeit nicht auszudrücken,
die dann in den Frucht- und Blumenstücken
plötzlich glüht im weißen Gartenhause.

 

L'angelo della meridiana

Chartres 

 

Nella Tempesta sulla cattedrale

che negatrice sferza ogni pensiero

in un attimo il tuo sorriso è tale

che a te ci attrae più dolce davvero:

 

ridente Angelo, forma che si avverte,

una bocca che cento ne comprende

non senti al tuo orologio che le intende,

 pieno, sfuggire le nostre ore incerte,

 

sull’insieme dei giorni sempre uguale

vero in un equilibrio misterioso

come ogni ora fosse piena e bella.

 

Che sai, Pietra, della vita reale

nostra, e mostri un aspetto più gioioso    

se alla Notte rivolgi la tabella?       

 

 

 

 

L’orologio solare

 

Brivido umido guasto che talvolta

giunge dall’ ombra del giardino in fiore

 gocce senti cadere e un migratore

uccello canta alla colonna, avvolta

di maggiorana e coriandro in colore,

che segna le ore estive tutte quante;

 

e appena (con un servo) la damina

col Cappello di paglia fiorentina

si china un poco sul quel suo quadrante

si fa ombra e svanisce in un istante

 

O se talvolta un temporale estivo

con moto altalenante è già in arrivo

dalle alte vette già si mette in quiete

 perché non sa indicare il tempo fuori

che nel giardino di frutti e di fiori

arde improvviso la bianca parete.